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12 ottobre 2017

Lavorare la domenica? Si può!

Il punto su RTL 102.5 di Fulvio Giuliani

Ci risiamo. Ed è incredibile. Nell'Italia del terzo millennio, in quella stessa Italia che si lamenta (spesso a ragione, non di rado per inerzia) dell'impossibilità di trovare un lavoro soddisfacente, accennare alla possibilità di lavorare talvolta anche di domenica e nei giorni festivi, scatena reazioni quasi rabbiose.

Lavorare la domenica? Si può!

E' successo a noi, questa mattina a Rtl 102.5, nel corso di Nonstopnews. All'invito rivolto ai ragazzi, da un'imprenditrice giovane e dinamica, a non soffermarsi sull'orario di lavoro, ma di badare alla sua dinamicità e alla possibilità di restarne coinvolti e appagati, una fetta di pubblico ha reagito con accuse durissime. Siamo stati additati come schiavisti e amici dei padroni delle ferriere. Solo perché abbiamo sottolineato il valore della passione, dell'impegno, della formazione e della crescita quotidiana. Solo perché, rivolgendoci ai più giovani, li abbiamo esortati a puntare su se stessi e - pazienza - se dovesse capitare un sabato sera o una domenica al lavoro. Quale può mai essere il problema?

Bisogna essere onesti e limpidi: se i politici, sindacalisti, editorialisti nostalgici di un mondo finito, continueranno a instillare questo veleno non ne verremo mai fuori. Ai ragazzi si deve dire come funziona il mondo del lavoro reale, come affrontarlo, come evitarne le trappole. Lisciare il pelo dell'insoddisfazione può garantire l'applauso del momento, ma non serve a nulla. Soprattutto non serve ai ragazzi, li coccola in una pericolosa illusione: che inseguendo e invocando una mitica stagione del lavoro lunedì-venerdì, 9.00-17.00, magicamente il mercato del lavoro si pieghi alle loro esigenze. Non accadrà e continueremo a dover fare i conti con una percentuale non indifferente di giovani ripiegati su se stessi, incattiviti dai pessimi insegnamenti di ancor peggiori maestri.

La domenica può capitare di lavorare e non muore nessuno. Posso testimoniarlo. Dirò di più: da imprenditore, mi aspetterei da un giovane al primo impiego assoluto disinteresse per l'orario di lavoro e fame di conoscenza. Lo valuterei, in base alla voglia di imparare, allo spirito di iniziativa e alla capacità di assorbire dai migliori e più esperti colleghi. Fare quello che piace, sentirsi parte di un progetto condiviso è impagabile e vale 1000 domeniche al lavoro. Siamo pronti, da genitori, a dirlo ad alta voce?

Accennavo a una testimonianza personale. Lavoro tutte le domeniche da circa vent'anni. Prima, per seguire la mia passione calcistica, poi all'Indignato Speciale. Quella palestra pallonara, negli stati di tutta Italia, mi permette oggi di lavorare come commentatore sportivo.

Le ore domenicali, in diretta su Rtl 102.5, trascorse con colleghi del calibro e preparazione di Andrea Pamparana e Davide Giacalone, mi ha fatto crescere come circa 500 corsi di aggiornamento professionale. Non avessi studiato sul campo, ascoltato e osservato chi ha da insegnarmi, se non si fosse creato un mutuo scambio professionale, varrei di meno.

Avrei dovuto rinunciare a tutto questo, per andare al parco la domenica mattina? Il mio girovita ne avrebbe tratto indubbio vantaggio, il cervello e il mio lavoro molto meno.

www.fulviogiuliani.com