A Palermo, condannati per mafia percepivano il reddito di cittadinanza, scoperti dalla Guardia di Finanza e denunciati

20 febbraio 2021, ore 13:07

La Guardia di Finanza di Palermo ha indagato 145 persone, molte condannate per mafia, che percepivano, senza diritto, il reddito di cittadinanza, truffa da oltre un milione di euro

Dal boss del quartiere Kalsa, a Palermo, a uomini assoldati dalla mafia, tutti avevano presentato domanda e ottenuto il reddito di cittadinanza. La Guardia di Finanza e la Procura siciliana hanno sequestrato i beni di 26 persone, tra queste, molte erano state condannate per mafia o erano parenti di condannati. Secondo gli inquirenti gli indagati, in tutto 145, avrebbero truffato oltre 1 milione e 200 mila euro avuti dal 2019 senza averne diritto. La somma sequestrata, invece, ammonta a settantamila euro.


Il sussidio anche a boss, estorsori e rapinatori

Il sequestro preventivo delle somme incassate è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari Ermelinda Marfia, su richiesta del procuratore aggiunto di Palermo Sergio Demontis e del sostituto Andrea Fusco. Ricordiamo che non hanno diritto al reddito di cittadinanza le persone che, nel decennio antecedente alla richiesta, sono state condannate, in via definitiva, per mafia o per reati aggravati dal metodo mafioso. E a Palermo, invece, tra quelli che hanno ottenuto i soldi del sussidio, c'erano anche boss, estorsori, rapinatori e favoreggiatori. Tra chi ha nascosto all’Inps la propria condanna anche Antonino Lauricella, boss del quartiere storico Kalsa, che ha preso oltre 7 mila euro. In generale, tra i 145 indagati, ci sono appartenenti alle famiglie mafiose della Kalsa, Resuttana, Passo di Rigano, Partinico e Carini, nonché affiliati ai clan degli Inzerillo e dei Lo Piccolo.


Sicilia seconda per percettori del reddito

La Sicilia è la seconda regione italiana per numero di percettori del reddito di cittadinanza. Il sussidio è stato un provvedimento importante per chi, realmente, ha perso il lavoro o per chi ha subito, soprattutto, gli effetti della crisi economica causata dalla pandemia. Ma, sull'isola, gli abusi sono stati tanti, da Catania a Siracusa, da Trapani a Messina, fino ad arrivare ad Agrigento. E, in diversi casi, come detto in precedenza, le persone coinvolte nell'inchiesta erano state condannate per mafia.


Tra gli indagati anche nomi noti della mafia

Nella lista della Procura di Palermo e della Guardia di Finanza c'erano anche nomi noti legati alla criminalità siciliana, come, ad esempio, Maria Vitale, figlia del capomafia di Partinico, Leonardo. La donna portava gli ordini del padre fuori dal carcere. Altri esponenti di rilievo coinvolti nella truffa sono Bartolo Genova, in passato reggente del mandamento di Resutanna, Alessandro Brigati, ritenuto affiliato al clan Vitale di Partinico, e Domenico Caviglia, esattore del pizzo per Salvatore Lo Piccolo, capomafia di San Lorenzo.

A Palermo, condannati per mafia percepivano il reddito di cittadinanza, scoperti dalla Guardia di Finanza e denunciati
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