Carlo Calenda a RTL 102.5: “In tarda mattinata incontro con Renzi, sono ottimista, credo che si farà. Cottarelli e Bonino? Non conteranno nulla"

11 agosto 2022, ore 10:16

Il leader di Azione, Carlo Calenda, è stato ospite questa mattina durante Non Stop News con Barbara Sala, Enrico Galletti e Massimo Lo Nigro

LA CHIUSURA DELL’ACCORDO CON ITALIA VIVA

Ho imparato una cosa: finché non hai depositato il simbolo, non è chiuso. Quello che è importante per me è che si crei un’alternativa a questa situazione per cui dobbiamo votare sempre coalizioni di una contro l’altra che non hanno nessuna possibilità di governare né coerenza. Oggi in giornata decideremo, io sono ottimista, questo sì”.
Qual è la percentuale che si chiuda l’accordo? “Spero e credo che si farà. Le percentuali onestamente lasciano il tempo che trovano. La cosa importante è che ci sia un’alternativa che voglia fare le cose normali. Mi sono profondamente stancato ed è la ragione per cui faccio politica altrimenti sarei rimasto nelle aziende di una politica che continua a dire fascisti, comunisti, e poi alla fine si alleano tutti insieme come abbiamo visto in questa legislatura. Facendo così abbiamo mandato a casa l’italiano più illustre che c’è in questo momento nel mondo. Spero di riuscire a costruire una cosa che faciliti se c’è, la possibilità che Draghi resti a guidare l’Italia. Poi dipenderà da lui”.
In caso di conclusione dell’accordo, a chi apparterrà oltre a Renzi e Calenda la leadership del terzo polo? “Qualunque sarà la leadership avrà il contributo determinante di tre ministre di governo: Elena Bonetti, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, persone di grande qualità. Sarà una leadership forte con delle persone e donne di grande esperienza chiamate alla leadership di questa campagna elettorale non perché sono donne ma perché sono molto in gamba”.

RENZI E CALENDA

Alcuni ascoltatori hanno definito Renzi e Calenda due galli nello stesso pollaio. Il rischio implosione è così grande? “Non credo. Credo che noi abbiamo governato con Renzi e l’abbiamo fatto litigando nel primo giorno. Insieme, però, abbiamo fatto industria 4.0, il più grande taglio dell’IRAP e dell’IREF sulle imprese. Il punto delle questioni personali secondo me sta a zero: in politica mi sono accorto venendo da fuori che tutti hanno un problema con gli altri, ma il punto non è questo. Il punto è avere un’offerta coerente sui contenuti. Per questo a un certo punto mi son chiesto cosa stessimo facendo. Le composizioni sulle persone si trovano e risolvano, il problema è che non si possono avere coalizioni una diversa dall’altra e non riescono a governare. Andiamo avanti così da trent’anni, io non ne posso più”.
I contenuti che dividono Calenda e Renzi. “Abbiamo un’agenda molto chiara su questo: il posizionamento valoriale internazionale molto simile, atlantismo ed europeismo, infatti siamo nello stesso gruppo al Parlamento Europeo. Abbiamo un posizionamento sulle infrastrutture molto simile. Si fanno i riclassificatori: ce n’è uno nel porto di Barcellona e dobbiamo averne uno nel porto di Piombino rapidamente perché altrimenti rischiamo di avere le interruzioni nella fornitura del gas. Modificare il bonus 110%, il reddito di cittadinanza. Ecco, lì abbiamo una differenza che dovremmo risolvere. Non credo vada abolito, ci sono persone che non sono in grado di lavorare e vanno aiutate, vanno portate nelle agenzie private che facciano formazione e colloqui settimanali e se si rifiuta l’offerta si perde. Credo che sia una misura di buon senso, su questo abbiamo una differenza di vedute che cercheremo di comporre. Sulla linea siamo allineati, i problemi sono stati sulla scelta, molto diversa. Noi abbiamo deciso di non fare mai governi con il M5S e loro hanno deciso che era il modo per salvare l’Italia da Salvini e su questo c’è stata una spaccatura, questo è il dato politico vero”.
Perché non avete aperto subito un tavolo con l’agenda Draghi? “Io l’ho fatto con la forza più grande che non aveva sfiduciato Draghi, perché tutti quanti l’hanno fatto. Il Partito Democratico di Enrico Letta, per me lui è una persona per bene, non è perché adesso non ci sono alleato allora devo dirgli male. Il problema è sempre lo stesso: prima abbiamo messo dei contenuti che ricalcavano l’agenda Draghi, poi sono cominciati a entrare da Di Maio, a Mario Di Stefano a Fratoianni a Bonelli. Poi Fratoianni e Bonelli hanno cominciato a dire che ciò che avevamo scritto con Letta non valeva niente, senza che lui dicesse una parola. Gli ho detto di smentirli, ma non è stata detta una parola. Poi ci ha firmato un patto ed io gli ho detto che se avesse cominciato a firmare patti con tutti me ne sarei andato perché la gente non avrebbe capito più niente. Ho sempre detto che se Renzi avesse voluto in coalizione avrebbe potuto, la mia idea era semplice cioè che ci fosse un fronte del buon senso che tenesse la barra dritta sull’agenda Draghi. Non è un argomento retorico, perché ha detto delle cose molto precise nel suo discorso alla Camera, ma poi è un metodo. Dice che delle cose si possono fare, altre no, non prende in giro gli elettori. Se vi offrono duecento miliardi di bonus vari vi stanno prendendo in giro, l’hanno sempre fatto. Io non volevo quello, dopodiché lì dentro è diventato un casino che non si capiva più niente. Voglio dire una cosa agli ascoltatori: facendo questo io ho dato via il 30% dei posti sicuri, non c’è una convenienza a fare la scelta che ho fatto”.

IL PD HA PARLATO DI COTTARELLI

Il Pd dice che Cottarelli sarà una punta di diamante nella campagna elettorale. Avrebbe condiviso quell’idea? “Non c’era quando c’eravamo dentro noi, credo che lì sia stato fatto per poter dire agli elettori non c’è Calenda ma c’è Cottarelli. Una mossa contro di me? Credo di sì. Ma l’ho commentata con un certo fair play. Penso che Cottarelli commetta un grave errore perché va in una coalizione in cui metà del PD e tutto quello che sta a sinistra del PD e il M5S che tornerà con il PD due minuti dopo le elezioni non condividono nulla di quello che lui ha raccontato agli italiani negli ultimi cinque anni. Sono contento di avere Cottarelli in Parlamento perché è una persona di qualità. La Bonino mi disse una volta che i radicali odiavano gli indipendenti di sinistra e li chiamavo i dipendenti di sinistra. I dipendenti di sinistra erano quelli che il partito comunista una volta metteva nella lista per far vedere che in fondo era aperto e democratico anche alle persone che non provenivano dal partito comunista ma che alla fine non contavano niente. Questo è il rischio che stanno correndo sia la Bonino sia Cottarelli però, ripeto, è una loro scelta. Sono persone di qualità e va bene così”.
La Bonino ha definito lo strappo di Calenda voltafaccia repentino e truffaldino. “I miei genitori mi hanno insegnato l’educazione e a non rispondere alle volgarità e soprattutto non rispondere alla volgarità quando le pronuncia una signora. Il problema è tutto della Bonino, non ho intenzione di rispondere a questo”.

QUANTI VOTI PRENDE AZIONE DA SOLA E QUANTI CON ITALIA VIVA?

Non lo so, credo che in questo momento nessun sondaggista serio li sta rilevando perché le persone sono al mare. Un sondaggista dice il 10,15, altri il 5, altri diranno il 28. Le elezioni sono tra un mese. Io proporrò agli italiani un programma di cose da fare, credo di cose di buon senso e di spezzare questa maledizione per cui dobbiamo sempre votare contro altri italiani. Se poi gli italiani diranno che vorranno andare avanti come negli ultimi trent’anni lo faranno. Farò la stessa campagna che ho fatto a Roma. A Roma siamo diventati il primo partito prendendo il 20%, vediamo cosa prenderemo sulla base di cosa diranno gli italiani. Io non vengo dalla politica, se la faccio la faccio liberamente e idealmente, altrimenti non la faccio e torno a fare ciò che facevo prima”.

FLAT TAX

Che idea si è fatto delle tre visioni del centrodestra? “Fatela la flat tax, io guadagno un sacco di soldi con la flat tax, Berlusconi e Salvini anche. Poi mi devono spiegare perché un operaio o una persona che guadagna nove euro l’ora debba pagare come me, mi sembra una cosa così ingiusta. Le differenze sono aumentate. La flat tax depositata dalla lega ha diciotto aliquote diverse, quindi non è una flat tax. Salvini è un grande confusionario, Berlusconi sta proponendo il sesto miracolo italiano. Io credo che anche basta. Sulle tasse ciò che bisogna fare è chiaro: cercare di abbassare le tasse sul lavoro con tutto ciò che si recupera dalle pagine fiscali, ci sono ampi margini per farlo. Abbiamo spiegato dove investiremo con il bilancio pubblico, sulla sanità in primo luogo. Ogni anno gli italiani spendono tra i quaranta e i cinquanta miliardi di euro per curarsi privatamente a causa delle liste d’attesa. Questa cosa è destinata a peggiorare con l’invecchiamento della popolazione. Dall’altro sull’istruzione, perché non serve niente e lo dico a Letta mettere diecimila euro in mano a un diciottenne, non risolvi così i suoi problemi. Oggi l’Italia è nel fanalino di coda in termini di preparazione di studenti alla fine del secondo ciclo di studi. Su questo dobbiamo lavorare. Per farlo dobbiamo avere persone che abbiano gestito e amministrato ed è per questo che abbiamo preso un impegno formale con i cittadini a candidare a posti di governo solo persone con lunghe esperienze gestionali nel pubblico e nel privato”.

IL PD DOPO LE ELEZIONI TORNERÀ AD AVVICINARSI AL M5S?

È sicuro e lo sanno tutti. L’unico modo per governare è fare un governo che da Fico, Conte, Di Maio, Fratoianni. Secondo voi governa l’Italia una cosa che va da Berlusconi alla Meloni passando per Salvini che odia la Meloni e hanno posizionamenti internazionali diversi? Non la governano, lo sappiamo benissimo. Se darete fiducia a questo terzo polo quello che succederà è che cercheremo di fermare la vittoria di destra e sinistra su una base di proposte di governo concrete che ricalcano l’agenda Draghi, andare a Palazzo Chigi e chiedere a Draghi di rimanere. Se Draghi non vorrà rimanere si dovrà trovare una personalità che sia in grado di portare l’Italia fuori dalle secche in cui è finita”.

IN ITALIA C’È UN PERICOLO DI FASCISMO?

No, non c’è un pericolo di fascismo. Il pericolo della destra è il pericolo dell’anarchia gestionale e del fatto che sono alleati di Orban. Sono stato l’unico leader politico a salutare con grande gioia la dichiarazione della Meloni. Io non ho nemici politici, ho persone avversarie che la pensano diversamente. Il rischio che corre l’Italia è di andare in mano a una coalizione con una classe dirigente molto sfasciata. La Meloni non ha esperienza internazionale, né esperienza rilevante di governo ed è un problema per un Presidente del Consiglio. Questo è il punto. Non è il punto del fascismo su cui lei è stata molto chiara”.


Carlo Calenda a RTL 102.5: “In tarda mattinata incontro con Renzi, sono ottimista, credo che si farà. Cottarelli e Bonino? Non conteranno nulla"
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