Caso Martina Rossi, la Corte d'Appello ha condannato i due imputati a 3 anni di reclusione

28 aprile 2021, ore 18:00

Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi sono stati condannati per la morte della studentessa genovese precipitata dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca nel 2011

Tentata violenza sessuale di gruppo,  questa la motivazione con cui Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi sono stati condannati a tre anni. Per la Corte d’appello di Firenze, al termine del processo bis dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, è il reato in conseguenza del quale sarebbe morta Martina Rossi, la studentessa genovese di 20 anni precipitata la notte del 3 agosto 2011 dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca, dove era in vacanza con le amiche. Alla lettura della sentenza erano presenti i due giovani condannati ed i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, che hanno lottato a lungo per far riaprire il caso. La Corte ha accolto la pena illustrata dal sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini, lo scorso 7 aprile: al termine della sua requisitoria aveva chiesto la condanna dei due giovani a 3 anni di reclusione, che peraltro si estinguerà per prescrizione tra la fine della prossima estate e l’autunno. Le difese dei due imputati nell’udienza dello scorso 14 aprile avevano chiesto l’assoluzione per i loro assistiti.


La difesa degli avvocati

L’avvocato Stefano Buricchi nella sua arringa in difesa di Vanneschi aveva chiesto l’assoluzione ipotizzando che la giovane genovese si sarebbe suicidata gettandosi dal terrazzo dell’albergo. Analoga richiesta di assoluzione era arrivata dall’avvocato Tiberio Baroni, legale di Albertoni, sostenendo la tesi secondo cui Martina Rossi non sarebbe scivolata mentre cercava di passare da un terrazzo all’altro dell’hotel nel vano tentativo di evitare uno stupro. Il difensore di Albertoni aveva ipotizzato che la caduta sarebbe avvenuta dal centro del terrazzo e quindi si potrebbe pensare ad un volo accidentale, perché si sarebbe sporta troppo dalla balaustra mentre vomitava dopo aver fumato uno spinello.


La vicenda

Martina Rossi, all’alba del 3 agosto 2011, di ritorno da una serata in discoteca, perse la vita cadendo dal sesto piano dell’hotel ‘Santa Ana’ a Palma di Maiorca, dove si trovava in vacanza con delle amiche. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Martina salì in camera dei due giovani perché nella sua stanza le amiche erano in compagnia degli altri due ragazzi della comitiva di aretini e avevano formato due coppie. All’alba Martina precipitò dal balcone della stanza 609 dell’hotel ‘Santa Ana’, quella dei due giovani Albertoni e Vanneschi, per sfuggire, sempre secondo l’accusa, a un tentativo di stupro. Dopo indagini in Spagna dove il caso fu archiviato come suicidio, ma i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, sono riusciti a far riaprire il caso. In primo grado  i due imputati vennero condannati a 6 anni di reclusione per tentato stupro e morte in conseguenza di altro reato (poi estinto per intervenuta prescrizione). Il 9 giugno 2020 la Corte d’appello di Firenze aveva assolto Albertoni e Vanneschi “perché il fatto non sussiste”. La Suprema Corte di Cassazione lo scorso 21 gennaio ha annullato la sentenza di assoluzione disponendo un nuovo processo per i due imputati come aveva sollecitato, nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Domenico Seccia e accogliendo i ricorsi presentati dalla procura generale di Firenze e dalla parte civile. 

Caso Martina Rossi, la Corte d'Appello ha condannato i due imputati a 3 anni di reclusione
Tags: alessandro albertoni, luca vanneschi, Martina Rossi, Palma di Maiorca

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