Covid 19, il vaccino sembra essere più vicino, la normalità potrebbe arrivare già nell'inverno 2021

15 novembre 2020, ore 17:35

I vaccini contro il coronavirus sembrano essere in dirittura d'arrivo, da più parti gli esperti si lasciano andare a dichiarazioni positive, le prime dosi sarebbero in arrivo nei prossimi mesi e la normalità alla fine 2021

Una luce in fondo al tunnel, è quella che vede il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio che in una intervista assicura che entro dicembre-gennaio l'Italia avrà le prime dosi del vaccino contro il Covid 19. Il titolare della Farnesina ha detto che l'Italia ha sottoscritto degli accordi a livello internazionale e che le tempistiche non gli risultano essere cambiate. Nella sua intervista a L'aria che tira, su La7, Di Maio ha sottolineato inoltre che d'accordo con gli altri ministri degli Esteri, “l'unico modo per far ripartire il mondo è il vaccino, questo è lo strumento per superare la pandemia mondiale”.

La svolta è vicina 

Dopo l'annuncio della scorsa settimana di Pfizer e BioNTech che stando ad analisi preliminari il loro vaccino può avere un'efficacia del 90%, una certa positività si riscontra in tutto il mondo. Si ha la sensazione che la vera svolta alla lotta al SARS CoV2 sia vicina. 

Lo sostiene Cristina Cassetti, una virologa italiana e tra i più stretti collaboratori dell'immunologo statunitense, Anthony Fauci che, in una intervista all'agenzia di stampa Ansa ha dichiarato che "ci sono buone probabilità che entro la fine dell'anno avremo non uno, ma due vaccini contro il Covid-19, approvati con autorizzazione di emergenza dalla Food and drug administration – aggiungendo che - se questo sarà confermato, si tratta di un risultato straordinario, senza precedenti, che farà scattare l'avvio delle prime immunizzazioni e potrà iniziare a farci vedere la luce alla fine del tunnel della pandemia”. La stretta collaboratrice dell'immunologo Antony Fauci, invita comunque alla pazienza e alla prudenza. 

La speranza si diffonde nel mondo 

Tra gli interventi che inducono a sperare che qualcosa si stia muovendo, e in forma positiva, è anche il professor Ugur Sahin, co-fondatore di BioNTech che con Pfizer sta sviluppando il farmaco, per il quale l'impatto del vaccino sul coronavirus sarà significativo già a partire dalla prossima estate, mentre per la normalità bisognerà attendere fino al prossimo inverno.  L'ottimismo traspare, si stanno attendendo anche gli esiti di un'altra sperimentazione, quelli di Modena, ma anche altre aziende sarebbero a buon punto nella sperimentazione di un antidoto contro il Coronavirus. 

La prudenza 

La speranza di scienziati e non solo, è che aumentando l'immunità della popolazione anche con i vaccini, la malattia si manifesterà sempre meno ed in maniera più leggera. Forse come un semplice raffreddore. Ma c'è chi come il professor Massimo Galli, direttore del reparto malattia infettive dell'ospedale Sacco di Milano, invita ancora alla prudenza e a non farsi abbindolare dalla falsa speranza.Temo serva più del 70% della popolazione vaccinata, l'impressione è che forse il 70% non basterà per avere una vera ed effettiva immunità di gregge” ha dichiarato in una intervista. 

Il piano vaccini in Italia 

Intanto gli esperti del ministero della Salute hanno messo a punto una bozza del piano vaccini. Per l'Italia sarebbero previste 27 milioni di dosi. Ma chi lo riceverà per primo? 

Secondo i calcoli le prime dosi, 1 milione e 700mila dovrebbero essere riservate alle categorie cosiddette a rischio esposizione come gli operatori sanitari, poi gli anziani e quelle persone con problemi di salute come i malati cronici. Gli ultimi saranno i giovani. Il Veneto, intanto avrebbe già messo a punto un suo piano per la distribuzione del vaccino Pfizer per fine gennaio. 

L'allarme dell'Istituto dei Tumori di Milano 

Il coronavirus circolava già in Italia a settembre del 2019, la conferma è arrivata dall'Istituto dei tumori di Milano e dall'Università di Siena che hanno pubblicato uno studio nel quale sono stati presi in esame i campioni di sangue di 959 persone, tutte asintomatiche, che avevano partecipato ad uno screening per il tumore al polmone tra settembre 2019 e marzo 2020. Sui campioni conservati è stato fatto un test sierologico. 111 di queste persone aveva gli anticorpi al Covid 19, di cui il 14% di loro, già a settembre dello scorso anno.

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