Covid, Gimbe: presto per parlare di quinta ondata, ma alta incidenza dei casi al Centro-Sud

20 marzo 2022, ore 15:08

L'aumento dei casi, al momento, non è omogeneo nelle varie Regioni. Maggior risalita nelle fasce più giovani, in particolare 10-19 anni e a seguire 0-9 anni

Crescono i casi di Covid in Italia. Ma nonostante questo aumento non sia un "semplice rimbalzo”, al momento non possiamo etichettare la risalita come avvio della quinta ondata. Troppe le differenze regionali: minore circolazione virale per i 18,8 milioni di persone di Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna, e alta incidenza al centro-sud, in particolare in Umbria, Puglia, Calabria, Marche, Basilicata, Lazio, Abruzzo e Toscana. A confermarlo è il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta

Negli ultimi 7 giorni incremento del 30,2% dei nuovi casi

Secondo l'analisi Gimbe, i nuovi dati aggiornati registrano negli ultimi 7 giorni (13-19 marzo) oltre 477mila casi, rispetto a poco meno di 332mila della settimana precedente (6-12 marzo), con un incremento del 30,2%. Il tasso di positività dei tamponi ha superato il 15% e il numero degli attualmente positivi è risalito da poco più di 971 mila del 10 marzo a 1.147.519 il 19 marzo. "L'incremento – evidenzia Cartabellotta - riguarda tutte le fasce di età con una maggior risalita nelle fasce più giovani: in particolare 10-19 anni e a seguire 0-9 anni”.

Incidenza maggiore nel centro-sud, circolazione minore al nord

L'aumento dei casi, al momento, non è omogeneo nelle varie Regioni. L'incidenza a 7 giorni per 100 mila abitanti è maggiore in quelle del centro-sud: Umbria (1.674), Puglia (1.206), Calabria (1.142), Marche (1.135), Basilicata (1.061), Lazio (995), Abruzzo (971), Toscana (920). Mentre la circolazione virale è minore in Piemonte (409), Lombardia (502), Emilia Romagna (506). “Differenze che, inevitabilmente - sottolinea Cartabellotta - rendono il dato nazionale poco generalizzabile".

Le cause della crescita? Allentamento delle misure e diffusione della nuova variante

Quali le cause dell’aumento della circolazione virale? “Diverse – dice Cartabellotta -: rilassamento della popolazione e allentamento delle misure, progressiva diffusione della più contagiosa variante Omicron BA.2, calo della protezione vaccinale nei confronti dell'infezione, persistenza di basse temperature che costringono ad attività al chiuso”. Quindi il rischio di una nuova pressione sugli ospedali. "Al momento non si rilevano segni di sovraccarico anche se i posti letto occupati in area medica hanno ripreso lievemente a salire: da 8.234 del 12 marzo a 8.319 del 19 marzo. Quelli in terapia intensiva rimangono stabili da qualche giorno intorno a 470, mentre gli ingressi si sono stabilizzati ai 40-42 al giorno e mostrano segni di risalita”.


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Tags: casi, covid, dati, gimbe, omicron, pandemia

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