Covid, una dose di vaccino o due? Cosa dicono gli scienziati, l'immunologo Alberto Mantovani prova a fare chiarezza

05 marzo 2021, ore 12:00 , agg. alle 14:46

Ecco le linee guida per non sbagliare secondo il direttore scientifico dell'istituto Clinico Humanitas

Sì a una sola dose di vaccino ai guariti da coronavirus; ok ad una dose di vaccino AstraZeneca, rimandando il pensiero della seconda che si può somministrare a distanza di 3 mesi; no. invece, a una singola dose di vaccini a mRna, per i quali la seconda va somministrata entro i tempi previsti. Questi prodotti, infatti, "sono nati per essere somministrati in due dosi: dopo la prima danno una protezione importante, ma decisamente minore rispetto a quella che si ottiene dopo due dosi".


L'analisi dello scienziato

In un intervento pubblicato oggi sul quotidiano 'La Repubblica' l'immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'Istituto clinico Humanitas, prova a fare chiarezza su ciò che deve essere considerato nel dibattito scientifico. In particolar modo in quello nato fra i sostenitori del modello 'una dose di vaccino subito a tutti' e quello ligi alle indicazioni approvate dalle agenzie che regolamentano il settore. Si parte dai guariti. "E' recentissima - ricorda il professore - l'indicazione ufficiale, da parte del Consiglio superiore di sanità, di somministrare una sola dose di vaccino a chi è stato malato di Covid-19. Alla base di questa decisione, che fa seguito alle raccomandazioni di Aifa, i due primi studi sui vaccini a mRna (Pfizer/ BioNTech e Moderna) di Florian Krammer e di Maria Rescigno in Humanitas, messi rapidamente in condivisione con la comunità scientifica in open access,  "il gruppo di Oxford ha introdotto una seconda dose per migliorare il livello e la durata della risposta immunitaria - sottolinea l'immunologo - Non sorprende, dunque, che i dati ottenuti con questo vaccino mostrino che, con la sola prima dose, si è protetti fino a 3 mesi, il tempo ora indicato per la seconda somministrazione. Per il nostro Paese, dunque, nessun problema di ritardo della seconda dose, dato che fra 2-3 mesi dovremmo essere usciti dal tunnel della scarsità di vaccini".


I dati sul campo

"Diverso il discorso", e diversi, soprattutto, "i dati, per i vaccini a mRna (Pfizer-BoNTech, Moderna): una tecnologia innovativa, ma una logica di tempi simile a quella dei vaccini tradizionali che richiedono una prima dose e un successivo (a volte più di uno) richiamo", puntualizza Mantovani. "I dati 'sul campo', in Israele, ci parlano ad esempio di una protezione dalle forme più gravi di malattia del 62% dopo la prima somministrazione, che diventa del 92% dopo la seconda dose. Ancora, dopo una sola dose non sappiamo quanto durino - oltre i 20 giorni - la protezione e la risposta immunitaria". "Nella letteratura scientifica - precisa ancora lo scienziato - non vi è nessun dibattito sul 'non fare' una seconda dose di un vaccino a mRna: la domanda è solo 'se e quanto posticiparla'. Personalmente, "Quali sono i rischi del ritardo di una seconda dose di vaccini a mRna oltre tali limiti? Consideriamo che una dose singola potrebbe dare una risposta immunitaria insufficiente per durata, quantità e qualità: una condizione che potrebbe favorire l'emergere di varianti che sfuggono al nostro sistema di difesa.


La tesi di Fauci

Tony Fauci, che ha definito 'irrinunciabile' la seconda dose - evidenzia Mantovani - rispetto al rischio che un ritardo della stessa favorisca l'emergere di varianti, ha dichiarato: 'It may not be the case but it gets risky'. Ovvero: 'Potrebbe non accadere, ma c'è il rischio'. E c'è anche un secondo rischio: trasmettere un messaggio sbagliato a chi ha ricevuto una prima dose e potrebbe essere tentato di non fare la seconda". "Ricordiamolo: anche con i vaccini tradizionali non tutte le persone effettuano, come dovrebbero, i richiami. Indispensabile, dunque - esorta l'immunologo - fare ricerca, per ottenere al più presto dati certi in merito alla risposta immunitaria associata a ritardo nella seconda dose di un vaccino a mRna. 

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