Crisi, anche il voto on line su Rousseau certifica il sì dei 5S a Draghi, ma il Movimento è spaccato

11 febbraio 2021, ore 20:08 , agg. alle 11:51

Forse domani lo scioglimento della riserva e la lista de ministri

Alla fine il 59,3% dei votanti ha dato il via libera all'ascesa dell'ex numero uno della Bce verso Palazzo Chigi. Difatti, sui 74.537 iscritti grillini che hanno votato sul nuovo esecutivo, quasi il 60 per cento si è espresso favorevolmente, pari a 44.177 voti, i no invece sono stati 30.360 (pari al 40.7 per cento). Soddisfatto Luigi Di Maio che ha commentato così il risultato: "Il Movimento 5 Stelle sceglie la strada del coraggio e della partecipazione, ma soprattutto sceglie la via europea, sceglie un insieme di valori e diritti di cui tutti noi beneficiamo ogni giorno e dietro ai quali, purtroppo non di rado, si nascondono egoismi e personalismi". E il capo politico Vito Crimi ha osservato: "La democrazia del Movimento passa per il voto degli iscritti che è vincolante. Il lavoro più difficile ora sarà esprimere questo mandato che ci hanno dato gli iscritti. Siamo pronti a metterci al lavoro e a disposizione del presidente incaricato".


Il calendario istituzionale

Ma i tempi sul calendario istituzionale per la formazione del nuovo governo, che segue l'esito delle consultazioni di Mario Draghi e il pronunciamento 5S sulla piattaforma Rousseau, restano ancora incerti. Le liturgie politiche di sempre non sembrano più essere efficaci, sia per l'avvento di un 'fuoriclasse' come Draghi sia per la indeterminatezza consueta del M5s. È evidente che ieri si siano concluse le consultazioni del premier incaricato ed è altrettanto evidente, come da norma, che Draghi forse oggi sarebbe dovuto salire al Quirinale per riferire a Mattarella. Ma c'era la consultazione del M5s. Era senz'altro irrituale l'attesa di questo pronunciamento ma era altrettanto comprensibile, dato che si stava parlando della principale forza presente nel nostro Parlamento. Ecco quindi che adesso sorgono i dubbi. L'ipotesi poteva essere di chiudere tutto entro la settimana, visto anche il segnale dato dal rinvio della cerimonia dei Patti Lateranensi prevista per domani. Domani appunto lo scioglimento da parte di Draghi della riserva con conseguente giuramento sabato del nuovo governo. Oppure, altra scelta, fare tutto in un giorno. Domani o sabato, la mattina lo scioglimento della riserva e poi nel pomeriggio il giuramento del nuovo governo, così operativo a inizio della prossima settimana. Ma alla base di tutto questo c'è soprattutto la richiesta di Mattarella di avere un governo di alto profilo, non legato alle tradizionali formule politico-partitiche. Insomma, la politica è ad un bivio e deve capire come mettere in pratica le indicazioni di Mattarella (esposte attraverso l'incaricato Draghi) e andare oltre.


La lista dei ministri

Intanto la convinzione, ormai quasi una certezza, è che fino all'ultimo le forze politiche resteranno al buio. Il silenzio del premier incaricato Mario Draghi agita i partiti, ancor più fa tremare i ministri uscenti, soprattutto quelli che confidano di avere ancora qualche chance. "Per ora a noi non risultano telefonate", assicura un big dei 5 Stelle. Più o meno stesse parole spese dagli esponenti degli altri partiti che si apprestano a prendere parte a una variegata maggioranza. La domanda che rimbalza nei palazzi romani è: "ora Mario che fa?". Tempi duri per chi vive di politica, anche se l'economista Draghi dimostra di saper maneggiare la materia con estrema destrezza: "la carta di ieri, con l'ok al ministero della transizione ecologica chiesta da Grillo e giocata via associazioni ambientaliste è un colpo da vero maestro", ragiona un ministro uscente. Il premier incaricato, per ora, continua sulla linea del silenzio, anche sul 'timing' della salita al Colle e dell'insediamento vige il massimo riserbo. Una linea che potrebbe anche cambiare da qui a brevissimo, visto che il risultato del voto della base grillina ha definito più o meno in maniera chiara il perimetro della nuova maggioranza. Per ora però la tensione è palpabile, mentre il totoministri impazza e le telefonate rimbalzano tra i big di partito: "niente?", "niente.", la domanda che tutti ripetono.


La quota rosa

E con un altro tormentone che sta agitando i partiti: le cosiddette quote rosa. Una delle convinzioni che rimbalza, complice l'ansia crescente, è che Draghi voglia una squadra equilibrata anche dal punto di vista della presenza femminile, un 50-50", sostengono diverse voci. E che questo indirizzo possa incidere anche nella scelta sugli 'innesti' politici che andranno a far parte del gabinetto del nuovo premier. Una possibilità che manderebbe all'aria i 'piani' delle forze in campo, a partire dai Dem che contano soprattutto su tre esponenti: Lorenzo Guerini, Dario Franceschini, Andrea Orlando. Ma anche i 5 Stelle che hanno sulla rampa di lancio Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, mentre sulla presenza di Giuseppe Conte in squadra continua a registrarsi grande incertezza, nonostante il premier uscente, nell'assemblea congiunta dei 5 Stelle, abbia fatto sostanzialmente un passo di lato: potrebbe essere lui il nome giusto per il ministero di Transizione ecologica voluto fortissimamente da Beppe Grillo. Altrimenti per i 5 Stelle la favorita potrebbe essere Fabiana Dadone, ex ministra alla P.A. che può contare su un buon seguito nella base parlamentare ma anche nella fiducia dei vertici grillini. Mentre per il Pd il nome giusto potrebbe essere quello di Debora Serracchiani o l'ex ministra Roberta Pinotti Apparentemente meno problematica, la questione quote rosa, per gli altri partiti coinvolti. In Fi, infatti, occhi puntati - oltre che su Antonio Tajani- sulle due capigruppo Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini, mentre la Lega vanta la carta Giulia Bongiorno da giocare e Iv non fa mistero di volere Teresa Bellanova in squadra. Per i partiti minori l'ex ministra Emma Bonino sarebbe in pole postion.


Crisi, anche il voto on line su Rousseau certifica il sì dei 5S a Draghi, ma il Movimento è spaccato
Tags: Governo, Luigi Di Maio, Mario Draghi, Sergio Mattarella

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