Crisi di governo, avanza il partito del non voto

 11 agosto 2019 | Crisi di governo, elezioni

Dopo Grillo, anche Renzi dice sì ad un esecutivo di transizione. Fi è tentata, il Pd è diviso, ma il segretario Zingaretti per ora resiste

Matteo Salvini, si sa, ha fretta di tornare al voto e, come dice il premier Conte, di “capitalizzare” il suo consenso. Ma prima il ritorno in campo di Beppe Grillo, e poi l’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Matteo Renzi, hanno fatto capire che i tempi di questa crisi di Ferragosto potrebbero non essere brevi. Senza dimenticare "l'avvertimento" di Fico proprio al ministro dell'Interno: "I Presidenti di Camera e Senato convocano le Camere. Nessun altro". Inoltre, "Il Presidente della Repubblica è il solo che può sciogliere le Camere e convocare le elezioni anticipate". Insomma, lo chiamano governo balneare, da sinistra si allargano, fino a intonare il coro della «salvezza nazionale», si tratta in pratica di un esecutivo che fermi l’onda del consenso cavalcata da Salvini. E persino i più istituzionali, che evocano formule antiche come il governo del presidente, di transizione, di scopo, o elettorale, non ci punterebbero sopra cento euro. Eppure, tale è la paura delle urne, che tutti ne parlano, tutti ci provano, tutti telefonano a tutti. L’idea, che fa sognare i nemici delle «urne subito», è convincere il Pd e magari anche un pezzo di Forza Italia a non partecipare al voto sulla sfiducia, in virtù dei numeri: «Salvini ha fatto un errore, non ha considerato che può contare solo su 58 senatori». Secondo questo teorema, il cui padre è Pietro Grasso (Leu), basterebbe non partecipare al voto, lasciare che la Lega si voti la sua mozione e che i 5 Stelle si esprimano a favore di Conte. Il quale in questo modo dovrebbe comunque dimettersi per la rottura dell’alleanza gialloverde, ma non sarebbe tecnicamente sfiduciato. E questo aprirebbe la via a un governo elettorale e toglierebbe la crisi dalle mani di Salvini. Vedremo​.
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