Crisi, i partiti più grandi confermano tutti il sì per Mario Draghi, fuori rimane soltanto Giorgia Meloni

09 febbraio 2021, ore 21:00 , agg. alle 09:09

Ma nei 5S c’è fermento, e cresce l’attesa per il voto sulla piattaforma Rousseau

Si è concluso anche il secondo giro di consultazioni politiche del presidente incaricato Mario Draghi. Domani tocca alle parti sociali, intanto dopo avere incontrato ieri i gruppi cosiddetti «minori» oggi il premier in pectore ha rivisto le delegazioni delle forze politiche principali. Ma prima di sciogliere la riserva con il presidente Mattarella, Draghi dovrà probabilmente aspettare di conoscere l’esito della votazione sulla piattaforma Rousseau da parte degli iscritti al Movimento 5 Stelle, che si concluderà giovedì (se non verrà rinviato, ipotesi che è sul tavolo): anche se Beppe Grillo e Di Maio sono favorevoli alla partecipazione all’esecutivo (con Grillo che sarebbe pronto a un video pro-Draghi), c’è malcontento nell’area che fa capo ad Alessandro Di Battista e a Davide Casaleggio. Di qui la necessità di coinvolgere la base.


La conferma dei big

Quasi un'ora e mezzo. Tanto è durato l'incontro tra il presidente incaricato Mario Draghi e la delegazione del Movimento 5 Stelle, guidata da Beppe Grillo, che ha chiuso il secondo giorno della nuova tornata di consultazioni. "Il primo pilastro del nuovo governo sarà la transizione energetica", ha detto Vito Crimi, capo politico reggente dei 5S, al termine del colloquio con Draghi. Il Mes? "Non l'ha citato nemmeno", fa sapere. "Abbiamo avuto rassicurazioni sull'impegno per l'ambiente e sul sostegno ai redditi sociali. Il reddito di cittadinanza ora non si tocca", ha aggiunto Crimi. La base del Movimento comunque si esprimerà on line tra mercoledì e giovedì, ma c'è una fronda di dissidenti guidata da Alessandro Di Battista che annuncia che online voterà "no" alla fiducia a Draghi. Prima dei 5 Stelle era stato il turno di Matteo Salvini, leader della Lega. "Vogliamo che l'Italia sia protagonista in Europa. Ci interessa che si faccia l'interesse nazionale in Ue. No a austerità, ed è condiviso. Draghi ha detto che non aumenterà le tasse e ci basta". E ha aggiunto: "Non abbiamo parlato di ministri, ma ho ribadito che rispetto ai migranti dobbiamo adottare le politiche di altri Paesi europei, come la Spagna e la Francia".


Il ritorno di Berlusconi

Sul fronte centrodestra è arrivato anche l'appoggio di Forza Italia. "Confermiamo il nostro sostegno al premier incaricato" per una "maggioranza non politica" messa insieme per "rispondere a un'emergenza" e per "il tempo necessario". Silvio Berlusconi, che ha guidato la delegazione di Forza Italia alle consultazioni con Mario Draghi, si è espresso per un governo di unità nazionale. Il leader azzurro è atterrato alle 11 a Roma dalla Provenza ed è stato accolto da applausi e telecamere al suo arrivo alla Camera alle 15.30. "Siamo molto soddisfatti delle linee guida di Draghi", ha detto dal suo canto il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine delle consultazioni. E mentre i 5 Stelle fanno sapere che al premier incaricato chiederanno "di definire il perimetro della maggioranza", il leader Dem ha sottolineato che il Pd "è alternativo alla Lega". Intanto, il leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni è rimasta sulle sue convinzioni. "Non voteremo la fiducia a Mario Draghi ma siamo a disposizione per tutto ciò che può essere utile", ha detto la presidente di Fdi al termine del lungo incontro durato circa un'ora. Totale sostegno invece di Italia viva, come riferito da Teresa Bellanova al termine delle consultazioni a Montecitorio. "Abbiamo riconfermato a Draghi la nostra disponibilità ad accogliere l'appello del presidente Mattarella" ha detto Federico Fornaro di Leu. "È stato un incontro solo programmatico e non abbiamo discusso di ministri". E pieno appoggio arriva dal Maie attraverso le parole di Ricardo Merlo: "Condividiamo gli obiettivi certamente europeisti del governo e siamo lieti che il 90% del Parlamento sia diventato europeista e costruttore".


Il programma in prospettiva

Insomma, Draghi ha già messo sul tavolo le linee guida che dovrebbero caratterizzare l'attività del nuovo governo: vaccini, lavoro, scuola. Ha detto no alla flax tax proponendo un fisco "progressivo", ha proposto di ridurre le tasse sul lavoro e di aiutare le piccole e medie imprese con in ristori. Per quanto riguarda la lotta alla pandemia, Draghi vorrebbe includere insegnanti e personale scolastico tra le categorie prioritarie a cui somministrare i vaccini, aumentando anche il numero di operatori sanitari incaricati delle somministrazioni. E il programma si va definendo anche partendo da alcuni punti fermi irrinunciabili e ben conosciuti. Come l'europeismo, in generale, e il sostegno all'integrazione nell'euro che, da capo della Bce, ripeteva essere "irreversibile". La vocazione internazionale dell'Italia e l'appoggio al multilateralismo, tanto più rilevante ora che la Penisola avrà la presidenza del G20. La necessità di dare prospettive ai giovani e allo sviluppo. Ma poi, più nel dettaglio, il "programma" potrebbe essere in parte risultato di uno studio attento e metodico su rilevanza e realizzabilità di singoli aspetti. Anche in base alle consultazioni di questi giorni. Perché più che l'appoggio politico verso di sé, quello che Draghi potrebbe essere interessato a sondare è il livello di sostegno politico che in prospettiva, più avanti, potrebbe riuscire a raccogliere su alcune scelte magari non facili. Dall'Alitalia all'ex Ilva, ad esempio, ad Autostrade, ma anche sui vincoli che comporta il processo di integrazione Ue. Potrebbe cercare di farsi già una idea sul fin dove si potrà spingere. Del resto, nel discorso di questa estate al meeting di Rimini, Draghi fece riferimento alla "preghiera per la serenità" di Karl Paul Reinhold Niebuhr: "Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capire la differenza". L'europeismo dell'ex governatore di Bankitalia, oggi così celebrato in maniera quasi unanime dai partiti, potrebbe condurre anche verso politiche su cui non si possono escludere attriti con i partiti stessi. Si prenda ad esempio il caso Alitalia, il primo solo in ordine alfabetico. La vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, responsabile della concorrenza, ha avvertito che l'idea di creare una nuova compagnia per poter evitare che questa debba farsi carico di restituire i debiti della vecchia Alitalia potrebbe funzionare solo se il processo fosse "veritiero". Si tratta di un dossier i cui esisti sono tutt'altro che definiti e che il nuovo eventuale governo Draghi erediterebbe nella sua configurazione dall'esecutivo precedente. Così come il caso Autostrade o quello dell'Ex Ilva di Taranto. Non è da dare per scontato che il nuovo esecutivo confermi in tutti i suoi aspetti l'impostazione data dal governo precedente. Difatti, si tratta di vicende in cui molti hanno visto ri-statalizzazioni. Di certo non amate dall’ex numero uno della Bce. 
Crisi, i partiti più grandi confermano tutti il sì per Mario Draghi, fuori rimane soltanto Giorgia Meloni
Tags: consultazioni, crisi di Governo, Mario Draghi, politica

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