Crisi, Mario Draghi per fermare il caos nel M5S garantisce il ministero per la Transizione ecologica

10 febbraio 2021, ore 22:00 , agg. alle 09:11

Intanto il premier incaricato incassa anche l’appoggio delle parti sociali, da Confindustria ai sindacati

I partiti alzano sempre di più l'asticella delle loro richieste e Mario Draghi - infrangendo la liturgia delle trattative che da sempre accompagnano la formazione dei governi - tace e conclude il suo giro di consultazioni con parti sociali e terzo settore. Non è noto quando salirà al Colle per sciogliere la riserva (e presentare la lista dei ministri) ma è ragionevole pensare che solo allora - da uomo delle istituzioni che ha fatto della riservatezza la sua cifra - parlerà. Intanto, è stata cancellata la cerimonia per il Concordato prevista per il pomeriggio di venerdì: un indizio.


Il superministero ecologico

L'incarico che l'ex Governatore ha ricevuto dal Colle è di lavorare ad un governo "di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica". Dunque, senza lasciarsi ingabbiare dalle dinamiche dei partiti. Che tuttavia dovranno poi votare la fiducia e sostenere Draghi, quindi si aspettano fin d'ora che il premier incaricato dimostri la sua capacità mediatoria. Per questo Beppe Grillo e i 5 stelle - nelle ore di una crisi importante del M5S - ha invocato un segnale. Nel suo video-intervento notturno il Garante ha chiesto esplicitamente che Draghi "faccia in modo pubblico le dichiarazioni fatte a noi" nelle consultazioni, su green, recovery, ambiente, giovani. Questo darebbe una spinta ai sì al governo, nel voto online in corso su Rousseau. Il Garante insomma vuole anche quello che in Francia già esiste e si chiama Ministero della Transizione ecologica (ma lo hanno anche Spagna, Svizzera, Costarica e altri Paesi), un corpo a tre teste composto da Mef, Mise e Ambiente. E il segnale al termine della giornata è puntualmente arrivato: gli ambientalisti difatti dopo il colloquio con Draghi hanno confermato che il Dicastero ci sarà.


Il paradosso di Fdi

Intanto Giorgia Meloni - mentre Silvio Berlusconi e Matteo Salvini si incontrano nella nuova villa romana sull'Appia del Cavaliere e confermano il no a veti o pregiudizi - nell'attuale scenario che vedrebbe Forza Italia e Lega in maggioranza si troverebbe ad occupare da sola lo spazio dell'opposizione: ovvero, con tanto di presidenza delle Commissioni parlamentari per legge o per prassi ad essa assegnate.


Il dialogo con le parti sociali

Parte nel frattempo il dialogo tra Mario Draghi e le parti sociali. Il presidente del Consiglio incaricato prende appunti, si mostra interessato alle richieste di sindacati imprese, ma non scopre ancora le carte. La volontà emersa, dopo un'intensa giornata di incontri, è quella di rivedersi subito dopo aver incassato la fiducia alle Camere. Il confronto, una vera e propria concertazione, potrebbe diventare ben presto la cifra del nuovo governo. Il momento è complicato, l'emergenza sanitaria rischia di travolgere l'economia con effetti devastanti soprattutto sull'occupazione. La consapevolezza di tutti gli attori è che bisogna fare presto, adottare misure per affrontare le emergenze e sciogliere anche quei nodi che fino ad oggi hanno impedito al Paese di intraprendere con decisione il cammino della crescita. Non si parte però da zero. Le risorse del Recovery plan rappresentano infatti un'occasione più unica che rara per realizzare quelle riforme attese da troppo tempo: lavoro, sanità, infrastrutture, ambiente, fisco, scuola e pubblica amministrazione. Da Confindustria è arrivato un "convinto sostegno" all'azione di Draghi e "la viva speranza che il consenso parlamentare, riservato al suo programma, sia ampio e solido - ha detto il leader degli industriali Carlo Bonomi -perché c'è davvero molto da fare e bisogna farlo presto e bene". Bonomi, che non è entrato "nel dettaglio del confronto perché Confindustria non intende alimentare in alcun modo indiscrezioni su cosa il presidente Draghi intenda fare", ha sottolineato che Recovery plan, lavoro e ammortizzatori sociali, riforma fiscale, riforma della pubblica amministrazione e piano vaccinale sono le priorità. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione Covid siano confermati. Le urgenze del lavoro aspettano risposte adesso. I tempi sono strettissimi. Il blocco scadrà infatti a fine marzo e, dunque, è necessario subito disinnescare quella che può diventare una bomba sociale. I sindacati non hanno chiesto a Draghi una proroga sine die o un tempo indeterminato. Ma un tempo utile per riformare gli ammortizzatori sociali e far decollare le politiche attive del lavoro. "Il confronto deve proseguire nelle prossime settimane e mesi quando il governo avrà avuto la fiducia - ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini - per affrontare in modo nuovo i problemi che abbiamo di fronte. Su pensioni, fisco, lavoro e blocco licenziamenti abbiamo proposto le stesse cose che avevamo chiesto ai governi precedenti. Chiediamo di essere coinvolti e poter discutere per fare le riforme che sono necessarie e, soprattutto, creare lavoro". La leader della Cisl, Annamaria Furlan, ha affermato che "Draghi ci ha ascoltato, dimostrando di essere interessato a capire quelle che per noi sono le priorità e le emergenze da affrontare attraverso una concertazione vera, utile al futuro del Paese. Abbiamo dato tutta la nostra disponibilità, attraverso un rapporto concertativo, per dare un contributo al nuovo governo". Il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha inoltre dichiarato che "Draghi non ha scoperto le carte. Ha detto che ci avrebbe fatto sapere sul tema del blocco dei licenziamenti. Ha ascoltato molto attentamente e ha preso appunti pur non esprimendosi. Sulla scuola non abbiamo nessun problema a discutere del prolungamento dell'anno scolastico, ma il tema va affrontato sotto diversi aspetti: sicurezza, trasporti, salute e il problema dei 200mila precari". La situazione economica allarma anche il mondo delle banche. L'Abi si è detta molto preoccupata "per i rischi legati alla pandemia che possono toccare le imprese in difficoltà e conseguentemente toccare le banche stesse". Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, ha quindi chiesto a Draghi che le misure di sostegno "non vengano interrotte anzitempo, che abbiano una durata più lunga della pandemia e che vengano ridotte gradualmente, senza immediatezza, senza integralismi e automatismi". E su questo fronte "Draghi è molto consapevole della situazione e dei rischi dei crediti deteriorati", ha spiegato Patuelli. Il numero uno di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha puntato l'attenzione sulle oltre 300mila imprese che rischiano di chiudere i battenti. Per questo a Draghi, che si è mostrato "molto attento" alle difficoltà delle aziende, Sangalli ha chiesto "ristori tempestivi e adeguati alle effettive perdite di fatturato e proroga ampia della cassa Covid senza contribuzione addizionale e senza distinzioni dimensionali". Anche dal mondo dell'artigianato è arrivato l'invito a procedere sul campo delle riforme. Il numero uno di Cna, Daniele Vaccarino, ha apprezzato l'attenzione al settore mostrata da Draghi e ha spiegato: "dobbiamo fare grandi riforme, dalla semplificazione della pubblica amministrazione alla riforma fiscale fino alla riforma della giustizia e a quella del lavoro. E' l'occasione per poterle fare, altrimenti non si faranno mai più".


Il gran ballo del totonomi

"Ma voi chi mettete in lista?". Nel caos calmo che precede i passaggi chiave dello scioglimento della riserva e della definizione della squadra di governo, mentre si attende di capire definitivamente quale sarà il perimetro della maggioranza del governo Draghi, i partiti cominciano a mettere mano ai loro desiderata per la compagine di governo, la classica 'rosa di nomi'. E a volte sue queste si confrontano, nei corridoi dei palazzi della politica. Assimilati i punti programmatici esposti dall'ex presidente della Bce, tutti attendono di capire chi li interpreterà. La vulgata, non autorizzata, prevede che ci sia una 'riserva' di personalità scelte in prima persona dallo stesso Draghi e un numero simile di nomi indicati dai partiti. Il tetto per legge, va detto, attualmente è di 14 ministri con portafoglio a cui se ne possono aggiungere altri senza portafoglio, ma il totale, sottosegretari compresi, non può superare le 65 unità. Un tetto che difficilmente Draghi vorrà superare. La vulgata, altrettanto non autorizzata ma meno benevola verso i partiti, prevede che il premier incaricato sceglierà tutti i ministri, scegliendo alcuni tecnici d'area e riservando spazio ai politici per le figure dei sottosegretari, di cui forse pi di uno alla Presidenza del Consiglio, e questo sarebbe uno dei nodi principali. Una lettura, questa, che prende le mosse dalla notizia che il premier incaricato finora non avrebbe chiesto o proposto nulla alle forze che formeranno la sua maggioranza In attesa di capire come si scioglieranno questi dilemmi, i partiti starebbero diligentemente preparato alcune liste di nomi spendibili, avendo come schema di base un metodo che ricorda da vicino il classico manuale Cencelli. La Lega avrebbe già limato la sua, sette o otto personalità che hanno già ricoperto ruoli ministeriali. Il Pd starebbe valutando come trovare un equilibrio tra le diverse anime del partito, le competenze e i possibili ruoli da ricoprire. Leu punterebbe preferibilmente su un nome secco, ma questo si scontra con le riserve dei partiti di centrodestra. Anche FI avrebbe avanzato un nome solo. Più nomi ma per un solo dicastero anche la lista di Iv. Diverse sono le ipotesi tra i gruppi minori, ma qui entrano in campo i ruoli da sottosegretario. Il M5s attende il voto di Rousseau ma ha già alcune idee sui nomi più all'altezza dell'impegno. Sullo sfondo restano alcuni nodi politici che si trasformano ovviamente in nomi: la presenza o meno dei leader di partito (il borsino la dà in forte calo), il tasso di discontinuità rispetto al governo uscente, il numero dei ministeri, l'equilibrio di genere (tema su cui storicamente i partiti arrancano). Nell'attesa di capire quali saranno i tempi per la formazione del governo, i partiti si preparano, tra liste e 'rose', i papabili candidati rinfrescano l'abito da cerimonia, al Quirinale si prepara il salone delle Festa per il primo giuramento trasmesso in streaming, causa Covid, e i giornalisti collegati da remoto. Novità nella novità per il terzo governo della legislatura.


Crisi, Mario Draghi per fermare il caos nel M5S garantisce il ministero per la Transizione ecologica
Tags: Consultazioni, Mario Draghi, nuovo governo

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