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17 dicembre 2018

Da Ti lovvo a Drinkare, ecco il glossario dei giovani

Ci sono 500 lemmi e decine di locuzioni. Un esempio? "Sei fuori come un balcone"

"Ciao Vale, ci becchiamo sul tardi, andiamo a drinkare, ti lovvo tanto". "Ok Fede, speriamo mia mamma non svalvoli, ti lovvo anch'io". Potrebbe essere la conversazione tra due adolescenti innamorati, secondo il linguaggio giovanile corrente. Un colloquio che nella forma propria della lingua italiana sarebbe così: "Ciao Valeria, ci incontriamo sul tardi, andiamo a bere qualcosa, ti amo tanto"; "D'accordo Federico, speriamo che mia madre non faccia storie, ti amo anch'io". Parlato informale e spesso scherzoso, forme dialettali, forestierismi, frasi prese in prestito dalla pubblicità, dal cinema o dai media, espressioni gergali tradizionali e innovative si fondono tra loro nel "giovanilese", il linguaggio proprio dei giovani, spesso di difficile comprensione immediata per gli adulti. Più di 500 parole e molte locuzioni informali di questo linguaggio sono state raccolte in un glossario preparato da un gruppo di studenti della facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università Lumsa. Il volume, dal titolo "Bella ci! Piccolo glossario di una lingua sbalconata" (Edicions de l'Alguer per la collana Alba Pratalia) - già in fase di ristampa, con numerosi aggiornamenti - è stato sottoposto all'esame di Michele Cortellazzo, ordinario di Linguistica italiana all'Università di Padova e uno dei massimi esperti italiani di linguaggio giovanile, che ne ha parlato di recente a Roma in un incontro pubblico con gli studenti dell'ateneo.

Da Ti lovvo a Drinkare, ecco il glossario dei giovani

Alcuni termini stranieri, adattati all'italiano, sono perfino abusati: "drinkare" (per bere; dall'inglese "to drink"), "lovvare (per amare, da "to love"), googlare (per 'fare una ricerca su Google'). Altre locuzioni sono tratte dalla televisione, dalle canzoni o dalla pubblicità: "Anto', fa caldo!", oppure: maglia nuova? "no lavata con perlana"; e ancora: "Andiamo a comandare". Molto amati sono i troncamenti, sia di nomi comuni ("bici", per bicicletta; "raga" o "rega", per ragazzi), sia di nomi propri (Fede, Vale, Nico). Altre parole sono proprie del gergo tradizionale: "gasato" (euforico), "toppare" (sbagliare), "ganzo" (scaltro); altre di carattere innovativo: "spaccare" (avere successo), "bidonare" (mancare un appuntamento), "bangladino" (rivendita gestita da un uomo del Bangladesh); altre ancora, infine, prese in prestito dalla medicina: "sclerare" (impazzire); o dalla scienza: "atomico" (eccezionale). Molti si chiedono se esista una qualche relazione tra i nuovi strumenti della comunicazione e il più moderno linguaggio giovanile? Cortellazzo, luminare di linguistica, ne è convinto. "Concisione nell'esprimersi, velocità che implica trascuratezza di pronuncia e scrittura, colloquialità sono le caratteristiche della 'comunicazione digitata', quella delle chat, degli sms e dei messaggi sui social network. Ma sono anche caratteristiche del linguaggio giovanile, soprattutto quelle che si incentrano sulla brevità".