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28 ottobre 2018

Desirée, il gip, gli arrestati le mentirono sul mix fatale

Il Dna chiarirà se anche altri l'hanno abusata

Le avevano assicurato che quel mix di sostanze composto anche di tranquillanti e pasticche non fosse altro che metadone. Dall'ordinanza con cui il Gip ha disposto il carcere per i tre fermati per l'omicidio di Desirèe Mariottini, la sedicenne trovata senza vita in uno stabile abbandonato nel quartiere romano di San Lorenzo, emerge che la giovane, in crisi di astinenza, è stata indotta dagli arrestati ad assumere "tali sostanze facendole credere che si trattasse solo di metadone". Ma la miscela, "rivelatasi mortale" era composta da psicotropi che hanno determinato la perdita "della sua capacità di reazione" consentendo agli indagati di poter mettere in atto lo stupro. Si attendono inoltre gli esiti degli esami del Dna per stabilire se ci sono anche altre persone responsabili di abusi sessuali. Le risposte degli accertamenti arriveranno nell'arco di qualche settimana.

Desirée, il gip, gli arrestati le mentirono sul mix fatale

Restano in carcere i tre indagati: hanno agito "con pervicacia, crudeltà e disinvoltura" mostrando una "elevatissima pericolosità e non avendo avuto alcuna remora”, scrive il gip Maria Paola Tomaselli nell'ordinanza di misura cautelare in carcere per i senegalesi Brian Minteh, Mamadou Gara e per il nigeriano Alinno Chima. "Meglio che muore lei che noi in galera": è la frase choc, presente nell'ordinanza del gip, che secondo alcuni testimoni avrebbero pronunciato i tre dei quattro accusati. Gli indagati "impedirono di chiamare i soccorsi per aiutare" Desirée afferma il gip. L'unico a rispondere alla domande del gip è stato il senegalese Mamadou Gara, mentre il suo connazionale Brian Minteh e il nigeriano Alinno Chima hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.