Esecutivo, il premier Giorgia Meloni ‘pressa’ l’Unione europea sul Pnrr e tende la mano alle Regioni

05 dicembre 2022, ore 18:30

Intanto la Banca d'Italia avverte che le norme sull'innalzamento del tetto per l'uso del contante e sulla rimozione delle multe per gli esercenti che non consentono di usare il Pos fino a 60 euro rischiano di non favorire la lotta all'evasione fiscale

Un invito a lavorare insieme sui temi concreti, che è anche una rassicurazione contro i timori di fughe in avanti sul piano delle riforme. Un'attestazione di rispetto, che è anche uno stimolo a superare gap che segnano ancora le condizioni di vita dei cittadini di una Regione rispetto all'altra, e rischiano di mettere più in ritardo di quanto già sia la tabella di marcia del Pnrr. Giorgia Meloni si presenta alla platea delle Regioni, in occasione di 'L'Italia delle Regioni' il primo Festival promosso dalle Regioni e dalle Province Autonome per valorizzare appunto la ricchezza dei territori italiani, mettendo in chiaro le coordinate lungo le quali il governo intende affrontare il dialogo con le Regioni.


L’autonomia

Il tema dell'Autonomia differenziata, prima di tutto, declinato con l'intento di "favorirne l'attuazione, in tempi rapidi, in un quadro più ampio di riforme, a nostro avviso tutte fondamentali per rafforzare e ammodernare l'attuale assetto istituzionale dello Stato" e l'obiettivo, assicura il presidente del Consiglio, di "una maggiore responsabilizzazione per tutti, Regioni, enti locali, Stato". "Ma l'Autonomia differenziata - puntualizza - non sarà mai un pretesto per lasciare indietro alcune parti del territorio italiano. Lavoreremo per una sua attuazione virtuosa". Meloni descrive un Paese "mosaico di territori dalle potenzialità straordinarie" e sottolinea che "ogni territorio può contare su energie e risorse che meritano di essere conosciute, valorizzate e messe in rete. Noi dobbiamo essere consapevoli di questo patrimonio per rafforzare e valorizzare il sentimento di appartenenza nazionale, è un legame identitario, culturale, economico, sociale che è nostro compito rafforzare nella attività quotidiana che vogliamo, declinandolo nelle politiche e nelle scelte che siamo chiamati a fare ogni giorno e che investono temi molto concreti a partire dalle infrastrutture, la sicurezza, la transizione ecologica, digitale, le politiche sociali e di welfare, il sostegno alla famiglia e alla natalità". Tutti temi "che incarnano sfide decisive per il futuro di questa nazione e che possiamo affrontare solamente se sappiamo mettere in campo le giuste sinergie tra Stato e Regioni", ribadisce Meloni che parla di un governo che "crede fortemente nella collaborazione tra Stato, Regioni, Province autonome, enti locali" e vuole "investire fortemente nella sinergia tra tutti i livelli". "Nessuno può pensare di affrontare da solo le sfide che abbiamo di fronte", evidenzia. Una riflessione che segna un altolà a "fughe in avanti" e che chiama invece a "un confronto su competenze e funzioni chiari, da fare insieme e senza pregiudizi". L'idea è dunque quella di "un nuovo modello di collaborazione, a partire dal coordinamento tra politiche statali e regionali, sfruttando tutte le opportunità offerte dalle risorse del Pnrr".


Il Pnrr

Ed è guardando al Pnrr, e alle osservazioni mosse dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, che Meloni spiega di ricordare "le critiche mosse da molti presidenti di Regione, al tempo, sul mancato coinvolgimento delle Regioni nella redazione del Piano, così come ricordo le critiche che io stessa, per prima, in un'altra veste, ho mosso in Parlamento, nella scorsa legislatura, sulla stessa materia, sul coinvolgimento mancato di un Parlamento che si trovava a votare un testo appena consegnato senza avere il tempo di approfondirlo". Il presidente del Consiglio guarda al potenziamento del Servizio sanitario nazionale come "un tema prioritario, a partire ovviamente dalla necessità di favorire una sanità più vicina ai territori e un utilizzo più corretto ed efficiente delle risorse del Fondo sanitario nazionale", e torna, sul piano del rapporto tra centro e periferia, alla riforma del Titolo V osservando che "invece di semplificare, su molte materie ha aumentato la conflittualità tra poteri dello Stato", con il risultato che "il contenzioso è cresciuto ulteriormente negli ultimi anni". Il Pnrr, allora. Allargando lo sguardo, Meloni ne parla come "un'eredità importante, però, ovviamente, è un'eredità importante se quelle opportunità - avverte - non vanno perse ed è per questa ragione che il governo, a pochi giorni dall'insediamento, ha deciso di riattivare la Cabina di regia per monitorare lo stato di attuazione degli obiettivi, coinvolgendo tutti gli attori in campo". E qui Meloni torna a ribadire che "anche sugli interventi previsti nel Pnrr dovremmo valutare le priorità, perché ovviamente il costo delle materie prime mette a serio rischio la realizzazione di questi interventi". Qui l'interlocutore è l'Ue: "Alla miopia del passato è bene che non aggiungiamo l'egoismo del presente", ammonisce. "Le criticità strutturali che dobbiamo affrontare sono figlie di politiche poco lungimiranti del passato", incalza Meloni prendendo a spunto il tema dell'energia, dove "l'Unione europea e diversi Stati membri, tra cui l'Italia, hanno preferito aumentare via via il livello di dipendenza da altre nazioni invece di realizzare misure per l'indipendenza energetica". "Oggi - osserva allora il presidente del Consiglio - noi paghiamo e dobbiamo fare quel che possiamo per rimediare, almeno lavorando a soluzioni comuni e strutturali". Si torna all'oggi, al potenziamento del Sistema sanitario nazionale, "tema prioritario a partire dalla necessità di favorire una sanità più vicina ai territori", e a una manovra "che garantisce la tenuta delle finanze pubbliche e contemporaneamente offre risposte alle emergenze immediate, tutelando le imprese, le famiglie, permettendo ai diversi attori istituzionali di portare avanti attività e investimenti", come gli 8 miliardi "per fare fronte al caro materie prime per le opere indifferibili".


Bankitalia

Tutto quando la Banca d'Italia avverte che le norme contenute nella legge di bilancio sull'innalzamento del tetto per l'utilizzo del contante e sulla rimozione delle multe per gli esercenti che non consentono di utilizzare il Pos fino a 60 euro rischiano di entrare in contrasto con la modernità proposta dal Pnrr e di non favorire la lotta all'evasione fiscale e all'economia sommersa. Così come alcune misure di tregua fiscale. Nella deposizione alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d'Italia, ha analizzato la legge di bilancio evidenziandone le criticità riscontrate e i punti di forza. "Le norme in materia di pagamenti in contante e l'introduzione di misure che riducono gli oneri tributari per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione che anima il Pnrr e con l'esigenza di ridurre l'evasione fiscale", ha spiegato il dirigente di Bankitalia. Balassone ha ricordato: "Il tetto sul contante rappresenta un ostacolo per la criminalità e l'evasione. Degli studi degli ultimi anni suggeriscono che soglie più alte favoriscono l'economia sommersa. C'è inoltre evidenza che l'uso dei pagamenti elettronici, grazie al loro tracciamento, riduce l'evasione fiscale". La manovra prevede, invece, l'innalzamento a partire dal 1 gennaio 2023 da mille a cinquemila euro del limite per l'utilizzo nei pagamenti. Il dirigente di Palazzo Koch ha specificato inoltre che il contante "ha dei costi legati alla sicurezza, visto i furti a cui è soggetto", segnalando che le statistiche su dati 2016 elaborate da Bankitalia riportavano come "per gli esercenti il costo per il contante è stato superiore a quello delle transazioni digitali con carta di credito o di debito". Bankitalia osserva inoltre come una serie di misure fiscali contenute nella legge di bilancio presenti "aspetti critici più volte segnalati in riferimento a misure analoghe". Perché, secondo Balassone, "la discrepanza di trattamento fiscale tra dipendenti e lavoratori autonomi, e tra questi quelli sottoposti a regime forfetario, risulta accresciuta". Quanto all'estensione della flat tax, il dirigente di Bankitalia ha specificato: "In un periodo di inflazione elevata la coesistenza di un regime a tassa piatta e uno soggetto a progressività comporta una ulteriore penalizzazione per chi è soggetto al secondo". Al netto dei rilievi, la banca centrale valuta che "vista l'elevata incertezza del quadro economico e gli spazi di bilancio limitati", l'impostazione scelta dal governo per il documento di programmazione di bilancio "appare prudente". La congiuntura nel Paese "ha mostrato sinora una tenuta", con un andamento "ancora favorevole degli investimenti". Gli indicatori più recenti, però, ha sottolineato Balassone, "indicano un rallentamento del trimestre in corso. E il quadro macroeconomico delineato nel documento di programmazione sostanzialmente non si discosta da questo scenario". Resta ferma un'altra raccomandazione sul deficit. "Dato il livello alto del debito pubblico - ha concluso il dirigente - l'incertezza sulle prospettive economiche ed il livello alto dei tassi di interesse, l'obiettivo della riduzione del rapporto debito/Pil nel triennio è una scelta necessaria".


La discussione

Non si placa dunque la discussione sulle due misure in materia di utilizzo del contante, tra le più dibattute tra quelle contenute del documento di programmazione. Ieri la premier Giorgia Meloni ha sostenuto che più abbassi il tetto al contante più favorisci l'evasione". Mentre sul Pos ha aggiunto: "La soglia può essere meno di 60 euro". Ma le opposizioni replicano che le norme vanno stralciate. "Oggi anche la Banca d'Italia, dopo la Corte dei conti e Confindustria, boccia la manovra. Viene cancellato il reddito di cittadinanza e viene introdotta l'evasione di cittadinanza", ha detto il leader M5s Giuseppe Conte. Anche il senatore Pd Antonio Misiani ha incalzato il governo: "Dopo la Corte dei Conti anche la Banca d'Italia boccia le norme della legge di bilancio su Pos e contanti. Giustamente. Favoriscono l'evasione, complicano la vita ai tanti italiani che usano la moneta elettronica e mettono a rischio il Pnrr. il governo le tolga di mezzo". 

Esecutivo, il premier Giorgia Meloni ‘pressa’ l’Unione europea sul Pnrr e tende la mano alle Regioni
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