Foibe, Il presidente della Lega Nazionale di Trieste, l’avvocato Paolo Sardos Albertini a RTL 102.5: "Una tragedia che se ricordata bene diventa motivo di unità, non di divisione"

10 febbraio 2022, ore 09:40

Il presidente della Lega Nazionale di Trieste, l'avvocato Paolo Sardos Albertini, è stato ospite in Non Stop News con Giusi Legrenzi, Enrico Galletti e Massimo Lo Nigro

Il presidente della Lega Nazionale di Trieste, l'avvocato Paolo Sardos Albertini, è stato ospite in Non Stop News e ha parlato dei massacri delle foibe.

GLI ECCIDI CHE COMINCIARONO DOPO L’8 MARZO DEL 1943: UNA PAGINA CHE VA RICORDATA

È importante una distinzione. Una cosa è quanto è successo durante la guerra che nei Balcani ha avuto dei connotati particolari, perché è stata una guerra civile e rivoluzionaria finalizzata a costruire lo stato comunista, Questo riguarda la fase bellica che termina nel 1945: una fase nella quale ci sono state tante vittime, due milioni”, ha raccontato Paolo Sardos Albertini. “A parte questo, la svolta si ha quando la guerra finisce, nella primavera del 1945. In quel momento si ha il fenomeno di massa delle foibe. Di massa perché ha riguardato sicuramente gli italiani: 12mila italiani assassinati con questo terribile strumento”. “Contemporaneamente ci sono decine di migliaia di sloveni e croati che vengono assassinati. Un eccidio che riguarda italiani, sloveni e croati sempre all’opera degli uomini di Tito. Questi vengono assassinati con un’accusa comune: nemici del popolo”, ha continuato Sardos Albertini. “Erano nemici del popolo che andavano eliminati perché avrebbero dato fastidio nel futuro assetto politico sociale. Serviva comunque una dose di terrore per governare meglio”.

L’IMPORTANZA DI MANTENERE IL RICORDO

È importante ricordare che le rivoluzioni non sono qualcosa di poetico, ma qualcosa di terribile e tragico”, ha detto l’avvocato Sardos Albertini. “Le rivoluzioni sono un bagno di sangue e questo va ben chiarito e trasmesso ai giovani, che spesso subiscono il messaggio inverso: i cambiamenti vanno fatti in altro modo, non con la rivoluzione”.
Abbiamo sperimentato come questo strumento terribile del terrore, messo in atto in funzione della rivoluzione, continua a pesare sulla mentalità delle persone per decenni. A distanza di trent’anni la gente si porta ancora dietro il segno di quel terrore”, ha aggiunto Paolo Sardos Albertini. “È importante ricordare in modo giusto perché nei momenti in cui siamo consapevoli che questa tragedia ha riguardato italiani, sloveni e croati, è una tragedia che se ricordata bene diventa motivo di unità per il futuro non di divisione. Se si continua a dare colpa agli altri non se ne esce”.


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