Francesco Totti, mi voleva la Sampdoria e pensavo di giocare ancora, poi ha vinto l’amore per la Roma

03 aprile 2020, ore 21:00

Il leggendario capitano giallorosso ha parlato a SkySport del suo addio al calcio, della scelta di vita di non abbandonare mai Roma. Il Mondiale 2006 e il miracolo di Marcello Lippi

C’è una foto di incredibile potenza evocativa, che ritrae Francesco Totti, pochi istanti prima di essere chiamato in campo per la festa d’addio. E’ solo, accasciato più che seduto sulle scale dello Stadio Olimpico. La divisa di gioco nuova di zecca, come dovesse andare in campo a giocarsi lo scudetto, la fascia al braccio per l’ultima volta. Tutto sembra come sempre, ma lo sguardo è perso nel vuoto. Fuori inquadratura ci saranno state decine di persone, ma Totti, in quel preciso istante, sperimentò forse per la prima volta la solitudine dell’uomo adulto.

Addio lacerante

Senza giocare all’interpretazione dei pensieri altrui, non è difficile immaginare che sapesse con chiarezza che la storia con la Roma fosse già finita. Che l’avventura da dirigente sarebbe risultata un’amara presa di coscienza di ciò che gli diceva la pancia. Il suo tempo era scaduto, il suo regno caduto. Per quanto incredibile a dirsi in quel pomeriggio di lacrime ed emozioni forti, non c’era più spazio per Francesco Totti alla Roma.  

Romanista per sempre

Eppure, il capitano non riuscì a trovare la forza di dirlo ad alta voce, ancora meno di accettare la corte serratissima della Sampdoria, per continuare a giocare. Lo ha rivelato oggi, parlando a Sky: la Samp di Ferrero lo voleva a tutti i costi, perché il presidente blucerchiato ha un debole per lui (chi, amando il calcio, non ha avuto un debole per Totti?!), è romano e romanista. Francesco non nega di aver tentennato, anche solo - ma questa è una nostra interpretazione - per dimostrare a tutti gli Spalletti d’Italia di poter ancora dare qualcosa per una o due stagioni. Alla fine, però, l’amore di una vita non solo sportiva ebbe il sopravvento, spingendolo verso quella scelta d’altri tempi: un’unica maglia. Per sempre. “La Roma è stata la mia vita, ha spiegato per l’ennesima volta oggi, il mio percorso più bello e anche se sono fuori da Trigoria il mio cuore resta là dentro”. 

Francesco Totti, mi voleva la Sampdoria e pensavo di giocare ancora, poi ha vinto l’amore per la Roma

Campioni del Mondo

La Roma, ma anche la Nazionale, nella lunga chiacchierata con SkySport. La mente non può non correre al 2006, al trofeo più importante della carriera di un calciatore, la Coppa del Mondo sfuggita ai Baggio e ai Maldini… Francesco Totti è tornato con la memoria al 19 febbraio di quell’anno lontano, al terribile infortunio al perone, con interessamento dei legamenti, che l’avrebbe dovuto tenere lontano dal campo per 8-9 mesi, negandogli il Mondiale. Ce la fece, sorprendendo tutti, anche grazie alla spinta emotiva del Commissario Tecnico, Marcello Lippi, l’uomo che stava forgiando lo spettacolare gruppo del titolo-2006. Lo chiamò il giorno dopo l’infortunio e l’immediata operazione, squarciando il suo pessimismo: “mi si capovolse tutto", ha ricordato oggi, "mi diede la forza di uscire da quel tunnel lungo e buio. Con la voglia di partecipare a quel Mondiale, che per me era l’ultimo, perché avevo già deciso di smettere con la Nazionale. Mi diede la forza di partecipare e vincere”.

Totti, l’unico

Andatevelo a rivedere, Totti, in quella leggendaria Germania-Italia del 2006. Tutti ricordiamo il gol di Grosso, la difesa di Cannavaro, gli assist di Pirlo e il raddoppio di Del Piero, ma Totti fece cose incredibili, quasi da fermo per le sue condizioni fisiche. Interprete inimitabile e dalla visione quasi senza pari, Francesco Totti sul finire della sua carriera ricevette il riconoscimento definitivo: ‘Il più forte che io abbia mai visto’. Firmato, Diego Armando Maradona


Tags: calcio, ferrero, intervista, mondiale 2006, sampdoria, sky sport, totti

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