Giovanni Malagò a RTL 102.5: "Il calcio non doveva avere canali diversi rispetto agli altri sport"

20 giugno 2020, ore 18:57

Il campionato riparte, ma gli stadi per il momento restano vuoti

Il presidente del Comitato olimpico nazionale Giovanni Malagò torna a parlare a poche ore dalla ripartenza della Serie A. "C’è un’attesa spasmodica da parte di tifosi perché c’è stato un periodo di astinenza che credo sia record nella storia del paese, ma penso che si sia fatto il meglio tenendo presente tutta la complessità della situazione. È tutto ancora in fase di evoluzione e dal lato delle normative mi sembra ci sia un bel lavoro di squadra”.


I contatti in campo e la quarantena soft dei giocatori

Il titolare del Coni commenta a RTL 102.5 anche la nuova norma sulla "quarantena soft" approvata dal Governo. “Tutte le dinamiche di sottoporsi con quella cadenza così intensiva e continuativa ai controlli dei tamponi e tutti gli accorgimenti che ci sono impongono già restrizioni e limitazioni a monte oggettivamente molto importanti”. Restrizioni che riguardano l'intero comparto che ruota intorno al campionato, in primis i giocatori, che inevitabilmente in campo entrano in contatto.  “È normale che se uno vede un contatto fisico vicino tra due giocatori pensa, ma questo cozza con le normali regole del cittadino, ma il contatto è giustificato perché si ha la certezza, attraverso i controlli fatti a monte, che le persone che vanno in campo e che si abbracciano non siano contagiati, è come se avessero una forma di passaporto”. 

Si riparte, ma gli stadi per il momento restano vuoti

"Io ho sempre detto che il calcio aveva non solo il diritto, ma il dovere di ripartire, ma che non doveva avere dei canali diversi rispetto agli altri sport e mi sembra che i fatti mi abbiano dato ragione. Alla fine il calcio ha accettato le regole di tutti, quindi non c’è la volontà polemica. Il mio pensiero è sempre stato lo stesso del Governo”. Sul possibile ritorno degli spettatori negli stadi, così come ventilato dai vertici federali, Malagò risponde: "Non lo so e non lo sa nessuno e non si può fare un discorso uguale per tutti gli sport, all’aperto? Al chiuso? Bisogna valutare la capienza dello spazio, la distanza tra le persone per capire quanta gente poter far entrare, la difficoltà di gestione di un evento dove da una parte hai gli oneri, sanificazione, pulizia, controlli etc. e dall’altra non c’è un beneficio di avere ricavi pieni se non hai il pubblico pieno. Sono valutazioni che devono essere fatte anche in base alla curva epidemiologica”.

Giovanni Malagò a RTL 102.5: "Il calcio non doveva avere canali diversi rispetto agli altri sport"

Il futuro, dalle olimpiadi alla riforma dello sport italiano

Dalle istituzioni giapponesi non sembrano arrivare rassicurazioni per lo svolgimento dei giochi olimpici nemmeno nel 2021. "Ci si è presi tutto il timing disponibile rispetto al procrastinamento della manifestazione che ci doveva essere quest’anno e ovviamente tutti dicono che le Olimpiadi si vorranno fare con il pubblico e con tutte quelle dinamiche che comprendono il villaggio degli atleti, ma da qui a quella data mancano ancora 13 mesi. Le uniche considerazioni negative arrivano da un candidato governatore della provincia di Tokyo che fa una sua partita politica in antitesi a chi governa il paese e al comitato organizzatore delle Olimpiadi”. Tornando in Italia, a fine luglio dovrebbero essere pronti i decreti attuativi della legge delega sulla riforma dello sport italiano, e c'è chi intravede un Coni "depotenzionato". “La parola depotenziato è vera se tu lo vedi sotto un profilo delle cose che tratta" conclude Malagò.

Tags: Calcio, Campionato, Coni, Malagò

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