Governo, a Bruxelles Draghi difende la linea dura e i test obbligatori per chi entra, pure se vaccinato

16 dicembre 2021, ore 18:30

Al Consiglio europeo il premier consolida la stretta anti-Omicron, proprio quando in Italia si è svolto lo sciopero generale di Cgil e Uil, con i sindacati che dopo la protesta cantano vittoria e avvertono l’esecutivo: “Piazze piene, non ci fermeremo”

Alla fine a Bruxelles il premier italiano non finisce sul banco degli imputati. Nessun processo per lui e il suo ‘anticipo’. Gli altri leader puntano di fatto a salvare più la forma (le conclusioni), che la sostanza. Macron e Scholz, punti di riferimento delle alleanze europee per l’Italia in generale nella storia e per Draghi in particolare, non criticano Roma. Per l’Olanda la scelta italiana del test obbligatorio per chi entra, anche se vaccinato, è “comprensibile”, sulla stessa linea la Svezia. Del resto, tutti i leader europei sono consapevoli del fatto che la mossa tricolore potrebbe essere solo una di tante iniziative simili. Grecia e Irlanda hanno già seguito l’esempio. Il Portogallo aveva deciso di chiedere un test di ingresso a chi arriva da altri Paesi europei già prima dell’Italia. La flessibilità messa in pratica da Draghi, fa comodo a tutti, malgrado le preoccupazioni per le ricadute sull’economia e il turismo.


La linea-Draghi

Dal suo canto il presidente del Consiglio ripete le argomentazioni espresse ieri nell’informativa al Parlamento italiano sul Consiglio europeo. Ricorda “i numeri elevati del tasso di vaccinazione nel nostro Paese, 83-85 per cento di vaccinati, circa 500mila terze dosi al giorno”. Insiste sull’esigenza di proteggere il Paese, senza dover aspettare i tempi lunghi di un coordinamento europeo che spesso non si materializza o si materializza tardi. E quando mette sul piatto della discussione i tragici dati italiani sulle conseguenze della pandemia, “135 mila decessi e una discesa del pil di 9 punti percentuali”, cala il silenzio. E si placano pure i più arrabbiati come il premier belga Alexander De Croo e il lussemburghese Xavier Bettel. “Omicron è meno diffuso in Italia rispetto agli altri Stati membri”, dice Draghi, difendendo la sua scelta. “Occorre mantenere questo vantaggio a protezione del nostro sistema sanitario. Questa la ragione alla base della decisione di far fare i test a chi entra in Italia. Il coordinamento a livello Ue deve essere guidato dal principio di massima cautela”. Di fatto, la linea di Draghi passa. La si scorge nelle conclusioni adottate dai leader, dove si sottolinea la necessità di “sforzi coordinati per rispondere agli sviluppi della pandemia, basati sulle evidenze scientifiche disponibili, assicurando allo stesso tempo che le restrizioni si basino su criteri oggettivi e non minaccino la funzionalità del mercato unico o della libera circolazione tra gli Stati membri e dei viaggi nell’Ue”. Il punto sono le vaccinazioni nei paesi poveri. I leader si pregiano del fatto che l’Unione Europea è il primo donatore di sieri al mondo: 330 milioni di dosi messe a disposizione tramite la piattaforma del Covax. Ma l’insorgenza di omicron segnala che bisognerebbe fare di più, sottolinea ancora Draghi.


Lo sciopero generale

E il paradosso è che la vera sfida per Draghi adesso sembra essere quella interna. Difatti, dalle piazze di Roma, Milano, Bari, Cagliari e Palermo i leader di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri, lanciano un avvertimento al Governo: senza risposte concrete per cambiare la legge di bilancio nel segno dell'equità e giustizia sociale lo sciopero, cui non ha aderito la Cisl di Luigi Sbarra che invece manifesterà separatamente sabato prossimo in piazza Santi Apostoli a Roma, sarà solo l'inizio di una battaglia per ottenere risultati su fisco, pensioni, lavoro e welfare.


Le riforme

Le due confederazioni sindacali insomma promettono che non si fermeranno. Il Paese ha bisogno di riforme, ridurre le diseguaglianze, combattere la precarietà. E ne ha bisogno adesso perché ci sono cittadini che soffrono: giovani, donne, pensionati, lavoratori con salari bassi e sempre minori tutele e diritti, coloro che hanno sempre pagato le tasse. Il momento di cambiare è questo, non c'è altro tempo da perdere. C'è un disagio sociale che rischia di portare a una rottura democratica. E' pertanto necessario costruire un nuovo modello economico e sociale che parta da una lotta seria all'evasione fiscale e che rimetta al centro il valore del lavoro.


Landini

"Sta aumentando la distanza tra il palazzo della politica e il Paese - ha detto Landini dal palco della manifestazione principale in piazza del Popolo a Roma - noi stiamo dando voce a chi invece vuole che in questo Paese si affermi la giustizia sociale e perché il mondo del lavoro torni a essere centrale. Siamo stati convocati per lunedì per discutere di pensioni. Noi ci andiamo perché vogliamo una riforma vera. Non ci accontentiamo di qualche leggera modifica o aggiunta. Non ci fermeremo, lo sciopero e le piazze di oggi ci dicono che non siamo noi a essere isolati. Lo sono quelli che non hanno il consenso".


Bombardieri

Gli fa eco Bombardieri che ha messo in risalto le "cinque piazze piene. Chiediamo al Governo di fare scelte diverse. Il Paese ha bisogno di riposte che fino ad ora sono state insufficienti. Svegliatevi e ascoltate queste piazze. Il disagio sociale c'è e non possiamo non rappresentarlo. Lanciamo un segnale al Governo, alla politica e al Paese: c'è gente che soffre, chiede aiuto e di superare le diseguaglianze e le povertà".


Cgil e Uil

E Cgil e Uil respingono le critiche di parte della politica che ha puntato il dito su uno sciopero proclamato in piena quarta ondata pandemica. "E' la risposta migliore a chi in questi giorni ha tentato di dipingerci come irresponsabili. Ciò che divide il Paese non è lo sciopero, ma l'evasione fiscale e la precarietà", ha affermato Landini. "Se non ora, quando avremmo dovuto manifestare per le persone che stanno in difficoltà?", si è domandato Bombardieri. Accogliendo le indicazioni del garante degli scioperi, Cgil e Uil hanno esentato dalla giornata di protesta i lavoratori della sanità e dei servizi essenziali. Accuse all'esecutivo sono poi state rivolte sull'impianto della riforma fiscale. "C'è qualcuno che vorrebbe ancora introdurre il condono, stanno discutendo della rottamazione delle cartelle", ha ricordato Landini. "Abbiamo chiesto di partire da chi stava in difficoltà, si è scelto molto diversamente, ha sottolineato Bombardieri. I due leader sindacali ne hanno anche per il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. "Questa giornata di lotta ha reso triste il presidente, mi è venuto in mente Enzo Jannacci e la canzone 'Ho visto un re'. Confindustria dovrebbe dire ai suoi associati che non devono delocalizzare e licenziare", ha attaccato Landini. "Bonomi è triste un giorno solo, qui i lavoratori sono tristi tutti i giorni perché hanno perso il posto di lavoro. Pensi a loro e alle aziende che hanno licenziato", ha aggiunto Bombardieri.



I disagi

Disagi per lo sciopero si sono registrati in diverse città. Tra i lavoratori metalmeccanici, ha reso noto la Fiom, le adesioni alla protesta hanno sfiorato l'80%. Cgil e Uil, che hanno anche attaccato il Governo per non essere riuscito ancora a scioglierei gruppi che si richiamano al fascismo, hanno infine lanciato un messaggio distensivo alla Cisl: il sindacato confederale non ha bisogno di divisioni, ma di unità. "Mi auguro che anche la piazza di sabato sarà piena", ha concluso Landini.
Governo, a Bruxelles Draghi difende la linea dura e i test obbligatori per chi entra, pure se vaccinato
Tags: Draghi, sciopero, sindacati, Ue

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