Governo, Draghi cambia il look di Palazzo Chigi: addio al Berlusconi style, subentra lo stile Bankitalia

11 dicembre 2021, ore 11:00

Stop alle riproduzioni di colonne e di capitelli corinzi. Via gli stucchi bianchi e gli specchi. Niente più fondale azzurro. Niente marmi pregiati e rubinetti a 'sfioramento' (con fotocellulla) nei bagni. La parola d'ordine, raccontano, sarà sobrietà

La sala stampa di Palazzo Chigi cambierà look. Con un 'colpo di calce' andrà definitivamente in soffitta il restyling firmato da Silvio Berlusconi. Iniziati questa estate, i lavori dovrebbero finire a febbraio. Si tratterebbe, garantiscono, di opere rese necessarie per l'adeguamento alle vigenti normative antincendio e soprattutto a quelle in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro imposte dall'emergenza pandemica.


Sobrietà

Addio alle riproduzioni di colonne e capitelli corinzi. Via gli stucchi bianchi e gli specchi. Niente più fondale azzurro. Niente marmi pregiati e rubinetti a 'sfioramento' (con fotocellulla) nei bagni. La parola d'ordine, raccontano, sarà sobrietà. Con grande attenzione alla praticità e all'hi tech, senza spendere troppo. Per la comunicazione al tempo del Covid nell'era Draghi tutto sarà fatto, insomma, in stile Bankitalia, con l'obiettivo di semplificare e rendere nello stesso tempo funzionale al massimo lo spazio riservato alle conferenze stampa del premier e ai giornalisti accreditati, abbattendo barriere architettoniche a favore dei portatori di handicap.


La svolta

Durante il Conte I e II erano circolate più volte voci su una 'svolta stilistica' (tra tecnologia e ritorno alla struttura originaria degli ambienti) della location dove lavorano i 'chigisti', che seguono ogni giorno l'attività del presidente del Consiglio. Si parlava di realizzare una sorta di 'casa di vetro'. Il progetto, raccontano, sarebbe stato ripreso, modificato e approvato dal governo di Draghi, convinto della necessità di rimodernare i locali adibiti per i briefing istituzionali. A cominciare dalle toilettes, diventate fatiscenti col passare degli anni, non certo un buon biglietto da visita per le delegazioni dei vari capi di Stato e governo ospiti del premier.


Il video-wall

Al posto del fondale azzurro di 'epoca montiana' ci sarà un video-wall, una sorta di schermo a tutto parete, che potrà essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento: semplicemente per mettere in bella vista il logo della presidenza del Consiglio durante gli speech di premier e ministri o presentare slide, dati, report. L'ambiente sarà molto versatile, si pensa a un tavolo in plexiglass per poter parlare seduti oppure, all'occorrenza, all'uso di podi per dichiarazioni in piedi, specialmente per i 'bilaterali'. Verrà rimosso il vecchio pavimento e sotto 'scorrerà' la nuova tecnologia. I lavori, di una certa importanza visto anche i tempi previsti per la loro realizzazione, non sono certo passati inosservati. E c'è chi, in vista della partita del Quirinale che vede Draghi in pole position, arriva persino a chiedersi se questa 'ristrutturazione di palazzo' sia un indizio su quanto l'ex presidente della Bce intenda restare ancora alla guida del Paese.


I giornalisti

Secondo l'ultimo rendering lo spazio riservato alle conferenze stampa governative, che resterà al piano terra dell'edificio, a destra del portone principale, sarà separato dai box dei giornalisti, anche per una questione di insonorizzazione. Salvo cambiamenti di programma, saranno mantenute 12 postazioni libere per cronisti, cameraman e tecnici, tutte attrezzate con computer per i collegamenti in diretta televisiva e radiofonica. I box già assegnati alle agenzie di stampa, ubicati in fondo alla sala per i briefing, vicino ai bagni, resteranno dove sono. La sala conferenze sarà dotata di un'adeguata illuminazione che consentirà a fotografi e cineoperatori di utilizzare le proprie apparecchiature senza flash.


Le novità

Tra le novità principali, fortemente volute dalla presidenza Draghi per rendere il Palazzo accessibile a tutti, una pedana ad elevazione che consentirà a chi si trova in sedia a rotelle di accedere direttamente al podio degli oratori. A disposizione di giornalisti (soprattutto quelli 'stanziali') dipendenti e addetti alla sicurezza ci saranno servizi igienici nuovi di zecca. Gli arredi erano già stati rinnovati nel 2010, sotto il Berlusconi quater: il Cavaliere volle luci al quarzo, lavabo con fotocellula e water in ceramica nera e beige, marmi pregiati di travertino oniciato e nero intenso del Belgio. Nei prossimi mesi cambierà tutto: pareti bianche, rubinetti tradizionali in tinta, resterà solo la porta d'ingresso a scorrimento. Particolare non da poco, il bagno per disabili verrà ingrandito e reso più accogliente. Tra le novità anche le illuminazioni esterne. Una serie di luci a led, sempre a basso consumo, 'interrate' e poste ai lati dell'ingresso principale, consentono di valorizzare la facciata del palazzo. Grazie al nuovo impianto, per la Giornata contro la violenza sulle donne palazzo Chigi si è tinto di rosso. Stesso sistema, raccontano, potrà essere usato per illuminare a tricolore la sede governativa alla bisogna. Restano top secret i costi della ristrutturazione che, assicurano, sarà a carico non della presidenza del Consiglio, bensì del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche.


Il look

L'ultimo cambio di look della sala stampa della presidenza del Consiglio, ricavata dalle scuderie dei principi Chigi, sembra risalire al governo De Mita. Bisognerà aspettare l'arrivo di Berlusconi per una prima ristrutturazione profonda. Al suo insediamento, 27 anni fa, il Cavaliere restò troppo poco tempo (solo sette mesi causa il ribaltone di Umberto Bossi) per lasciare un segno. Si 'rifece' nel 2002, quando decise di 'svecchiare' lo spazio che ospitava gli incontri con i giornalisti da lui considerato troppo serioso, commissionando una restyling completo all'architetto di fiducia, Mario Catalano, artefice della scenografia del vertice Nato di Pratica di Mare. E così furono portati specchi, applicati stucchi bianchi, riprodotte colonne con capitelli corinzi, introdotta un'illuminazione ad hoc per la migliore riuscita video delle riprese. Ma soprattutto, fu modificato lo sfondo che faceva fino ad allora da cornice simbolica alle dichiarazioni del governo. Alle spalle del premier il leader azzurro fece piazzare un dipinto di Andrea Pozzo, che rappresentava l'Europa, visto che proprio in quel quinquennio sarebbero caduti i sei mesi di presidenza di turno italiana della Ue. Altra innovazione, stavolta in stile Casa Bianca, fu il 'logo presidenziale' usato sempre come sfondo, ovvero un grande ovale a racchiudere lo 'stellone' della Repubblica e le scritte 'Consiglio dei ministri' e 'Palazzo Chigi'. Qualche tempo l'ovale venne spostato sul tavolo degli oratori e sul leggio per le dichiarazioni in piedi, così che nelle riprese tv e nelle fotografie potesse comparire come una sorta di marchio in sovraimpressione davanti al presidente del Consiglio o all'oratore di turno. Nel 2006, però, con l'approdo di Romano Prodi nella 'stanza dei bottoni' il fondale cambiò nuovamente, perché quello ereditato dal presidente di Forza Italia era considerato troppo ''barocco''. Il Professore sostituì l'ovale con il tricolore dal drappo ondulato, firma grafica del nuovo esecutivo ulivista e alle sue spalle preferì non tenere nulla, se non un anonimo fondo azzurrino. Caduto il Professore, al suo ritorno a palazzo Chigi, Berlusconi pensò di rifare ancora una volta il look alla sala stampa, esaltando l'elemento visivo: da qui la scelta di un capolavoro settecentesco, 'La Verità svelata dal Tempo', di Giovan Battista Tiepolo. ''Le tv la inquadrano durante le conferenze stampa, le immagini vanno in tutto il mondo, ci vuole una bella opera d' arte'', disse allora l'uomo di Arcore. E Catalano ancora una volta esaudì i suoi desiderata, portandogli il dipinto del 'maestro della luce' realizzato sul soffitto di una villa vicentina e poi custodito nel museo di Vicenza. Da allora e per i tre anni del Berlusconi quater, l'abbraccio tra Kronos e la Verità, rappresentata nell'allegoria di una fanciulla sdraiata sulle nubi al fianco del vecchio Tempo, è stata una presenza fissa ai briefing istituzionali. Il 'Tiepolo' non piacque a Mario Monti, che al suo avvento nel 2011 preferì optare per un più sobrio fondale azzurro. Nessun restyling degno di nota risulta alle cronache durante i successivi governi Letta, Renzi e Gentiloni. Giuseppe Conte, su suggerimento del portavoce Rocco Casalino, provò a dare una sua svolta stilistica agli ambienti destinati alla comunicazione della presidenza del Consiglio, ma poi non se ne fece nulla. Con Draghi è arrivato l'ok a lavori, prima solo immaginati, e non realizzati.

Governo, Draghi cambia il look di Palazzo Chigi: addio al Berlusconi style, subentra lo stile Bankitalia
Tags: Berlusconi, Conte, Draghi, Monti

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