Green pass, ecco l’obbligo anche per i deputati. Per chi disobbedisce sospensioni di 3 giorni e multe di 600 euro

22 settembre 2021, ore 19:30

Nel frattempo è scoppiata la guerra del prosecco: in Europa c’è la domanda di protezione di una "menzione tradizionale" per il prosek da parte della Croazia. Ma il ministro dell'Agricoltura Patuanelli promette 'battaglia' per la tutela del nostro prodotto

I controlli avverranno all’ingresso, all’altezza dei metal detector attraverso cui passano tutti coloro che entrano nel palazzo di Montecitorio. L’ufficio di presidenza della Camera alla fine ha approvato l’obbligo del Green pass per deputati, dipendenti e giornalisti nel nome del fatto che le regole che valgono per i cittadini e per i lavoratori pubblici e privati devono valere anche nei palazzi delle Istituzioni. Al Senato la decisione sarà presa il 5 ottobre.


I controlli

A differenza però dei luoghi di lavoro, dove i controlli vengono fatti a campione, l’idea è di controllare ogni singola persona che entra alla Camera. In sostanza, viene spiegato da chi si sta occupando di queste nuove norme, quando l’assistente parlamentare visiona il tesserino necessario per entrare a Montecitorio dovrà accertarsi che il parlamentare sia in possesso anche del certificato verde. Chi si rifiuterà di possedere il Green pass andrà incontro a sanzioni, esattamente come avviene nei posti di lavoro, dove le multe partono da 600 euro. In generale chi compie un atto contrario ai regolamenti della Camera viene sospeso e per ogni giorno di sospensione ha 200 euro in meno di diaria. Quindi la sanzione per chi non ha il certificato verde partirà dai tre giorni di sospensione. Viene chiarito tuttavia che non si può bloccare un parlamentare all’ingresso. L’assistente parlamentare ha il dovere di convincerlo a non entrare senza il certificato verde, ma non si può frapporre. Dovrà invece chiamare uno dei questori della Camera o, nel caso di Palazzo Madama, del Senato. Se anche questi ultimi non riescono a convincerlo a mostrare almeno il tampone negativo, dovranno comunque far entrare il parlamentare in Aula ma hanno il dolore di segnalare il fatto all’ufficio di presidenza. Che si riunirà immediatamente per sospendere il deputato interessato almeno per tre giorni e stabilire una base di 600 euro di diaria decurtati dallo stipendio.


I tormenti di Salvini

Intanto nessuna parola di condanna per i no-vax, tantomeno per gli oltre 50 deputati che alla Camera hanno disertato il voto di fiducia sul dl green pass 2. Matteo Salvini prova ancora a tenere tutto insieme dentro la Lega: la permanenza nel governo Draghi ("Ci stiamo e ci restiamo") e le posizioni più oltranziste su vaccini e certificato verde; la linea governativa rappresentata dai ministri e dai presidenti di Regione, quella movimentista in fibrillazione dopo l'addio di Francesca Donato. Il segretario della Lega convoca una conferenza stampa a Milano per annunciare l'arrivo di due big locali di Forza Italia, il presidente del consiglio regionale lombardo Alessandro Fermi e il quanto accaduto ieri alla Camera e che si è ripetuto oggi, con 51deputati leghisti assenti anche al voto finale sul dl green pass. Comportamento che Salvini accetta e giustifica: "I parlamentari sono liberi di esserci o non esserci, votano in coscienza, per fortuna siamo in democrazia non in un regime". Anche alle domande sulla incongruenza di un voto di coscienza rispetto ad un punto fondamentale dell'attività di un partito, ovvero la fiducia all'esecutivo, Salvini erge un muro: "Abbiamo dato fiducia a Draghi per uscire dalla situazione pandemica e lo stiamo facendo egregiamente. Poi fortunatamente in democrazia ognuno è libero di pensarla come vuole. Noi siamo in questo governo, restiamo in questo governo, se Letta e Conte si trovano male escano loro, noi questo governo non lo molliamo". Un atteggiamento che Salvini replica anche alle domande sulla netta presa di posizione di Massimiliano Fedriga, "non c'è posto per i no vax nella Lega". il segretario leghista non vuole pronunciare quelle parole: "La Lega è un movimento democratico che ha decine di migliaia di amministratori locali e milioni di consensi. In democrazia ogni idea è rispettata e rispettabile", è la risposta. Insomma, Salvini prova ancora a coprire tutte le posizioni possibili, e non rinuncia a rivolgersi a chi non si è voluto vaccinare ("Abbiamo 20mila poliziotti senza green pass, ne facciamo a meno? Li lasciamo a casa?") e a chi sta preparando la prossima battaglia contro i vaccini: "Inorridisco quando sento parlare di terapie o vaccini a bimbi di 7 anni". Temi che evidentemente non vuole lasciare al competitor Fratelli d'Italia, in vista della conta sulle liste alle Comunali.


La battaglia del prosecco

Nel frattempo sessanta giorni di tempo per proteggere il prosecco. Sulla Gazzetta ufficiale europea, oggi, è stata pubblicata la domanda di protezione di una "menzione tradizionale" per il prosek da parte della Croazia. Ma il ministro dell'Agricoltura italiano, Stefano Patuanelli, promette 'battaglia' per la tutela del prosecco e dice: "Siamo già al lavoro con un tavolo tecnico", seguito dal sottosegretario Gian Marco Centinaio. Non accenna a diminuire la tensione contro il rischio che, accanto al prosecco italiano, possa circolare il prosek, un vino del tutto diverso dalle 'bollicine' italiane. il primo, quello croato, è un vino fermo, più simile al passito che non al prosecco, declinato, per lo più, dal brut all'extra dry. Quello italiano è targato 'Veneto': poco più di due anni fa le colline di Conegliano e Valdobbiadene sono entrate a far parte del patrimonio Unesco. "Non spetta a me dirlo - ha affermato Patuanelli nel corso dell'informativa al Senato - ma appare indubbio che il termine prosek, per affinità fonetica e visiva evochi nella mente del consumatore medio europeo proprio il prosecco italiano". Un motivo per il quale Patuanelli ritiene che "non ci siano le condizioni giuridiche affinché possa essere registrato". Il ministro cita, come esempio, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, contro l’utilizzo di termini storpiati o grafiche per richiamare tipicità protette dalle norme europee, difesa dello champagne, dando ragione al Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (Civc), organismo per la tutela degli interessi dei produttori di champagne, contro una catena di bar spagnoli che usa il nome 'Champanillo'. Il tavolo tecnico del ministero è dunque già al lavoro per "predisporre una dichiarazione debitamente motivata relativa alle condizioni di ammissibilità" del prosek croato. L'eventuale riconoscimento sarebbe, nelle parole di Patuanelli, "un pericoloso precedente di istituzionalizzazione dell'italian sounding", fenomeno che, ad ogni latitudine, colpisce le eccellenze del made in Italy enogastronomico (un esempio per tutti il 'parmesan'). L'Italia, ha evidenziato Patuanelli, produce "distintività, cultura, tradizione". "il settore del prosecco interessa 185mila addetti e rappresenta il 20% del totale dell'agroalimentare nazionale. Il prosecco traina il settore agroalimentare, con una produzione pari al 20% del totale - ha spiegato - Nel 2020, parliamo di 500milioni di bottiglie per un fatturato al consumo di 2,4miliardi. La maggior parte della produzione si colloca sui mercati di Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania". "Il governo si sta muovendo unito e coeso in difesa non solo del prosecco, ma di tutto il nostro Made in Italy - ha evidenziato Centinaio - Già a fine giugno nel comitato di gestione europeo l'Italia aveva espresso la sua netta contrarietà alla proposta e il commissario europeo all'Agricoltura nel corso del recente G20 dell'Agricoltura aveva detto che la questione era tutt'altro che conclusa e che le Dop e le Igp vanno rafforzate e non indebolite. Da parte nostra ci sarà una convinta e motivata opposizione formale anche attraverso il Tavolo tecnico istituito presso il Mipaaf". La Uiv, unione italiana vini, si è detta pronta a fare squadra "assieme al gruppo di lavoro istituito dal sottosegretario Gian Marco Centinaio: collaboreremo alla difesa comune in sede Ue". 
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Tags: Camera, Fico, GreenPass, Salvini

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