I dieci mesi sul filo del rasoio dell'ex assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera fuori dalla giunta

09 gennaio 2021, ore 08:00
agg. 11 gennaio 2021, ore 14:48

Al suo posto Letizia Moratti, secondo il presidente Fontana, Giulio Gallera ha svolto un lavoro molto pesante, era particolarmente stanco e quindi ha condiviso l'avvicendamento

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la dichiarazione sul ritardo dei vaccinati in Lombardia perché i medici erano in vacanza. Il rimpasto della giunta voluto da Matteo Salvini, con la collaborazione di Silvio Berlusconi, estromette Giulio Gallera e fa entrare Letizia Moratti.  Gallera paga dieci mesi sotto i riflettori corsi sul filo del rasoio. Lo descrivono molto arrabbiato, ma ormai non si può più tornare indietro.


Le tappe della pandemia

Fino a febbraio era semplicemente l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, la regione più efficiente, fino a qual momento, sotto il profilo sanitario. Carica che ricopriva dal 2016. Gallera alle elezioni del 2018 è stato il recorman delle preferenze: 12mila voti. Nessuno a Palazzo Lombardia può vantare tali numeri. Alla ribalta nazionale ci arriva per colpa della pandemia. A Marzo la Lombardia è la regione più colpita dal covid e, nell’idea di massima trasparenza, ogni giorno, Gallera comunica ai cittadini, durante una conferenza stampa, dati, contagi, decessi; insomma, tutto ciò che serve per rendere partecipi i lombardi dell’emergenza coronavirus. A quell’epoca, il 51enne avvocato milanese, era all’apice della sua popolarità mediatica. Spessissimo ospite di qualunque programma radio-televisivo era diventato il volto rassicurante della battaglia contro il coronavirus.


Gallera diventa transregionale

L’assessore al Welfare della Regione Lombardia era diventato trans regionale, superando i confini settentrionali per arrivare in tutta Italia. Popolarità alle stelle tanto che una risposta sibillina sulla possibilità di sfidare Beppe Sala per la poltrona di sindaco di Milano, lo lanciò per qualche giorno nel firmamento del centrodestra nella pratica del primo cittadino. Da lì, invece, della discesa, la strada cominciò a salire perché lo stesso Gallera nulla fece per non complicarsi la vita.


La gaffe dell'assessore al Welfare, ne servono due per infettarmi

Si comincia il 22 maggio quando cade sull’ Rt. “Per infettarmi ora servono due infetti nello stesso momento” – disse baldanzoso durante una diretta da Palazzo Lombardia. L’indice di contagio era sceso a 0,51 e ?". E ancora: "Questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone nello stesso momento infette per infettare me. E questo - aveva concluso - è l'efficacia dell'azione e ciò che ci fa stare più tranquilli e confidenza. Quando è a 1 - aveva poi ribadito - vuol dire che basta che io incontro una persona infetta che mi infetto anche io". Praticamente un disastro statistico e mediatico. L’inizio della parabola discendente.


Ospedali privati e FieraMilanoCity

Poi arrivano gli ospedali privati che “vanno ringraziati perché hanno aperto le loro terapie intensive e le loro stanze ai pazienti ordinari”. Frase di Gallera molto ardita se detta in un contesto di normalità, figuriamoci nel pieno di una pandemia con centinaia di morti al giorno. Ringraziare? Ma quando mai? Le polemiche non mancano e scattano puntuali dopo l’inaugurazione dell’ Ospedale in FieraMilanoCity. Costato 26 milioni di euro non ha mai ospitato i 500 pazienti ipotizzati soprattutto per la mancanza di personale medico infermieristico. Giulio Gallera ne ha sempre difeso la realizzazione.


Lo sconfinamento durante la corsa ed i vaccini

Si arriva, poi, al 6 dicembre. L’assessore corridore posta sui suoi social una foto di un allenamento di 20 chilometri di corsa con quattro amici. Da Milano a Cernusco sul Naviglio e viceversa. Peccato che l’attività fisica fuori dai confini comunali fosse vietata come fosse vietato correre in compagnia. Giustificazione: “Ho sconfinato perché ero sovrappensiero e gli amici li ho incontrati su percorso, ma ognuno e andato per la propria strada”. Non proprio una spiegazione convincente. Si arriva ai giorni scorsi. “Non richiamo i medici dalle ferie per fare i vaccini. Trovo agghiacciante la classifica di chi ha vaccinato più persone”, dice l’assessore Gallera. Sarà questa la sua ultima uscita pubblica. Scaricato dalla Lega probabilmente cambierà casacca. Tra due anni e mezzo si vota. Le 12mila preferenze sono un bottino che Giulio Gallera farà pesare. Scivoloni e gaffe, in questo caso, contano poco.

I dieci mesi sul filo del rasoio dell'ex assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera fuori dalla giunta
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