Il ministro del lavoro del PD, Andrea Orlando, a RTL 102.5: “Ridurre la precarietà. Jobs act? Ecco perché non ha più funzionato"

10 settembre 2022, ore 09:25

Il ministro del lavoro del Partito Democratico, Andrea Orlando, è stato ospite questa mattina di RTL 102.5 in Non Stop News con Barbara Sala, Luigi Santarelli, Massimo Lo Nigro ed Antonio Sica

I GIOVANI SOTTOPAGATI

È un problema che ho denunciato prima ancora della crescita dell’inflazione che ha peggiorato ulteriormente la situazione. In Italia il 13% dei lavoratori è sotto la soglia di povertà, probabilmente l’inflazione ha peggiorato ulteriormente la situazione, per questo è necessario un salario minimo e rivedere le regole del mercato del lavoro riducendo le forme di flessibilità e precarietà perché le difficoltà di un sistema che ha perso progressivamente competitività si sono rovesciate addosso a una generazione. Questo non può essere accettabile e mette in discussione la coesione sociale e la qualità della democrazia in un Paese”.

RIDURRE LA PRECARIETÀ

Noi oggi abbiamo forme di decontribuzione anche per forme di lavoro precario, invece le risorse vanno tutte orientate a favore della stabilizzazione. Bisogna anche disboscare le forme contrattuali che in qualche modo danno tipi di lavoro eccessivamente frammentato, quindi da questo punto di vista bisogna cercare di costruire percorsi che stabilizzino quanto più possibile. Una chiave fondamentale è utilizzare molto l’apprendistato e eliminare alcuni tipi di contratto, tipo quello a chiamata, che costringono il giovane a forme di lavoro discontinuo”.
Come si collocano i voucher in questo discorso? “I voucher sono stati una forma di precarizzazione estrema del lavoro perché sono stati usati spesso per coprire il nero, si teneva il voucher nel cassetto e quando arrivava l’ispezione lo si compilava. Oggi le tecnologie permettono di rendere tracciabili alcune forme di lavoro discontinuo e occasionale, però i voucher oggettivamente non hanno funzionato. Ci fu un’esplosione del loro utilizzo che fu anche a discapito di altri tipi di contratto che potevano essere utilizzati”.

JOBS ACT

Perché il jobs act non ha funzionato? “Ha funzionato finché c’è stata una forte decontribuzione e un’incentivazione alla stabilizzazione. C’erano molte risorse e quando non sono state più stanziate doveva funzionare in automatico, cioè portare progressivamente a un superamento della polarità tra tempo determinato e indeterminato. Si doveva andare verso una spinta alla stabilizzazione del tempo determinato. Qui non è una disputa ideologica, non abbiamo mai avuto così tanti precari nel nostro Paese, quindi evidentemente quello scopo non è stato minimamente raggiunto, allora è necessario percorrere altre strade. Questo sta avvenendo in tutta Europa. Oggi abbiamo due problemi: il primo è che ci troviamo in una situazione in cui è diventato importante aggiornare le competenze e tu non puoi chiedere al lavoratore di migliorare le competenze e poi offrirgli un lavoro frammentato e precarizzato, sempre a rischio di essere lasciato a casa. L’altra cosa è la curva demografica. Abbiamo sempre meno lavoratori che entrano nel mercato del lavoro rispetto a quelli che vanno in pensione e in questa curva demografica grava il fatto che negli ultimi anni molti giovani sono andati in altri Paesi alla ricerca di salari più alti e di lavori più stabili. La qualità del lavoro è un modo per proteggere una risorsa che diventa sempre più scarsa e che va valorizzata anche alla luce del fatto che tu hai bisogno di nuovi profili che non si creano da un giorno all’altro e che non sono compatibili con queste forme di utilizzo del lavoro”.

IL PROGRAMMA DEL PD E GLI STAGE

Ho introdotto una norma nella legge di bilancio che prevede che gli stage abbiano una particolare distanza dal mercato del lavoro e basse competenze. Intanto si possono attuare queste norme. Esiste un’altra forma che è l’apprendistato, che fa sì che una persona incominci ad avere uno stipendio quando arriva e, se supera la fase di prova particolarmente lunga, costruisce le competenze, viene stabilizzato e se questo percorso non si realizza lo si può rendere anche meno costoso e questa persona non viene assunta. Il tema fondamentale è evitare che queste forme di utilizzo della formazione coprano in verità del lavoro non retribuito, una questione che va affrontata e il programma del PD lo fa”.

 IL CARO BOLLETTE E L’APPROVIGIONAMENTO ENERGETICO

Il ministro Cingolani sta facendo un gran lavoro per gli stoccaggi. Il pericolo però già oggi è quello dei costi che mettono le aziende fuori mercato, per questo è urgentissima, e non sono accettabili gli egoismi di alcuni Paesi europei, l’esigenza di avere un tetto sul prezzo del gas, di avere una possibilità di gestire a livello europeo insieme questa crisi. Se si vuole mantenere la coesione del nostro continente bisogna avere strumenti comuni così come è avvenuto durante il covid e noi dobbiamo fare una grande operazione di redistribuzione, spostare le risorse dai settori che hanno avuto immeritatamente profitti record verso settori nei quali ci si trova in situazioni di forte difficoltà e introdurre il salario minimo, un modo attraverso il quale si possono salvare centinaia di migliaia di persone che si trovano in una fascia di lavoro povero”.


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Andrea Orlando: il programma elettorale del Partito Democratico
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