Il senatore della Lega, Armando Siri a RTL 102.5: “Chi prende un voto in più indicherà il Presidente del consiglio. Per quanto riguarda i ministri non sono io la persona indicata a fare i nomi"

10 agosto 2022, ore 10:47

Il senatore della Lega, Armando Siri, è stato ospite questa mattina durante “Non Stop News” con Barbara Sala, Enrico Galletti e Massimo Lo Nigro

LA LEGA E A FLAT TAX

Il dato di realtà è che oggi due milioni di partite iva hanno già, grazie alla Lega, una flat tax al 15%. L’obiettivo immediato sulla prima legge di stabilità è quello di estendere i sessantacinque mila euro oggi tetto di fatturato per queste partite iva fino a centomila. L’obiettivo di legislatura è mettere a punto una flat tax per tutti, dipendenti e pensionati, che per noi è al 15% perché si fonda su un disegno di legge che è stato depositato in Parlamento e il 15% è l’aliquota che consente il maggior ristoro fiscale a tutte le categorie di contribuenti. Toccare un’aliquota e trasformarla in una flat tax rischia di far aumentare il carico fiscale per alcuni. Ecco perché è stato creato il 15%”.
Ieri l’opinione di Tito Boeri diceva che la flat tax ha un costo di copertura finanziaria che si aggira attorno agli ottanta miliardi. Cosa prevede la coalizione sui costi di questa operazione? “Penso che Boeri non parlasse della nostra flat tax, parlerà o avrà parlato di una flat tax che avrà nella testa lui. Sparare cifre a caso e non aver mai neanche letto il nostro disegno di legge fa male soprattutto al dibattito politico che non dovrebbe essere inquinato da falsità o analfabetismo funzionale. Se si parla del nostro disegno di legge, quindi una flat tax per tutti al 15% dipendenti e pensionati, quella già in vigore oggi per le partite iva e che verrebbe estesa, il costo è di quattordici miliardi. Si tratta di un provvedimento che riguarda famiglie monoreddito fino a cinquantacinque mila euro, famiglie bireddito fino a settantamila euro e single fino a trentamila euro. Questa è la seconda fase della flat tax. La prima ha riguardato le partite iva, una seconda fase che estende il provvedimento a tutti gli altri dipendenti e pensionati e poi avremo una terza fase che a quel punto si estende a tutti senza gli scaglioni che ho adesso rappresentato”.
Quindi con quattordici miliardi si può finanziare una flat tax con l’aliquota al 15%? “Assolutamente si. Il disegno di legge che abbiamo depositato in Parlamento di riforma del testo unico è frutto di un grande lavoro con esperti e tecnici di amministrazione finanziaria quando nel 2018 eravamo al governo. Me ne sono occupato personalmente e vi assicuro che il testo che abbiamo messo a punto è il migliore per garantire a tutti il ristoro fiscale. Dobbiamo pensare che questo provvedimento debba portare soprattutto alle famiglie un sostegno fiscale oggi più che mai necessario”.
Dove si recupereranno le entrate che verrebbero meno? “Intanto sette miliardi sono già allocati perché c’è stata la riforma degli scaglioni IRPEF. Gli altri li troviamo dalle tax expenditures perché recuperiamo dei soldi che oggi vengono dati sottoforma di detrazione, bonus vari. Abbiamo un sistema fiscale complicatissimo e difficilissimo. La flat tax ha l’obiettivo di ridurre il carico fiscale e quello di semplificare il sistema. Oggi posso dire a tutti quelli che sono all’ascolto di scaricare l’app flat tax e si possono calcolare le imposte che ci sarebbero quando entrerà in vigore questo nostro sistema. L’obiettivo è soprattutto la semplicità”.
Durante l’incontro di ieri si è riusciti ad abbozzare una sintesi su una possibile aliquota comune del centrodestra? “Non ho visto e non credo sia agli atti un disegno di legge presentato dai colleghi di Forza Italia. Questo sarà materia di discussione e di confronto. La cosa essenziale è che siamo tutti d’accordo sul fatto che le tasse debbano essere abbassate, poi ci confronteremo con i numeri. Noi abbiamo lavorato sei mesi e vi assicuro che riformare l’IRPEF in senso di introdurre un’aliquota unica è molto complesso perché si rischia, aumentando troppo l’aliquota, di far pagare a dieci, venti milioni di italiani più di quello che stanno pagando oggi. La cosa fondamentale venuta fuori ieri è che tutti siamo d’accordo sul fatto che vada introdotta la flat tax e che vadano abbassate le imposte. Questo non è in contrasto con l’aliquota marginale proposta da Fratelli d’Italia. Sono fiducioso perché noi come Lega abbiamo un disegno di legge che ritengo sia all’altezza delle aspettative, dall’altra parte discuteremo con i colleghi ma assicuro che troveremo il modo per abbassare le imposte agli italiani. Abbiamo bisogno di far ripartire i consumi, la produzione e il lavoro. Al centro del nostro programma c’è il lavoro e non assistenze e sussidi”.

CHI SARÀ PREMIER?

Giorgia Meloni ha detto che se prendesse un voto in più sarebbe premier, la stessa cosa è stata detta da Matteo Salvini. Giulio Tremonti ha detto che sarebbe onorato di essere ministro dell’economia in un eventuale governo di centrodestra. “Il tema della premiership l’abbiamo detta in tutte le salse. Chi prende un voto in più avrà diritto a indicare il Presidente del Consiglio. Per quanto riguarda i ministri non sono io la persona indicata a dire chi saranno i ministri. Le persone più competenti che abbiamo a disposizione le metteremo in campo. Abbiamo bisogno di un governo di legislatura, che quindi lavori per cinque anni, ci sono tante cose da fare. La cosa sicura è che abbiamo le idee chiare e siamo tutti all’unisono sul programma che abbiamo presentato e che tra poco saranno i nostri leader a comunicare alla stampa e ai cittadini. Abbiamo raggiunto un’intesa che ci trova tutti d’accordo. Chi vota centrodestra deve sapere che ci sarà un governo di cinque anni che fa le cose”.
Qualche giorno fa la Meloni ha detto che vorrebbe che Fratelli d’Italia indicasse il Ministro del Tesoro. Salvini farebbe il Ministro dell’Interno. “Io vorrei che Salvini facesse il premier. Lavoro e sto lavorando affinché la Lega abbia un voto in più e possa guidare il Paese e lo faccia con la stessa passione e competenza con cui ha guidato il Ministero dell’Interno e anche con gli stessi risultati. Se uno indica il Presidente del Consiglio difficile che possa indicare anche il Ministero dell’Economia. Queste sono cose che verranno dopo. Mi auguro che ci sia una squadra compatta e che faccia le cose, chi le fa è una cosa che viene dopo secondo me”.

IL PROGRAMMA DELLA LEGA

Qual è l’aspetto più vicino ai cittadini dopo la flat tax che trova l’appoggio delle tre forze della coalizione? “Sicuramente la pace fiscale e il saldo e stralcio. Ci sono milioni di famiglie italiane e di imprese che si trovano strozzate da cartelle di Equitalia, c’è chi rischia di chiudere l’attività. Chiudendo succede cosa? Che smette di essere contribuente, si trova disoccupato, aumentiamo il numero delle persone assistite. Noi diciamo di dare ciò che possono, prendiamo ciò che possiamo, rimettiamo in bonis e ritornano a lavorare e a contribuire avendo una prospettiva di futuro. Questo è ciò che vogliamo fare, lo abbiamo già fatto con la pace fiscale e il saldo e stralcio del 2018, ora dobbiamo rifarlo perché c’è bisogno di dare respiro a chi si trova in difficoltà con il fisco in questo momento”.

CALENDA-RENZI

Penso che questa sia una soap opera eccessivamente attenzionata. Non sono così tanto appassionato tra quello che succede tra Calenda e Renzi. Noi pensiamo a fare le nostre cose e a farla bene. Quello che faranno sarà giudicato dagli italiani. È una telenovela che non mi appassiona e secondo me è anche un po’ gonfiata”.

IL TEMA IMMIGRAZIONE

Bastano solo i decreti sicurezza? “I decreti sicurezza sono stati efficaci e hanno portato risultati e numeri concreti. Vogliamo ritornare su quello che è già un’esperienza di governo che ha portato cose concrete. Vorremmo confermare quello che è già stato fatto perché ha portato i risultati”.

COSA DIRE AGLI ITALIANI CHE NON VOGLIONO ANDARE A VOTARE?

Bisogna continuare ad avere fiducia, non bisogna arrendersi allo sconforto. È un momento complicato e difficile ed è comprensibile. Bisogna partecipare al voto, creare le condizioni per il cambiamento vero e per poter ottenere ciò che i cittadini vogliono. Bisogna ritornare ad avere fiducia in sé stessi e nel futuro, questo è ciò che vogliamo fare. Questo significa mettere al centro il lavoro. Se continuiamo a pensare che il nostro futuro sia fondato sull’assistenza senza formare le generazioni al culto del lavoro la nostra società è finita. C’è bisogno di partecipazione e di imporre a chi sarà eletto di fare le cose che è giusto che facciamo per le quali si sono impegnate. Su questo ci mettiamo la faccia, il cuore e tutto l’entusiasmo possibile”.

IL TERZO POLO

Qualora il terzo polo si facesse andrà a rubare voti alla coalizione del centrodestra? “Non credo. Oggi il centrodestra ha un programma chiaro. Chi vota il centrodestra vota meno tasse, più lavoro, no alle patrimoniali, si alla sicurezza. Mi pare che sia ben chiaro. Non so questo terzo polo come si ponga. Si potrebbe dire che forse non è né carne né pesce. Voglio concentrarmi su ciò che stiamo facendo e non entrare troppo in casa degli altri e comunicare agli italiani che abbiamo le idee chiare e di avere fiducia in noi”.


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