La ministra della Giustizia Cartabia chiede accertamenti urgenti sulla morte di Daniele, ucciso a 7 anni dal padre

04 gennaio 2022, ore 14:49

Il piccolo è stato assassinato il due gennaio nel Varesotto, il padre era agli arresti domiciliari. Una morte che si poteva evitare?

Una morte evitabile?

Le decisioni dei giudici, si sa, si rispettano, ma si possono naturalmente commentare. Mi ha lasciato attonita la morte di Daniele, sgozzato dal padre con cui stava trascorrendo il Capodanno ad Azzate, in provincia di Varese, e nascosto già cadavere in un armadio come una povera bambola di pezza. Perchè quel bambino, che dal padre non voleva andare, come ha raccontato il nonno materno, si trovava con quell'uomo? Perchè un giudice ha deciso che il diritto del genitore a incontrare il figlio poteva essere esercitato nonostante la situazione a dir poco particolare. Dopo aver ucciso Daniele, Davide Paitoni, è andato a casa della moglie e l'ha accoltellata più volte. La donna si è salvata e lui è stato fermato durante la fuga. 


Un contesto difficile

Davide Paitoni, 40 anni, quando ha accolto il figlio, si trovava agli arresti domiciliari per aver accoltellato un collega lo scorso novembre durante una lite dopo il turno di lavoro. La sua ex moglie, poi, aveva attivato un codice rosso per molestie in famiglia. Due aspetti della vita dell'uomo che forse avrebbero potuto essere valutati con più attenzione. C'erano probabilmente altre strade, tra cui quella dell'incontro con il bambino in un ambiente protetto. Il procuratore di Varese, Daniela Borgonovo, oggi ha parlato di gesto sconvolgente e impensabile, ma le parole suonano tardive. La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha disposto accertamenti urgenti per verificare il percorso che ha portato alla decisione del giudice. E' davvero impensabile che un uomo pieno di rancore contro l'ex moglie, già accusato di molestie, violento, perchè così si può definire chi accoltella il collega, possa decidere di compiere un delitto?


La vendetta contro le donne

I figli spesso vengono usati come strumento di vendetta dai padri contro le ex mogli. La sofferenza più grande che mai si possa infliggere a una donna è quella di fare del male al suo bambino. Questo i violenti lo sanno e non si fermano davanti a nulla, nemmeno al presunto legame viscerale che dovrebbe legarli ai figli. E' l'ultima frontiera degli abusi sulle donne. Dopo averle maltrattate, insultate, umiliate, picchiate, quasi uccise, gli si toglie ciò che hanno di più caro. La cultura del patriarcato, secondo la quale, ancora per molti, la donna è proprietà, oggetto, essere inferiore. Un'arretratezza culturale che l'Italia si porta dietro di anno in anno, di generazione in generazione. Si parla molto di più di femminicidi, ma non si riesce a fermare tutto quello che viene prima, una strada che porta fino alla morte della donna o allo sterminio di intere famiglie. Lo disse già Bette Davis, una delle più grandi attrici di Hollywood di sempre, donna forte nei maschilisti anni '30: "Nella vita abbondano i maschi, scarseggiano gli uomini".


La ministra della Giustizia Cartabia chiede accertamenti urgenti sulla morte di Daniele, ucciso a 7 anni dal padre
Tags: Cartabia, Daniele, Davide Paitoni, padre

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