Lucia Azzolina a RTL 102.5: “Conte leader del M5S scelto da Grillo, la base voleva un direttivo"

11 settembre 2022, ore 09:17

Lucia Azzolina, candidata con Impegno Civico e già ministra dell'Istruzione, è stata ospite questa mattina di RTL 102.5 in Non Stop News con Barbara Sala, Enrico Galletti, Luigi Santarelli e Antonio Sica

PERCHÉ HA DECISO DI CANDIDARSI?

Perché mi piacerebbe portare avanti ciò che ho fatto per i ragazzi, per l’istruzione e i giovani. Viviamo in un Paese dove la politica negli ultimi anni si è occupata poco delle giovani generazioni e questo fa sì che duecentomila ragazzi ogni anno vadano all’estero. Quelli che non sono pagati dignitosamente, che non hanno un salario equo, che mandano un CV per sentirsi dare risposte poco consone. Se vanno all’estero prendono immediatamente perché sono molto preparati”.
Cosa ha trovato nell’idea di Impegno Civico da portarla a sposare queste idee? “L’idea di una politica seria e responsabile. Far cadere il governo Draghi non lo ritengo responsabile nei confronti dei cittadini considerando la stima a livello internazionale che Draghi aveva e ha. Penso che la politica debba essere quella di lavorare per la comunità, non per i propri successi personali. Quando con Impegno Civico abbiamo deciso di andare via dal M5S è stato per questo motivo. Il M5S che io avevo conosciuto aveva dimenticato i cittadini e viveva in funzione dei sondaggi. Si è visto a livello nazionale e regionale, hanno buttato giù un’alleanza con una donna come Caterina Chinnici che avrebbe potuto e fare e potrebbe fare la differenza per la Sicilia”.
Cosa pensa di chi si è alleato con il partito che ha sempre criticato? “Non ho mai usato espressioni contro il PD per un motivo: io sono una donna di centrosinistra, per me ci sono valori come i diritti civili e sociali, anzi posso dire che quando ero entrata nel M5S era perché non ritenevo che la sinistra facesse cose di sinistra e speravo che le facesse il M5S. Oggi mi sento a mio agio in una coalizione del centrosinistra”.
Alcuni vedono in questo distacco un’analogia con ciò che fece Matteo Renzi con Italia Viva. “Rispondo che sono al primo mandato, se fossi rimasta nel M5S oggi sarei stata eletta automaticamente viste le percentuali che sono al sud e invece vedremo come andrà, ce la sto mettendo tutta. Io non ho lasciato il M5S, che resterà nel mio cuore per sempre, io ho lasciato il partito di Conte dove non c’erano più i valori del M5S, che non lavorava più per i cittadini, né la possibilità di confrontarsi”. Quindi non sarebbe dovuto essere lui il leader? “Se voleva fare il leader del M5S doveva sapere e immaginare che c’erano anche altre persone che avrebbero potuto dare una mano. Giuseppe Conte si è chiuso con tre, quattro persone e ha escluso tutti gli altri. Il leader lo ha deciso Grillo, la base del movimento aveva deciso che doveva esserci un direttivo a cinque che garantiva quella collegialità che è venuta meno”.

LA SCUOLA

Come giudica la gestione della scuola in questi ultimi mesi? “Secondo me il governo Draghi ha fatto bene ma non sull’istruzione. Anche in questi giorni hanno chiesto al ministro che cosa pensasse della DAD, ha risposto che decidono le scuole, cioè autonomia scolastica. In parte è vero ma non si può dare alle scuole ogni tipo di responsabilità. Io avevo iniziato un percorso per fare concorsi meritocratici nella scuola e invece il ministro Bianchi ha preferito fare qualche sanatoria in più, mentre credo che la scuola debba avere insegnanti preparati. Ci sono delle cose che non sono andate bene, anche tutta la gestione legata alle mascherine, alle vaccinazioni, secondo me si sarebbe potuto fare molto meglio”.
Il ruolo degli insegnanti. “Quando sono stata nominata ministro volevo sapere subito quante persone sarebbero andate in pensione da qui ai prossimi quindici anni proprio per programmare i concorsi ed evitare di avere centomila precari l’anno. C’è un altro aspetto fondamentale: oggi se entri a scuola o fai il docente o il dirigente scolastico. Questo non va bene perché non è prevista nessuna minima carriera all’interno della scuola. Noi di Impegno Civico abbiamo proposto il leader management, oggi nelle scuole ci sono delle figure riconosciute, ma non a livello giuridico ed economico. Noi vogliamo che vengano riconosciute, che si crei una piccola carriera all’interno della scuola, che vengano valorizzate le competenze che ci sono come accade in tanti altri Paesi. Se questo non si fa, anche le nuove generazioni avranno sempre più difficoltà ad avvicinarsi al mondo della scuola e a dire di voler fare i docenti”.
Ritiene di aver fatto un errore in particolare quando era ministro dell’istruzione? “I banchi a rotelle sono stati scelti dalle scuole, anche perché io da ministra non avrei mai potuto sapere dal centro in quarantamila plessi scolastici quanti e quali banchi servivano, banchi che non si cambiavano da quarant’anni. È l’ente locale a dover cambiare gli eredi delle scuole, per anni non lo hanno fatto perché lo Stato non dava soldi. Le scuole hanno scelto quello che volevano, i banchi a rotelle li faceva vedere anche Piero Angela a Superquark e fanno parte degli eredi scolastici di tutte le scuole del nord Europa più innovative”.


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