Luna, a 50 anni dallo sbarco si prepara il ritorno

 16 luglio 2019

Riparte la corsa allo spazio, con nuovi protagonisti

"L'Aquila è atterrata": il 20 luglio di 50 anni fa le parole del comandante Neil Armstrong arrivarono nitide al centro di controllo della Nasa a Houston e da lì rimbalzarono sulle tv e le radio di tutto il mondo, in un entusiasmo che molto probabilmente non è stato ancora eguagliato da nessun'altra impresa umana. Quelle immagini in bianco e nero annunciavano un futuro luminoso e quasi fantascientifico, nel quale i collegamenti fra la Terra e la Luna sarebbero stati la regola, ma è accaduto solo per pochissimi anni ancora, poco più di tre, e altre sei missioni in tutto.
Lo sbarco sulla Luna era stato il risultato di una corsa allo spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica scatenata il 4 ottobre 1957 dal 'bip' del primo satellite artificiale, il sovietico Sputnik; da allora le due superpotenze avevano inseguito un record dopo l'altro senza risparmio di colpi e con un netto vantaggio iniziale dell'Urss, soprattutto quando il 3 novembre 1957 lo Sputnik 2 aveva portato nello spazio il primo essere vivente, la cagnetta Laika, e il 12 aprile 1961 era arrivato in orbita il primo uomo, Yuri Gagarin. Poco più di un mese dopo quell'evento storico, John Kennedy annunciava al Congresso l'inizio del Programma Apollo. Oggi la situazione è molto diversa: Stati Uniti e Russia sono partner nella costruzione e nella gestione della più grande struttura mai costruita fra le stelle, la Stazione Spaziale Internazionale, e collaborano a questa impresa insieme alle agenzie spaziali di Europa, Canada e Giappone. La diplomazia spaziale è subentrata alla competizione, tanto che, anche dopo la dichiarazione di voler portare di nuovo l'uomo sulla Luna nel 2024, gli Stati Uniti non vogliono farlo da soli. Hanno già annunciato, ad esempio, di voler unire le loro forze a quelle del Giappone.
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