Musica dal vivo post lockdown, il pubblico punta a piccoli eventi all'aria aperta, ecco i risultati della ricerca​

04 agosto 2020, ore 18:35

Secondo l'indagine svolta da Music Innovation Hub ed Ergo Research, solo il 25% dei frequentatori di concerti e club è disposto a continuare con lo streaming quando le restrizioni spariranno

Lo si è detto e scritto più volte: stiamo vivendo un'estate inevitabilmente molto diversa da quelle del passato, a causa della pandemia da coronavirus e di tutto ciò che, a tutti i livelli, ne è conseguito. Anche il settore della musica dal vivo, per forza di cose, è stato colpito dall'emergenza sanitaria, che per mesi l'ha praticamente e drammaticamente bloccato. In Italia, come nel resto del mondo, a cavallo tra l'inverno e la primavera tutti gli spettacoli live sono stati fermati, con gli artisti costretti a rinviare o a cancellare i concerti annunciati mesi prima e per i quali i biglietti erano stati già venduti. L'impossibilità di far assembrare le persone ha impedito lo svolgimento degli show per i quali, in molti casi, la macchina organizzativa coinvolge decine di persone, rimaste evidentemente senza lavoro. Soltanto nelle ultime settimane è ripresa l'attività dei live, con il rispetto delle restrizioni disposte dai legislatori e in moltissimi casi senza la presenza del pubblico, elemento determinante per la buona riuscita dell'evento. Una via alternativa intrapresa, in alcuni casi, è stata quella del live streaming, per permettere di gustarsi i concerti da remoto.

Musica dal vivo, i risultati della ricerca

Secondo una ricerca sulla fruizione di eventi culturali post covid di Music Innovation Hub, think tank internazionale che promuove l'innovazione nell'industria della musica, e Ergo Research, società di ricerca demoscopica specializzata nei consumi culturali, i consumatori di musica dal vivo in questo periodo cercano eventi più piccoli, all'aria aperta, integrati con live streaming. Nel dettaglio, il 74% del campione composto da frequentatori di concerti e club di Milano, afferma di aver gradito gli eventi in streaming durante il lockdown, ma solo il 25% e' disposto a continuare con questa abitudine quando le restrizioni spariranno. Insomma, la sensazione è che lo streaming venga inteso come uno strumento di emergenza, che non può evidentemente sostituire l'esperienza dal vivo, che da sempre rappresenta un unicum per chi ne è protagonista.


Musica dal vivo dopo il lockdown, parla l'esperto

Ecco le parole del direttore di Music Innovation Hub, Dino Lupelli:

"I dati sono molto incoraggianti per i piccoli eventi. L'industria musicale li ha spesso trascurati perche' non garantiscono economie di scala, hanno margini minimi. A pesare sono i permessi e le licenze amministrative, molto complessi da gestire. Eppure i piccoli eventi oltre ad essere i piu' facili da adattare alle esigenze Covid, sono anche un terreno fertile per far crescere nuovi talenti, e possono contribuire ad ampliare l'utenza, coinvolgendo persone oggi poco interessate ai grandi eventi, persone piu' in la' con gli anni e con piu' disponibilita' di spesa, come emerge dall'indagine".

Secondo Lupelli, la soluzione potrebbe essere rappresentata dalla de-regolamentazione della musica nelle strade, nei caffe', nei piccoli club, prevedendo tutti quei formati facili da fruire in modalita' distanziata. A questo proposito, Dino Lupelli chiarisce:

"I piccoli eventi possono rianimare i distretti urbani piu' colpiti dalla pandemia, rendendoli piu' attraenti per investitori, commercianti, residenti, utenti della citta'. La musica e' una parte importante della vita urbana. Storicamente, tutti i boom musicali sono fioriti da una vivace rete di piccoli locali e club musicali. Una parziale deregolamentazione dei permessi potrebbe produrre una nuova esplosione musicale".


Musica dal vivo post lockdown, il pubblico punta a piccoli eventi all'aria aperta, ecco i risultati della ricerca?
Tags: coronavirus, lockdown, Musica dal vivo

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