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10 marzo 2019

"Non è stupro, sembra un maschio", sentenza shock ad Ancona

A firmare il provvedimento sono state tre giudici donne

A firmare la sentenza che in queste ore sta facendo discutere sono state tre giudici donne. Qualche giorno fa hanno deciso di assolvere in appello due ragazzi condannati a cinque e tre anni in primo grado per violenza sessuale. La motivazione che hanno riportato nella sentenza finita al centro delle polemiche spiega che a uno dei due imputati “la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo "Vikingo" con allusione a una personalità tutt'altro che femminile quanto piuttosto mascolina". A margine, la conclusione: "Come la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare". Il procuratore generale ha chiesto di annullare la sentenza per evidenti incongruenze. A questo punto, quindi, si ripeterà il processo d’appello. “Nella decisione delle tre giudici sembra che, a pesare, sia l’aspetto fisico della donna”, fa notare il web, che in queste ore ha ribattezzato il provvedimento come “una sentenza shock”. I fatti risalgono a marzo del 2015, quando una ragazza peruviana, tornando a casa, aveva raccontato alla madre di essere stata violentata da due giovani, uno dei quali avrebbe fatto da palo all'amico. La sentenza di primo grado era arrivata il 6 luglio del 2016. Adesso, nelle motivazioni elaborate in appello dalle tre magistrate si legge: "In definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata "goliardica", trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare Melendez, inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida".

"Non è stupro, sembra un maschio", sentenza shock ad Ancona