Non ho i piedi buoni, ma mi gioco la partita, l'incredibile storia di Cristiano Rossi, alias Cris Brave

23 novembre 2020, ore 20:00

Affetto sin dalla nascita da tetraparesi spastica, una malattia che lo costringe su una carrozzina, Cris ha trovato la forza per lottare e rincorrere i propri sogni.

 “Brave” è un aggettivo inglese che, in italiano, significa “coraggioso”, “deciso”. Cris, questo appellativo, non se l’è cucito addosso da solo; sono stati i suoi amici ad “assegnarglielo”, proprio come una medaglia. Una medaglia da mostrare ed esibire con grande orgoglio e fierezza, perché i sacrifici e le sfide che un individuo deve affrontare nel corso della vita sono innumerevoli.


Una vita in salita

Ma riavvolgiamo il nastro. Cris, sin dalla nascita, è affetto da tetraparesi spastica, una forma di paralisi che limita fortemente i movimenti e che lo costringe su una carrozzina. Immaginate di tornare per un attimo bambini e di non poter correre liberi e spensierati, di non poter tirare quattro calci al pallone con gli amici e di non potervi muovere in maniera autonoma; è evidente che Cris, nonostante le cure e le attenzioni alle quali è sempre stato sottoposto, ha dovuto confrontarsi, sin dalla tenera età, con una realtà cruda e difficile. È inutile negarlo. Nel nostro paese, come in buona parte del mondo, i disabili godono degli stessi diritti degli altri cittadini, ma solo sulla carta. Sebbene nel corso degli anni siano stati fatti dei progressi per favorire l’integrazione dei disabili all’interno della società e nel mondo del lavoro, la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa. È infatti evidente agli occhi di tutti che la società attuale, contraddistinta da ritmi sempre più sostenuti e frenetici, spesso si dimentica di tutelare le persone più fragili e in difficoltà. Per non essere travolti da questo fiume in piena, bisogna sviluppare una maturità e una forza di volontà notevoli.


L’inizio di un percorso

Cris comincia a maturare questa consapevolezza all’età di quindici anni. È stanco di osservare le vite degli altri. È stanco di sentirsi inferiore agli altri. Egli avverte con forza il bisogno di esprimere le proprie emozioni e i propri pensieri e, soprattutto, di trasformare tutta la rabbia e la tensione accumulate nel corso degli anni in qualcosa di positivo e costruttivo. La sua volontà, inoltre, è quella di far capire al mondo circostante che, nonostante i piedi non glielo permettano, è pronto per scendere in campo e giocarsi la partita. Il modo migliore per raccontare sé stesso e sfogare le proprie emozioni è la musica, in particolare il rap. È proprio grazie alle sue performance che si guadagna l’appellativo “Brave” (ovvero “coraggioso”, “deciso”), che tutt’oggi porta con grande orgoglio e stile. Cris, attraverso le sue canzoni, apre le porte del suo cuore per parlare della propria vita, delle proprie esperienze, dei propri sogni e delle proprie paure. Per la prima volta decide di rompere la barriera con il mondo esterno e di far sentire la propria voce.


La svolta

Con il passare del tempo, però, la musica diventa qualcosa di più di una semplice passione. Cris vuole dimostrare a sé stesso e agli altri che la sua disabilità non potrà impedirgli di provare a realizzare i propri sogni. La voglia di costruirsi un futuro, di essere libero e indipendente è troppo forte. La forza di volontà, l’intraprendenza e la fame di vita saranno le direttrici che lo guideranno da questo momento in poi. Nel giro di pochi mesi, sempre più persone si affezionano alla sua storia e iniziano a seguirlo nei suoi video. Dopo varie collaborazioni con famosi Youtuber (tra cui i theShow) e influencer, la ciliegina sulla torta è l’esibizione live allo stadio San Siro di Milano durante il concerto di chiusura del tour di J-Ax e Fedez del giugno 2018. Sul palco de la Scala del calcio Cris si esibisce con il suo brano inedito “La Panchina”, in cui esalta il valore del sacrificio e della fatica per realizzare i propri sogni. Egli sottolinea il fatto che l’importante non è ottenere il successo a tutti i costi, ma non arrendersi mai. Attraverso questo brano, egli vuole trasmettere il messaggio che non bisogna essere ostaggi del destino. Se la vita ha deciso di non farti scendere in campo, dovrai fare tutto il possibile per cambiare le cose. E anche se, alla fine, le cose andranno male, almeno “quella panchina non avrà rimpianti”.


Un punto di riferimento

A seguito dei successi ottenuti Cris, quasi involontariamente, è diventato un vero e proprio punto di riferimento per innumerevoli disabili e un esempio per tutti. Il suo obiettivo non è quello di diventare un “paladino” della disabilità, ma di raccontare il mondo attraverso i propri occhi e di conquistare la propria libertà e indipendenza. Le persone disabili non cercano privilegi. Le persone disabili chiedono semplicemente di essere trattati allo stesso modo degli altri cittadini, di avere pari diritti, doveri e dignità. Perché, in fondo, come dice Cris, “ognuno ha le proprie disabilità. Chi più evidenti e chi meno”.
Non ho i piedi buoni, ma mi gioco la partita, l'incredibile storia di Cristiano Rossi, alias Cris Brave
Tags: Rap, Cris Brave, disabilità, Fedez, J-Ax, Musica, San Siro

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