Nuove frontiere per combattere la demenza e l'Alzheimer, avanzano gli studi sulla proteina lamina B1

24 febbraio 2021, ore 18:17 , agg. alle 12:00

Lo studio di un gruppo di ricerca dell'Università di Zurigo dimostra che Intervenire sulle cellule staminali potrà essere una svolta, anche per combattere altre patologie

È come scoprire un piccolo elisir della giovinezza, le prospettive delle persone anziane potranno cambiare, anche se ci vorrà del tempo. È noto che la capacità del cervello di generare nuovi neuroni cala con l’avanzare dell’età. Questo perché diminuisce una proteina fondamentale per la proliferazione delle cellule staminali, la lamina B1. Ebbene, aumentarne i livelli permette di svecchiare le staminali migliorando la produzione di nuovi neuroni. Lo dimostra uno studio condotto sui topi da un gruppo di ricerca capeggiato da Sebastian Jessberger del Brain Research Institute presso l'Università di Zurigo. I risultati, pubblicati sulla rivista Cell Stem Cell, potrebbero aprire nuovi scenari nella lotta alle demenze e all'Alzheimer, e non solo.

L’ingegneria genetica ci cambierà

"Quando invecchiamo, le staminali di tutto il corpo perdono gradualmente la loro capacità di proliferare", spiega il primo autore dello studio, Khadeesh bin Imtiaz. "Grazie all'ingegneria genetica e a una tecnologia di frontiera nel campo della microscopia, siamo riusciti a identificare un meccanismo associato a questo processo". I ricercatori, in pratica, hanno scoperto che la lamina B1 gioca un ruolo cruciale nella divisione delle cellule staminali neurali: localizzata nel loro nucleo, smista le proteine dannose accumulate nel tempo e le distribuisce alle due cellule figlie. Per colpa dell'invecchiamento, però, i livelli di lamina B1 si riducono: così si altera la ripartizione delle proteine dannose e di conseguenza si compromette la proliferazione. I ricercatori sono riusciti però, per la prima volta, a invertire questo processo in cavie anziane, aumentando la lamina B1: questo ha infatti permesso di migliorare la divisione cellulare e di conseguenza la produzione di nuovi neuroni.


Lo studio sulle staminali del cervello potrà aiutare anche quelli sulle altre staminali

"Ora sappiamo che è possibile riattivare le staminali invecchiate del cervello", commenta Jessberger, che è a capo del progetto. "La nostra speranza è che questo risultato possa un giorno aumentare i livelli di neurogenesi, per esempio negli anziani o in coloro che soffrono di malattie degenerative come l'Alzheimer, anche se ci vorranno molti anni per raggiungere questo obiettivo. Sebbene il nostro studio si limiti alle staminali del cervello - conclude Jessberger - è possibile che meccanismi simili si verifichino anche nell'invecchiamento di altre staminali".

Nuove frontiere per combattere la demenza e l'Alzheimer, avanzano gli studi sulla  proteina lamina B1
Tags: Alzheimer , Jessberger, staminali

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