Oggi viene celebrato il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime nelle foibe, dramma a lungo dimenticato

10 febbraio 2021, ore 12:09 , agg. alle 12:26

Istituito nel 2004, il Giorno del Ricordo, commemora ogni 10 febbraio le vittime dei massacri delle foibe e il dramma dell'esodo giuliano dalmata, avvenuti a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e della fine del conflitto; “Un orrore che colpisce le coscienze”, ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, per effetto del ridisegno dei confini tra Italia e regione balcanica, da quei territori che erano italiani prima del conflitto, e che, poi, in seguito ai trattati di pace di Parigi furono attribuiti alla ex Jugoslavia, migliaia di persone, italiane e non, scapparono lasciando tutto, case e città. Altri furono uccisi dai partigiani del dittatore comunista Josip Broz, nome di battaglia ‘Tito’, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Secondo alcune fonti le vittime di quei pochi mesi furono tra le quattromila e le seimila, per altre diecimila. In realtà, il numero degli infoibati e dei massacrati nei lager di Tito - nel periodo tra il 1943 e il 1947 - furono almeno 20mila; gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case almeno 250mila.

La terribile morte in foiba

Le vittime, dopo i rastrellamenti, venivano portati nei pressi delle foibe, che sono delle grandi caverne verticali, tipiche degli altipiani carsici del Friuli Venezia Giulia e dell’Istria. Dopodiché, venivano legate tra loro con un lungo fil di ferro stretto ai polsi, e schierate sugli argini delle foibe. Quindi si apriva il fuoco trapassando, a raffiche di mitra, non tutto il gruppo, ma soltanto i primi tre o quattro della catena, i quali, cadendo giù, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, legati a chi era stato già ucciso, tra sofferenze atroci. Soltanto nella zona triestina, tremila sventurati furono gettati nella foiba di Basovizza e nelle altre foibe del Carso.

La tragedia delle foibe a lungo negata

La Presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, nel corso della cerimonia tenuta alla Camera, ha definito il dramma delle foibe, “una verità per troppo tempo dimenticata, la Storia”- ha aggiunto - “non è un racconto di parte”, alludendo così alla questione storiografica e politica del mancato racconto di questa pagina della Storia italiana ed europea, per decenni. Sulle foibe, sulle deportazioni e sugli esodi di massa dai territori di Istria e Dalmazia, si è a lungo taciuto, fino al 1989 quando, con il crollo del muro di Berlino e la crisi dei regimi comunisti sovietici,  si cominciò a squarciare il velo dell’oblio. Il 3 novembre 1991, l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, in una visita alla foiba di Basovizza, chiese perdono per un silenzio durato cinquant’anni.

Il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Nel Giorno del Ricordo 2021, anche il Capo dello Stato Mattarella ha ricordato nel suo messaggio: "Le sofferenze, i lutti, lo sradicamento, l'esodo a cui furono costrette decine di migliaia di famiglie nelle aree del confine orientale, dell'Istria, di Fiume, delle coste dalmate… L’orrore delle foibe colpisce le nostre coscienze", ha sottolineato Mattarella

Oggi viene celebrato il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime nelle foibe, dramma a lungo dimenticato
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