Razzismo, il rugbista Mbandà insultato in strada

29 novembre 2019, ore 18:58

Lo ha raccontato lo stesso giocatore della nazionale con un post su Facebook: "Solitamente cerco di farmi scivolare addosso certe frasi stupide, stavolta no"

Nuovo caso di razzismo nei confronti di un personaggio dello sport. Il nazionale italiano di rugby Maxime Mbandà, nato a Roma da madre italiana e padre congolese, e giocatore delle Zebre di Parma, racconta su Facebook un episodio avvenuto ieri sera, in strada a Milano, durante una lite con un automobilista. "Ieri sera, dopo anni che non mi succedeva, ho subito un atto di razzismo. Giusto appunto due giorni fa, rispondendo a una domanda, dissi che i miei genitori mi avevano insegnato sin da piccolo ad affrontare gli episodi di razzismo col sorriso, ma questa volta no. Sentirsi dire, da cittadino italiano e mulatto quale sono “Vattene negro di merda, tornatene al tuo paese” (parole tutte reperibili in qualsiasi dizionario Treccani), mi ha letteralmente ferito, deluso, danneggiato moralmente e mi ha fatto riflettere tutta la notte. "Questa volta - aggiunge Mbandà - non erano frasi dette da un bambino che avrebbe potuto semplicemente ed ingenuamente ripetere ciò che poteva aver sentito da genitori, altri bambini, televisione o qualsiasi altra fonte". "Solitamente - prosegue sul suo profilo Facebook il rugbista - cerco di farmi scivolare addosso tutte quelle frasi stupide che vengono passate come barzellette o frasi scherzose riguardante i negri o comunque gli immigrati in generale, ma questa volta no. Sono nato in Italia da una donna sannita di Pannarano, un paesino in provincia di Benevento e da un uomo congolese, venuto in questo Paese con una borsa di studio a 19 anni e diventato un Medico Chirurgo sapendo solo lui le difficoltà a cui sia andato in contro. Sarò sempre quel 'negro' che alcune persone ignoranti usano con quel tono dispregiativo e sarà sempre italiano, che la gente lo voglia o no". Mbandà nel post si dice "fiero di essere il risultato dell'unione di due culture diverse" e assicura di essere pronto a battersi "sempre affinché vengano rispettati i diritti di cittadino italiano e del mondo miei e di qualsiasi altra persona che abbia una storia analoga alla mia e che si possa chiamare Mario, Giulia, Juan, Xiang, Mohamed".
Razzismo, il rugbista Mbandà insultato in strada

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