Roberto Speranza a RTL 102.5: “Il covid un problema aperto. C’è un’indicazione delle due organizzazioni internazionali di riferimento: dose di richiamo sopra i sessanta anni"

27 agosto 2022, ore 09:25

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, è stato ospite questa mattina durante Non Stop News con Barbara Sala, Luigi Santarelli e Massimo Lo Nigro

IL VAIOLO DELLE SCIMMIE

Dobbiamo come sempre tenere un atteggiamento di cautela e di prudenza però senza arrivare ad allarmismi che non sarebbero giustificati. L’Istituto Superiore di Sanità fa un monitoraggio costante e attento, le autorità scientifiche presidiano con attenzione tutti questi temi e credo che dobbiamo seguire l’evidenza scientifica e avere un atteggiamento di cautela e prudenza, senza allarmismi”.

LA CAMPAGNA VACCINALE E LA QUARTA DOSE

Il covid è ancora un problema aperto. Abbiamo strumenti che nei primi mesi più difficili non avevamo. La campagna di vaccinazione in Italia ha avuto un impatto straordinariamente positivo. Il vaccino ha una prima funzione fondamentale, ovvero ridurre l’ospedalizzazione ed evitare che ci siano ricadute troppo pesanti sul nostro Servizio Sanitario Nazionale. L’oltre 90% di persone che in Italia ha fatto il vaccino sopra i dodici anni ci ha messo in condizione di affrontare anche i numeri significativi del contagio degli ultimi mesi in modo più positivo. Ora c’è un’indicazione delle due organizzazioni internazionali di riferimento, l’Agenzia Europea del Farmaco e il Centro Europeo per il controllo e la sorveglianza delle malattie, che invitano tutte le persone sopra i sessanta anni a un’ulteriore dose di richiamo. Noi siamo partiti in Italia, dobbiamo insistere su questo punto, si tratta di proteggere i più fragili. Al momento l’indicazione è sopra i sessanta anni e i fragili di ogni età. Come sempre l’Italia seguirà le indicazioni delle autorità scientifiche internazionali”.
Si ha l’impressione che in pochi over 60 sono andati a farsi vaccinare. “Intanto siamo oltre due milioni e novecentomila persone che hanno fatto la quarta dose. Dobbiamo insistere, questa percentuale deve crescere. L’auspicio è che con la ripresa di settembre ci possa essere un aumento delle persone che decidono di proteggersi anche in vista della stagione che per il covid è la più complessa tradizionalmente, quindi autunno e inverno. Il mio appello alle persone sopra i sessant’anni è di prenotare la quarta dose, uno scudo importante. Sono in corso procedure per l’autorizzazione dei nuovi vaccini, la capacità dei vaccini di prevenire le ospedalizzazioni è positiva. La scienza continua ad adeguare le proprie indicazioni all’evoluzione delle varianti. I vaccini che abbiamo oggi sono utili e positivi. Lo dimostra il fatto che rispetto a quando non avevamo i vaccini possiamo consentirci anche numeri di circolazione più alti senza un impatto particolarmente grave sulle nostre strutture sanitarie. Il mio appello alle persone sopra i sessant’anni o alle persone fragili è di prenotare subito un’ulteriore dose di vaccino in vista dei mesi più complicati, tradizionalmente autunno e inverno”.

LE ELEZIONI E LA CAMPAGNA VACCINALE

L’esito delle elezioni rischia di influenzare la campagna vaccinale? “Spero davvero di no da ministro della salute ma sono anche candidato nella lista dei democratici e progressisti nella città di Napoli. Vorrei che tutte le forze politiche assumano un impegno di fronte agli italiani, cioè che il diritto alla salute viene prima di ogni altro interesse e continuare a mettere al centro l’evidenza scientifica. A volte ci sono opinioni antiscientifiche che non ci aiutano. La battaglia contro il covid è ancora aperta, io faccio appello a tutti i leader politici di dire che dopo il 26 settembre si continua con la stessa determinazione nella campagna di vaccinazione. Chiedo a tutti di dirlo, anche alle forze politiche dove ci sono stati elementi di ambiguità. Ad esempio dentro Fratelli d’Italia, nella Lega, ci sono state posizioni che sembrano fare l’occhiolino ai no-vax. Su questo tema non bisogna dividersi. I vaccini non sono una questione politica, ma sono un presidio fondamentale che ci ha consentito di chiudere la stagione più drammatica del covid e di gestire in maniera diversa questa fase in cui abbiamo la circolazione virale alta. Basta ambiguità, lo dico a Salvini, Meloni, sui vaccini si dicano parole chiare. Dobbiamo considerare che qualsiasi cosa accada dopo il 25 settembre, il Paese continuerà sulla linea del rispetto dell’evidenza scientifica, non possiamo permetterci errori su una materia così delicata”.

LE MASCHERINE A SCUOLA

Siamo gradualmente passati da una dinamica di obblighi a una dinamica di raccomandazioni. La raccomandazione non significa un divieto, ma che in tutte le situazioni in cui c’è bisogno di proteggersi, la mascherina va usata. Questo vale in tutte le fasi della vita di una persona. La mascherina per me resta uno strumento molto utile e quindi uno strumento che per me resta ancora indispensabile. Gradualmente noi abbiamo superato l’elemento dell’obbligo anche perché ora le persone sono più consapevoli e questo ci mette nelle condizioni di avere un elemento di responsabilità in più da parte di ciascuno”.
Quindi a settembre la mascherina a scuola sarà obbligatoria? “Alla partenza sicuramente no, poi si valuterà il quadro epidemiologico passo dopo passo. L’auspicio è che si possa utilizzare il tema della raccomandazione e della responsabilità individuale rispetto all’obbligo. Sarei un po’ più cauto nel dire no mascherina. No obbligo non significa no mascherina, questo vale per uno stadio, per una serata al cinema o al teatro. Dire che non c’è l’obbligo significa assumere sempre un elemento di responsabilità individuale. Se ci sono situazioni di particolare rischio, la mascherina è sempre utile. Una raccomandazione non significa in maniera secca no mascherina, ma su tutti gli ambiti”.
Secondo lei la dovremmo indossare anche senza obbligo? “Quando è necessario. Se mi trovo in un posto con numero significativo di persone, oppure in un posto dove non ci sono finestre aperte, anche senza obbligo uso la mascherina. La mascherina è uno strumento utile e in alcune condizioni è uno scudo importante. Le condizioni vanno valutate di volta in volta. Se capito in una riunione che dura diverse ore in un luogo parzialmente chiuso preferisco mettere la mascherina perché mi sento più protetto”.

LA CAMPAGNA ELETTORALE E L’ABORTO

Anche il tema dell’aborto è entrato in campagna elettorale. “Noi abbiamo una norma nazionale che ha introdotto il diritto di interruzione di gravidanza che io credo vada difesa in maniera molto forte e netta. La mia opinione personale è che la sentenza arrivata dagli USA, un po’ l’eredità di Trump e della destra americana, abbia cancellato con un tratto di penna cinquant’anni di diritti e di conquiste sul lato delle donne. Credo che questo sia un punto su cui riflettere. Noi dobbiamo creare condizioni per cui la norma vigente sia pienamente applicata, questo è il punto. Le regioni devono seguire le indicazioni di questa normale dello Stato, una norma su cui c’è stata un’espressione di natura referendaria nel nostro Paese dall’esito molto chiaro e netto. Penso che sui diritti delle donne non si possa arretrare di un millimetro e anche su questo credo sia importante che ciascuna forza politica dica come la pensa fino in fondo. Se c’è chi la pensa come Trump credo che è giusto che gli italiani lo sappiano”.
Ci sono delle regioni in cui c’è un medico non obiettore in tutta la regione. “Dobbiamo creare condizioni in cui in ogni territorio questo diritto che è riconosciuto dalla legge possa essere esercitato. La norma stessa prevede l’obiezione di coscienza, un diritto riconosciuto dalla legge dentro un equilibrio. Al tempo stesso dice che se sul piano individuale questo diritto è riconosciuto alla singola persona, non può avere come conseguenza il non esercizio del diritto da parte del cittadino, quindi qualora una persona fa obiezione di coscienza, il servizio sanitario nazionale deve garantire quel servizio trovando un’altra persona perché quel diritto venga esercitato. La legge 194 è una legge positiva che dobbiamo difendere e se qualcuno ha in testa di mettere mano a quella norma è bene che lo dica con chiarezza perché gli italiani devono scegliere e sapere a cosa si va incontro. Se lo scenario è all’americana, in cui si cancellano questi diritti, è bene che lo si dica con chiarezza”.
La riforma del titolo quinto. “Credo che questo dibattito sia molto delicato, la mia opinione è che dobbiamo lavorare per trovare un equilibrio tra poteri di indirizzo, di monitoraggio e controllo nazionali e una gestione che oggi è regionale. Non è una discussione semplice, è una mia opinione. Non credo nell’idea degli ospedali gestiti da Roma, però penso che alcuni elementi di sbilanciamento nei confronti del territorio possano essere visti ma non è una materia semplice e personalmente la terrei anche fuori dalla campagna elettorale. Il nostro Paese ha oscillato troppo tra postazioni ultrafederaliste e una versione neocentralista. Penso che il punto sia trovare un punto di equilibrio vero. Alcune proposte che vedo di autonomia differenziata non mi convincono perché rischiano di acuire ancora di più questa distanza e differenziazione tra i territori che non ci deve essere”.


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