Sabato 3 luglio 1971: il giallo mai risolto della morte di Jim Morrison. Il “Re lucertola” in fuga da se stesso e dalla paranoia americana

03 luglio 2021, ore 11:19 , agg. alle 12:16

A cinquant’anni di distanza, non è ancora stata chiarita la dinamica del decesso del cantante dei Doors in un appartamento parigino. Le reticenze della sua fidanzata Pamela Courson su un traffico di droga tra i vip e la pista del locale frequentato dalla star

Mentre spuntava l’alba di quel fatale sabato 3 luglio 1971, Pamela Courson ripeteva la sua versione dei fatti ai poliziotti accorsi nell’appartamento di Rue de Beautreillis 17, nel quartiere di Marais, cuore di Parigi. Nella vasca da bagno era stato ritrovato senza vita il suo fidanzato, il cantante dei Doors Jim Morrison. Pamela, tossicomane all’ultimo stadio, sosteneva che avesse trascorso insieme al suo uomo le ore della sera precedente. Avevano preparato una cena leggera, ascoltato un po’ di musica, visto un filmino delle vacanze in Spagna e Marocco, infine si erano addormentati. Ma Jim si era sentito male e Pamela si era preoccupata. Gli aveva proposto di chiamare un dottore, ma lui l’aveva rassicurata: “Vado a farmi un bagno caldo, mi passerà”. La ragazza era tornata a letto: più tardi l’avrebbe trovato ormai esanime, nella stessa posa di Marat assassinato da Carlotta Corday nel quadro di David. Morte per cause naturali, decretò il medico legale Max Vasille, chiamato a valutare il caso. Vasille voleva partire per le vacanze, aveva fretta, valutò che non vi fosse bisogno di un’autopsia. Il corpo di Morrison fu chiuso in fretta in una cassa. Neppure il manager dei Doors Bill Siddons, volato a Parigi col primo aereo da Los Angeles, riuscì a vederlo. Jim fu seppellito nel cimitero monumentale di Pere Lachaise, lo stesso di Edith Piaf, Chopin, Oscar Wilde. Da quel giorno la sua tomba è meta di pellegrinaggio di milioni di fans.


Pamela e il conte Jean

Ma la Courson, che sarebbe a sua volta scomparsa nel ‘74 per un’overdose, aveva detto tutto quel che sapeva? Tra le sue telefonate in quelle ore convulse vi fu anche quella a un sordido personaggio, il conte Jean de Betreuil, suo amante occasionale. Jean era a letto con Marianne Faithfull, la ex compagna di Mick Jagger. Saputo della morte di Morrison, preparò una fuga a Marrakesh, non prima di aver intimato alla Courson di far sparire tutto “il materiale compromettente” che era nella casa di Rue de Beautreills. Il playboy era lo snodo inattaccabile dello smercio di droga pesante per le star dello spettacolo. Nessuno gli avrebbe stretto le manette ai polsi, ma per lui e la Faithfull era meglio cambiare aria. Se lo avessero interrogato, sarebbe venuto alla luce il suo ruolo nella gestione del traffico di eroina che dalla Corsica e da Marsiglia stava invadendo Parigi, dove una delle basi era il locale Rock’n’Roll Circus, frequentato anche dai Pink Floyd. E al Circus, stando a testimonianze di molti anni dopo, Morrison potrebbe aver passato le sue ultime ore. Senza tornare vivo a casa.


Il corpo nella Mercedes

 Stando alla ricostruzione ufficiale della Courson, Jim avrebbe trascorso il pomeriggio di venerdì 2 luglio con un amico, il cineasta Alain Ronay (uno dei campioni della nouvelle vague da lui frequentati, come Agnes Varda, Jacques Demy e Francois Truffaut), con il quale avrebbe mangiato qualcosa prima di infilarsi da solo in un cinema per un film con protagonista Robert Mitchum, “Pursued”. Qui le sue tracce si perdono. Pamela sostiene che Morrison sia tornato a casa a tarda sera. Gestori e camerieri del Rock ‘N’ Roll Circus avrebbero invece affidato a un libro-verità del 2007 il racconto di quei momenti cruciali. Jim sarebbe entrato nel locale e avvicinato da due spacciatori conosciuti nell’ambiente come il Corso e Robertino. Lo avrebbero fatto ubriacare, e poi accompagnato alla toilette per sniffare della “roba” evidentemente tagliata male. In questa narrazione, è qui che muore la star. Avvolto in un lenzuolo-sudario, il corpo di Jim sarebbe stato a questo punto caricato su una Mercedes in attesa davanti all’ingresso posteriore del Circus, e riportato a casa da Pamela. La messinscena del bagno caldo, in tale scenario, sarebbe servita per confondere le idee agli investigatori sull’esatta ora del decesso. Comunque sia andata, il giallo resta irrisolto. Il finale più suggestivo è quello che vuole Morrison vivo, dopo aver - da bravo ex studente di cinematografia all’UCLA - costruito la sceneggiatura della sua falsa morte. Di certo, voleva scappare dalle pressioni insostenibili del rock business, e da grane giudiziarie per atti osceni in America. Sognava di rifugiarsi in Africa sotto falso nome per scrivere poesie, come il suo mito Rimbaud. E in questi cinquant’anni sono molti a giurare di averlo avvistato, sovrappeso, invecchiato e irriconoscibile, ma con quel suo sorriso obliquo ancora stampato in faccia.

Sabato 3 luglio 1971: il giallo mai risolto della morte di Jim Morrison. Il “Re lucertola” in fuga da se stesso e dalla paranoia americana
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