Siccità di Paolo Virzì è il racconto di un futuro che assomiglia ad un presente che rifiutiamo di considerare

08 ottobre 2022, ore 09:00

Presentato fuori concorso alla 79esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, Siccità è una fotografia disumana di quello che siamo e di quel che potremo essere

Dopo essere approdato al Lido di Venezia, il nuovo film di Paolo Virzì Siccità, esce nelle sale cinematografiche, conquistando i favori della critica ma soprattutto del pubblico che sembra premiare la pellicola al botteghino. Nella giornata di mercoledì ha guadagnato la prima posizione del box office italiano, grazie a un incasso di 68.954 euro, per un totale complessivo di 803.732 euro.


SICCITA’, LA TRAMA DEL FILM

A Roma non piove da tre anni e la mancanza d'acqua stravolge regole e abitudini. Nella città che muore di sete e di divieti si muove un coro di personaggi, giovani e vecchi, emarginati e di successo, vittime e approfittatori. Le loro esistenze sono legate in un unico disegno, mentre cercano ognuno la propria redenzione.


SICCITA’, UNO ZOMBIE MOVIE MASCHERATO DA COMMEDIA

Un’umanità sorda e disgraziata, che ha smarrito l’esistenza per ridursi alla mera sopravvivenza. Non c’è spazio per le risate in questa commedia all’italiana contemporanea, forse perchè non c’è più niente da ridere in un mondo che stiamo martoriando giorno dopo giorno, tra la totale indifferenza. E’ una Roma bruciata e arsa quella raccontata da Virzì, dove anche il Tevere è un malinconico ricordo e dove l’acqua è diventata un bene riservato solo ad alcuni. Si, perchè Siccità utilizza come espediente narrativo questo futuro utopico come pretesto per parlare di oggi e di una società sempre più classista, divisa da un divario incolmabile tra potenti e poveri, i primi interessati solo alla spettacolarizzazione del proprio io, tra social e tv, mentre il popolo sempre più assetato con le persone che, lentamente hanno assunto le sembianza di veri e propri zombie. Come in un film di George Romero o in una puntata qualsiasi di The Walking Dead, anche i personaggi di Siccità sono cadaveri ambulanti in preda ad un sonno contagioso che rischia di uccidere più di qualsiasi virus.  Un cast stratosferico dove ogni attore fa a gara ad essere più bravo dell’altro. Svetta su tutti senza ombra di dubbio un Valerio Mastandrea addolorato e assuefatto da una depressione contagiosa. Perfino Max Tortora abdica al suo solito ruolo di comico a tutti i costi e, pur avendo due o tre momenti dove concederà un briciolo di sorriso allo spettatore, si presta per una parte drammatica da brividi. Come non citare Silvio Orlando che qui interpreta un carcerato sulla falsariga dei personaggi della commedia anni 60 di Monicelli, ma che contrariamente a loro, sembra trovare conforto solo dal carcere da cui fatica ad evadere. Tra le immagini più inquietanti ed evocative della pellicola c’è sicuramente questo campo lungo con un Tevere totalmente prosciugato, dove al posto dell’acqua proliferano batteri, scarafaggi e la terra bruciata dal sole. Cosa ci vuole dire Virzì? Non ci sono pretese da parte dell’autore di voler per forza insegnare qualcosa allo spettatore, c’è solo la volontà di mostrare cosa potrebbe succedere se non invertiamo la rotta in un film inquietante e sconvolgente, ma anche molto elegante e scorrevole. Forse uno dei migliori prodotti italiani in questo 2022, o comunque il più originale.


Siccità di Paolo Virzì è il racconto di un futuro che assomiglia ad un presente che rifiutiamo di considerare
Tags: Paolo Virzì, Siccità, Valerio Mastrandea

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