Smartphone come una casa, quando lo dimentichiamo o lo perdiamo, rischiamo di diventare dei senzatetto virtuali

12 maggio 2021, ore 11:26 , agg. alle 16:30

Uno studio realizzato dalla University College London racconta l'esperienza sempre più identificativa dell'uso del cellulare: dentro ci mettiamo talmente tanto di noi, che se non lo portiamo con noi, ci sentiamo persi, senza casa

A quanti di noi è capitato di dimenticare il cellulare a casa e, immediatamente, realizzare di sentirsi persi, tagliati fuori dal mondo? Questa che sembra solo una sensazione del tutto individuale, in realtà, secondo i ricercatori, non lo è. Un recente studio, messo a punto dall'University College London, ha dimostrato che lo smartphone può essere assimilato, addirittura, a un casa.


Lo studio

Un team di 11 antropologi ha trascorso 16 mesi a documentare l'uso dello smartphone in 9 Paesi in Africa, Asia, Europa (tra cui l'Italia) e Sud America, con particolare attenzione agli anziani. L'analisi, pubblicata su The Global Smartphone: Beyond a youth technology, ha rivelato come siamo dei "senzatetto" quando perdiamo i telefonini, perché è lì che esprimiamo sempre più la nostra personalità, i nostri interessi e valori. Li adattiamo alle esigenze e abbiamo "barattato" il tempo trascorso faccia a faccia con la famiglia e gli amici con le ore "a casa" sui nostri smartphone. Secondo il curatore della ricerca e autore del libro che ne è nato, Daniel Miller,  il peso degli smartphone mette in rilievo ancora di più le differenze che derivano dall'esclusione digitale.

Una comunicazione arricchita

Secondo la ricerca, grazie ad alcuni "supplementi" di comunicazione quali emoji, gif, immagini,  l'uso dello smartphone sicuramente ha valicato i confini della parola scritta. Intere conversazioni infatti, o importanti sottolineature di esse,  possono avvenire attraverso le immagini. La fotografia è sempre più "funzionale", cioè scattiamo foto per registrare e archiviare informazioni. Se un concetto, trasferito in una frase, non ci sembra efficace, possiamo arricchirlo con una "faccina" o allegarci un'immagine.


Quando lo smartphone avvicina 

A volte, grazie allo smartphone, si sono rinsaldati i legami familiari, lo abbiamo visto, quando il lockdown ha separato figli e genitori, fidanzati e nonni  e nipoti. Ma non è solo in situazioni eccezionali che la videochiamata vale come un biglietto aereo. Secondo la ricerca dell'University College London, in Cile e in Italia, ad esempio, i dispositivi hanno consentito e  consentono ai migranti di ritrovarsi  contemporaneamente sia con le persone del loro paese d'origine sia con coloro con cui convivono. E lo smartphone può fare anche da collante sociale, con le sue funzioni legate alle riunioni virtuali.  In Camerun, per esempio, il cellulare sta aiutando la classe media a creare una nuova sfera pubblica per il dibattito politico. In Irlanda, gli smartphone hanno contribuito a rinvigorire la vita delle persone anziane facendola ruotare attorno a tante attività, visto anche l'innalzarsi dell'età pensionabile. Le osservazioni in Brasile, invece, hanno portato alla creazione di un manuale di 150 pagine di best practice per l'utilizzo di WhatsApp per la salute. Infine, in Cina, molte persone anziane si identificano positivamente con gli smartphone, poiché li ritengono una spinta che aiuta il Paese a superare altre economie avanzate, abbracciando le nuove tecnologie.

Smartphone come una casa, quando lo dimentichiamo o lo perdiamo, rischiamo di diventare dei senzatetto virtuali
Tags: cellulare, smartphone, UniversityCollegeLondon

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