Storia di Marco Pantani, dai trionfi in bicicletta alla cocaina, fino alla morte avvolta dal mistero

18 aprile 2021, ore 10:00 , agg. alle 09:57

Marco Pantani è stato un ciclista eccezionale e capace di emozionare la gente; nel 1999 mentre si preparava al secondo trionfo al Giro d'Italia è stato pizzicato con l'ematocrito alto: peccato veniale, ma lo scalatore non si è più ripreso; è finito nel vortice della depressione e della cocaina, trovato morto a 34 anni in circostanze ancora non del tutto chiarite

1994 ESPLODE UN FENOMENO

Il grande pubblico del ciclismo conosce Marco Pantani il 4 giugno: al Giro d’Italia c’è la tappa Lienz-Merano, il giovane scalatore romagnolo si impone con uno scatto nel finale. La vera impresa arrivata il giorno successivo, una autentica cavalcata verso il successo nella frazione tra Merano e Aprica. Gli esperti capiscono al volo che è nato un campione, che nelle ultime tappe cercherà addirittura di vincere il Giro. A Milano sarà secondo, dietro a Evgeni Berzin, ma davanti al monumento Indurain. In quell’anno Marco Pantani è protagonista anche al Tour de France, chiuso in terza posizione.

1995 I PRIMI INCIDENTI

Non è un anno fortunato, ma qualche arriva comunque qualche soddisfazione. Parte male: in primavera viene investito durante un allenamento, deve saltare il Giro d’Italia. Si rifà al Tour de France dove vince due tappe in montagna, una sulle Alpi, una sui Pirenei. Medaglia di bronzo al mondiale in Colombia. A ottobre altro incidente alla Milano-Torino, investito da un’auto in contromano, la frattura scomposta di tibia e perone mette la sua carriera a rischio. Il 1996 è contraddistinto da un lento, faticoso, ma riuscito recupero

1997 IL GATTO NERO

Pronto a essere protagonista al Giro, esce di scena nei primi giorni, caduta in discesa dal valico di Chiunzi, in costiera amalfitana. La caduta di parte del gruppo è provocata da un gatto che attraversa la strada proprio mentre transitano i corridori. Marco Pantani recupera per il Tour del France. Il suo rendimento alla Grande Boucle è altalenante, due tappe vinte sulle Alpi ma anche qualche momento di difficoltà. Comunque sul podio a Parigi, terzo.


1998 DOPPIETTA DA FAVOLA

L’anno più bello: vince Giro e Tour. Nella storia l’accoppiata è riuscita soltanto a sette ciclisti, prima di lui Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Steven Roche e Miguel Indurain. Al Giro prova ad attaccare fin dalle prime tappe, ma lo svizzero Zulle ( che stravince la crono a Trieste) sembra poter controllare tranquillamente. Ma negli ultimi giorni in montagna il Pirata batte e stacca Zulle e anche Tonkov, e si difende bene nella crono di Lugano. Arriva a Milano in maglia rosa. Al Tour si presenta fuori forma, aveva deciso di non partecipare, cambia idea a due settimane dal via alla morte di Luciano Pezzi, suo mentore, scopritore, confidente. Nelle prime tappe fatica a carburare, la condizione migliora via via: sui Pirenei un secondo posto e una vittoria, poi il capolavoro sulle Alpi: vittoria in solitaria a Les Deux Alpes, affossato Ulrich, maglia gialla conquistata e portata fino a Parigi, 33 anni dopo Felice Gimondi, ultimo italiano a vincere il Tour prima del Pirata.


1999 FINE DI UN SOGNO

In grande condizione fin dall’inizio della stagione, prova a vincere già alla Milano-Sanremo, che non è corsa da scalatori. Al Giro domina: vince sul Gran sasso con condizioni meteo proibitive; in maglia rosa sul Fauniera, il giorno successivo sulla salita verso il santuario di Oropa gli salta la catena, gli avversari ne approfittano, non lo aspettano, scattano. Innervosito dall’imboscata, fa vedere di cosa è capace Marco Pantani: a uno a uno li rimonta tutti e arriva primo al traguardo. Poi vince e stacca tutti a Pampeago e ancora a Madonna di Campiglio. Classifica 5’38” su Savoldelli, 6’12” su Gotti. Prima della penultima tappa, controlli del sangue: ematocrito alto, 51,8; sospensione di 15 giorni, addio Giro. E addio Marco Pantani.


IL GIALLO DEL 5 GIUGNO

Pantani ritiene di essere stato vittima di un complotto. C’è nebbia intorno alla sua esclusione per ematocrito alto, le ricostruzioni in effetti sono confuse. Il suo staff racconta che la sera prima l’ematocrito era a 48. Più è alto questo valore, più ossigeno c’è nel sangue, meno si sente la fatica; ma sopra 51 c’è rischio coagulazione. L’assunzione di EPO fa salire l’ematocrito, i controlli antidoping non hanno rilevato tracce di eritropoietina. Pantani nel giro di pochi minuti perde lo scettro di re del ciclismo e subito si sente appiccicata addosso l’etichetta del dopato. Non è più riuscito a superare questo momento. Non ha mai più raggiunto i livelli di prima, è entrato nella spirale della depressione e della droga. Emblematiche le sue parole dopo Campiglio:  «Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile.»


Storia di Marco Pantani, dai trionfi in bicicletta alla cocaina, fino alla morte avvolta dal mistero

2000 FUOCO DI PAGLIA

Il Pantani corridore imprendibile in salita non si vede più, la vicenda di Madonna di Campiglio lo ha segnato nel profondo, non ha saputo superare quello che per altri sarebbe stato un piccolo incidente di percorso. In fondo ha subìto soltanto una sospensione di 15 giorni, ma l’incantesimo ormai si era rotto. Marco ha pensato di scendere per sempre dalla bici, lo hanno convinto a proseguire, ma senza risultati di rilievo. Al Tour de France anima la salita al Mont Ventoux insieme a Lence Armstrong, che al traguardo gli lascia strada. Marco non gradisce il gesto di Armstrong ( peraltro poi inelegantemente rinfacciato) e qualche giorno più tardi a Couchevel trionfa in salita come ai vecchi tempi. Ma è soltanto l’ultimo squillo di un campione che già si sente un ex.


DROGA DEPRESSIONE E MORTE

Ai margini del grande ciclismo, Marco si fa investire dalla depressione e si rifugia nella droga. Evita gli amici che cercano di salvarlo, inizia a frequentare brutte compagnie. Viene coinvolto anche in querelle giudiziarie. Il 14 febbraio 2004 il cadavere di Marco Pantani viene trovato in una stanza del Residence Le Rose di Rimini. L’autopsia rileva che la morte è stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente ad un'overdose di cocaina e, secondo una perizia effettuata in seguito, anche da psicofarmaci. Ma anche sul decesso di Marco Pantani c’è un giallo. Alcuni particolari non tornano: la madre del Pirata ha fatto portato avanti la tesi secondo cui suo figlio sia stato ucciso e che il decesso per overdose sia frutto di una montatura atta a depistare. Non convince la stanza trovata danneggiata e in grande disordine: un uomo da solo, pur sotto l’effetto di stupefacenti, difficilmente avrebbe potuto creare quel trambusto; le tracce di sangue sul pavimento sembrano suggerire che il corpo sia stato trascinato. Ma chi può aver avuto interesse a uccidere Pantani? Una pista porta a spacciatori e malavitosi con cui era venuto a contatto. Tonina, la madre, ipotizza un complotto del mondo del ciclismo che avrebbe voluto far tacere Marco per sempre, magari per insabbiare uno dei tanti scandali che hanno macchiato il movimento. Ma su questo fronte non sono stati trovati riscontri. Marco Pantani, morto a 34 anni, riposa nel cimitero di Cesenatico. 


Tags: ciclismo, doping, ematocrito, giallo, Giro d'Italia, Marco Pantani, morte, Pirata, Tour de France

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