Vertice Usa-Russia, Biden e Putin dicono no alla guerra nucleare e sì al ritorno degli ambasciatori

16 giugno 2021, ore 19:51

Ricco il menù: i cyber-attacchi, i diritti umani, l'aggressione contro l'Ucraina, la stabilità strategica, il clima, il mondo post-pandemia, oltre a tutte le crisi regionali, dall'Ucraina alla Siria, passando per Libia, Afghanistan e nucleare iraniano

“Un discreto successo, abbastanza bene’’: così fonti interne alle due delegazioni hanno definito il primo vertice tra il presidente americano Joe Biden e l'omologo russo, Vladimir Putin. Nel menù, molto intenso, ci sono stati i cyber-attacchi, le interferenze nelle ultime due elezioni presidenziali americane, la violazione dei diritti umani, l'aggressione contro l'Ucraina, la stabilità strategica, il clima, il mondo post-pandemia, oltre a tutte le crisi regionali, dall'Ucraina alla Siria, passando per Libia, Afghanistan e nucleare iraniano.


Il caso Navalny

Affrontato pure il 'caso Navalny' e quello dei due ex marine statunitensi, trattenuti in Russia, Paul Whelan e Trevor Reed: il capo del Cremlino in particolare ha negato tutte le accuse sollevate nei suoi confronti, compresa quella di essere il responsabile del tentato avvelenamento dell'oppositore Alexsei Navalny, qualificato pubblicamente da Putin ancora una volta come un trasgressore della legge russa. E a proposito degli ambasciatori, i due leader hanno deciso fra domani e dopodomani il ritorno appunto degli ambasciatori a Mosca e Washington. Non solo. In una dichiarazione congiunta è stato confermato il via al dialogo sugli armamenti, perché ‘la guerra nucleare è da evitare a tutti i costi’. Putin dal suo canto al termine in conferenza stampa (al chiuso) ha parlato di un incontro non ostile, molto costruttivo e proficuo, e ha elogiato il collega come un grande uomo di Stato, equilibrato, ragionevole e di esperienza, ’diverso da Trump’; Biden da parte sua prima ha salutato con il pollice alzato alla fine dell’appuntamento, poi in conferenza stampa (all’aperto) ha affermato che è sempre meglio vedersi di persona e che i rapporti devono essere stabili, ha definito l’appuntamento buono, senza attriti, ma ha aggiunto che l’obbiettivo resta quello di proteggere i valori americani, e che quindi il tema dei diritti umani, vedi per esempio vicenda Navalny, rimane essenziale.


La stretta di mano

E tutto era iniziato con una stretta di mano, in barba a tutte le misure anti-Covid. A ospitare l'atteso summit Villa La Grange a Ginevra, in Svizzera, dove i due leader hanno parlato per 4 ore. Con loro, i rispettivi capi della diplomazia, Antony Blinken e Sergei Lavrov, mentre le delegazioni allargate li hanno raggiunti in un secondo momento. Biden era arrivato in città ieri, ultima tappa del tour europeo dopo il G7 in Cornovaglia e il summit Nato e con l'Ue a Bruxelles, in cui ha reclutato gli alleati nella 'guerra' contro i regimi autocratici. Putin ha raggiunto la villa in tardi mattinata, stranamente in orario: il leader del Cremlino è famoso per far attendere a lungo la controparte, non meno di 45 minuti; non si è salvato nessuno negli anni, neanche il Papa, che nel 2015 attese per oltre un'ora al Vaticano che si presentasse. E la scelta di Ginevra come sede rimanda al vertice tra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov nel 1985: la villa, controllata da imponenti forze di sicurezza, è simmetrica e ha permesso ai due leader di avere lo stesso quantità di stanze e di spazio a disposizione, ha sottolineato un funzionario svizzero del protocollo. I due leader sono arrivati all'incontro nella consapevolezza che le relazioni tra i due Paesi sono ai minimi dai tempi della Guerra Fredda. Ora tornano a casa con posizioni meno distanti. Forse.


Vertice Usa-Russia, Biden e Putin dicono no alla guerra nucleare e sì al ritorno degli ambasciatori
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