“What’s going on”: 50 anni fa la perla di Marvin Gaye sull’America in tumulto. La vita tragica del Principe del soul, ucciso dal padre

21 maggio 2021, ore 15:00

Era il grande seduttore della musica black. Il ritorno del fratello dal Vietnam lo spinse a incidere un album-capolavoro, che segnava gli anni più laceranti della guerra e del razzismo. Malgrado il successo, coltivava istinti suicidi. E a Natale ‘83 regalò una pistola al genitore

Aveva tutto quel che poteva desiderare, tranne la serenità. Sin da bambino, Marvin Gaye jr. si era ritrovato in contrasto con un padre violento, Marvin Gay sr. Il figlio aggiunse una “e” alla fine del cognome anche per prendere le distanze da quel genitore così brutale con la moglie e la famiglia. Il Despota accusava il ragazzo di avere un rapporto incestuoso con la mamma: non era vero, ma alla resa dei conti l’esistenza del Principe del Soul si concluse con una scena da tragedia greca, o shakesperiana. La guerra, Marvin jr., l’aveva vissuta in casa, malgrado l’immenso successo delle sue canzoni sentimentali, soprattutto quelle in coppia con Tammi Terrell (vedi “Ain’t no mountain high enough”), che una brutta sera svenne sul palco: un tumore al cervello avrebbe portato via la partner artistica di Gaye. Quella nella vita si chiamava Anna Gordy, figlia del potentissimo boss dell’etichetta Motown. Peccato che Marvin fosse scopertamente infedele, e che alcune delle sue ballate (“I want you” su tutte, ma anche “I heard through the grapevine”, con il sospetto del tradimento subìto) fossero dedicate a una giovane amante. Il matrimonio con Anna naufragò presto.

UN DISCO EPOCALE, E SCOMODO

Quando il fratello Frankie tornò dal Vietnam, Marvin sentì che non poteva restare nella “comfort zone” di idolo delle ragazze che ne amavano l’immagine di sex symbol dalla voce di velluto. Voleva di più: scattare una sorta di “istantanea” musicale che ritraesse quel momento drammatico nella storia degli Stati Uniti, in un album che parlasse dell’insensatezza del conflitto nel Sud-Est Asiatico, dove i bambini erano costretti a rovistare nei bidoni dell’immondizia. Ma c’era anche la questione del razzismo in Patria da sottolineare, in una sorta di “black lives matter” del tardo Novecento: in questo, lo ispirò un episodio di discriminazione raccontatogli da un collega. E, ancora, lo stato di salute del pianeta, per una presa di posizione proto-ecologica. Il 21 maggio 1971, nel giorno della sua uscita, “What’s going on” fu acclamato come un capolavoro, con i brani legati in un concept unitario, e quel titolo, “che sta succedendo?”, il grido d’angoscia di una generazione.

“What’s going on”: 50 anni fa la perla di Marvin Gaye sull’America in tumulto. La vita tragica del Principe del soul, ucciso dal padre

DUE COLPI NELLA SMITH 6 WESSON

Ma neppure il trionfo di critica e pubblico di “What’s going on” restituì pace all’anima di Marvin, in perenne esilio da se stesso. Si sentiva in colpa per i problemi irrisolvibili nell’unione con Anna e si rifugiò in Europa, lontano da tutto e tutti. Anche dalla folle idea di diventare, a 31 anni, un giocatore di football professionista nei Detroit Lions. Lo provinarono, era un attaccante niente male, ma i Lions non vollero prendersi la responsabilità di vedere i difensori avversari che frantumavano le ossa di un mito del soul. Così Marvin continuò la carriera da campione del palco, con la grande rivincita di “Midnight Love”, l’album dell’82, e del supersingolo “Sexual healing” perfetti per riaccreditarlo come latin-lover della musica nera. Non bastò: si decise per il ritorno a casa, ma in quella dei genitori, in California. A Natale ‘83 regalò una Smith & Wesson calibro 38 al padre. In cuor suo sapeva che l’avrebbe usata alla loro prima lite. Che avvenne la sera del 1° aprile 1984, alla vigilia del suo 45mo compleanno. Il genitore-tiranno stava urlando contro la moglie. Marvin salì nella stanza e lo affrontò. Ci fu uno scontro fisico. Il padre uscì dalla camera, rientrò e gli sparò due colpi a bruciapelo in petto. Gaye morì tra le braccia del fratello Frankie. Le sue ultime parole furono: “Ho avuto quello che volevo, ma non avevo il coraggio di farlo da solo. Così ho spinto lui a uccidermi”. Il principe infelice chiuse gli occhi davanti al soldato. E a una madre troppo amata.





Tags: black music, Marvin Gaye, Principe del soul, What's going on

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