Gianfranco Di Sarno e Simone Baldelli a RTL 102.5

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Per lo spazio Referendum sulla riduzione dei parlamentari sono intervenuti Gianfranco Di Sarno del Movimento Cinque Stelle e Simone Baldelli di Forza Italia. Gianfranco Di Sarno ha detto che sono trentacinque anni che la politica sta cercando di valutare il taglio dei parlamentari. Noi abbiamo dato l’opportunità, con una modifica della legge costituzionale, di offrire ai cittadini la possibilità di valutare il taglio dei propri rappresentanti parlamentari che attualmente è di 985, e può essere insoddisfacente come risultato e produttività per il paese. Si può stare intere giornate in parlamento e non tradurre leggi che hanno bisogno i cittadini, mentre si può lavorare quattro ore a settimana e riuscire a tradurre e quindi a soddisfare le aspettative della popolazione. Quindi il numero è relativo. Ciò che alla fine è importante è la qualità. Era anche un obiettivo nel nostro programma elettorale e adesso l’abbiamo tradotto, poi saranno gli elettori a decidere. Ciò che può essere determinante nella scelta dell’elettore è la consapevolezza che tagliando il numero dei parlamentari, rientriamo in una media europea, e poi che un parlamento più snello può avere una maggiore velocità nell’approvazione dei provvedimenti.


Simone Baldelli invece sostiene che il taglio dei parlamentari è una fregatura nei confronti dei cittadini perché taglia il diritto a ciascun elettore di essere rappresentato adeguatamente, e perché fa funzionare peggio il parlamento. Nessuno ha mai provato a fare solo il taglio, perché significa tagliare semplicemente la democrazia. Il problema è il risparmio e si poteva evitare il Cnel o di dare milioni per il bonus monopattino. Il rischio è il taglio della rappresentanza che permette a regioni come le Marche, con un milione e mezzo di abitanti, di passare da 8 a 5 senatori e ritrovarsi un senatore in meno del Trentino Alto Adige che ha un milione di abitanti. Il numero dei parlamentari no è 985 ma 945. Il modo insoddisfacente di far lavorare il Parlamento avrebbe meritato un approfondimento in una riforma del regolamento e non nel taglio della rappresentanza. Quando si fanno i provvedimenti, il  governo non è mai pronto con i documenti necessari, le coperture finanziarie e spesso e volentieri siamo fermi ad aspettare i loro comodi  anche per i litigi interni alla maggioranza. Il governo fa i decreti e ci mette sopra la fiducia, per cui il parlamento non ha la possibilità di intervenire. Se si voleva migliorare la qualità degli eletti e il modo di funzionare del parlamento, il taglio dei parlamentari tari era l’unica cosa che non si doveva fare. Anche i Grillini che questo taglio l’anno proposto, oggi dicono che non serve per i risparmi e che non è più una questione numerica. Alla camera la legge è stata votata con il 97% dei voti mentre al senato la percentuale era inferiore e per questo si vuol fare il referendum. La possibilità di scelta dei cittadini l’abbiamo data noi che abbiamo raccolto le firme e non il Movimento 5 Stelle che ha insultato quelli che hanno firmato dicendo che era uno spreco. Tanti cittadini non sanno neanche che cosa si vota, ma chiunque sia informato su questa riforma, alla fine voterà no, perché l’unico argomento per cui uno vota si, è la generica avversione alla classe politica per cui si preferisce dare una sfoltita. Se uno si rende conto di quello che succederà con il taglio dei parlamentari, col cavolo che vota no e si toglie il diritto di esprimere nel bene o nel male il proprio parlamentare di riferimento. Il parlamento fa decreti che devono essere approvati entro 60 giorni, perché il governo massacra di decreti il parlamento, che non deve essere snello e veloce, ma deve fare le cose per bene, e non fare il salto agli ostacoli. Il parlamento scrive le leggi, e risparmiare 80milioni di euro, significa mettere da parte i soldi per una tazzina di caffè all’anno per ciascun Italiano. Toninelli, collega di Di Sarno e in questo momento sul fronte del si, nel 2016 diceva che non si poteva tagliare la democrazia e il diritto dei cittadini di essere rappresentati, in cambio del prezzo di un caffè all’anno e lo diceva contro la riforma di Matteo Renzi. Oggi Toninelli è al governo con Renzi e fa la stessa cosa.


All’interno di Non Stop News, con Barbara Sala, Enrico Galletti  e Luigi Santarelli.

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