Il governatore della banca d’Italia Visco, l’Italia arretrata agli anni 80

sabato 05 settembre 2020

Il governatore della banca d’Italia Ignazio Visco ha parlato di un’Italia arretrata agli anni 80 e non è un problema di covid. La pandemia è stata sicuramente una botta grossa, ma Visco, correttamente e giustamente ha opportunamente ricordato che non saremmo a questo livello se l’Italia non avesse perso competitività da molti anni. Il covi a portato a credere che la disponibilità finanziaria, legata alla risposta necessaria della pandemia e favorita dalle istituzioni dell’unione europea, da sola basta a risolvere i problemi. Ma non è così. Siamo la seconda potenza industriale dopo i tedeschi, ma la Francia sta funzionando bene ed è alle nostre costole. Quindi attenzione a dormire sugli allori. Il governatore Visco ha toccato un tasto dolente, quello del problema di arretratezza nell’istruzione e dell’innovazione. Dobbiamo tornare ad fare quello che facevamo meravigliosamente tra gli anni 50 e 70, cioè innovare nell’industria e nei prodotti.  


Contrasti tra il commissario Arcuri e il comitato tecnico scientifico per sul piano anti epidemia e le minacce di dimissioni per  

I verbali segreti delle riunioni. il comitato ha detto che i verbali devono restare riservati, ma la fondazione Naudi ha chiesto di rendere pubblici i provvedimenti che ha preso il governo con dei decreti ministeriali o del presidente del consiglio dei ministri. 

Anche palazzo Chigi all’inizio voleva che tutti i verbali fossero riservati ma il tribunale amministrativo regionale del Lazio 

ha dato torto a palazzo Chigi  che ha fatto ricorso al consiglio di Stato per poi rendersi conto che era sbagliato e infine ha pubblicato i verbali. Questa azione è stata interpretata come una forma di opposizione ai provvedimenti presi. I verbali sono stati tutti pubblicati e chiarisce i dubbi di quei momenti, del comitato tecnico scientifico e del governo.


Dopo sette mesi riaprono le scuole e gli un docente su due, per diffidenza, tornerà in classe senza avere fatto il test. La mia opinione è che se un’insegnante non vuole fare il test deve essere licenziato. La maggioranza degli insegnati ha deciso di farlo. Il problema non è quello di chi non vuole fare il test, ma di quelli che lo vogliono fare e non riescono a farlo perché non c’è.


La nuova riforma televisiva parte dalla Rai che dice di volere mettere meno pubblicità. Si ripetono le stesse cose dal 1987.  

La Rai è una azienda di stato e bisogna capire se fa un servizio particolare, di portare alle persone quello che il commerciale 

non porterebbe, e allora si deve pagare con l’imposta del canone. Se invece la Rai è una televisione è commerciale non bisogna pagarla con un’imposta. La Rai è una televisione commerciale con una quantità di canali impressionante, che a differenza delle altre reti, i soldi li perde anziché guadagnarli.


Berlusconi è ricoverato per covid all’ospedale San Raffaele a Milano. De Benedetti gli da dell’imbroglione ma gli fa gli auguri.

Questa è la dimostrazione che i due non invecchiano e continuano a combattersi come se il tempo non avesse fine.


Un clic sbagliato ha fatto saltare l’assunzione di Maria, maestra d’asilo precaria da 18anni, che dovrà aspettare altri due anni per un nuovo concorso. Dopo tutti i ricorsi fatti da Maria la risposta è stata che la legge non ammette ignoranza. Questa storia apre una questione molto delicata. Il modo di fare le assunzioni on line, agevolate e veloci, che è stata fatta per coprire il numero di insegnati che mancano per avviare l’anno scolastico. Si aspettavano 5/6mila domande e ne sono arrivate 2500. Entrando di ruolo, esiste la possibilità dello spostamento e alcuni hanno preferito la precarietà anziché l’assunzione.


L’opinione di Davide Giacalone del 5 settembre 2020, all’interno di Non Stop News, con Barbara Sala, Enrico Galletti e Luigi Santarelli

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