Antonio Tajani a RTL 102.5: “Grati a Rodriguez, ora lavoriamo per liberare gli altri”
Antonio Tajani a RTL 102.5: “Grati a Rodriguez, ora lavoriamo per liberare gli altri” Photo Credit: ANSA/GIUSEPPE LAMI
12 gennaio 2026, ore 10:30
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, interviene a RTL 102.5
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, interviene a RTL 102.5 in merito alla liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, detenuti in Venezuela. All’interno di Non Stop News con Enrico Galletti, Giusi Legrenzi, Massimo Lo Nigro e Lucrezia Bernardo.
GLI ULTIMI PASSI PRIMA DELLA LIBERAZIONE
«Beh, c’è stato un lavoro molto discreto, condotto da tutto il sistema Italia per cercare di riportare in libertà il maggior numero possibile di nostri connazionali detenuti in Venezuela. La svolta c'è stata con la decisione della Presidente Rodriguez di aprire le porte ai tenuti politici per un cambio di passo nei rapporti tra Venezuela e gli altri paesi. Abbiamo lavorato in questi giorni molto intensamente. Ieri finalmente, verso le 20, mi ha chiamato il Ministro degli Esteri del Venezuela, per annunciarmi che la Presidente Rodriguez aveva deciso di far liberare Trentini, quindi che sarebbe stato presto messo a disposizione delle nostre autorità diplomatiche. Così è stato stamani, verso le 4, e Trentini e Burlò sono arrivati alla sede della nostra Ambasciata. Ho parlato con entrambi, sono in buone condizioni e direi molto contenti e soddisfatti. Ho subito informato il Presidente del Consiglio, che devo dire ha seguito in prima persona questa vicenda, anche dal punto di vista umano perché ha parlato tantissime volte con la mamma, come ricorderete dalla conferenza stampa dell’altro giorno. Abbiamo espresso commenti molto positivi sulla decisione della Presidente Rodriguez e questa scelta imprime una svolta anche nelle relazioni tra i nostri Paesi».
LA GIOIA DI TRENTINI E BURLÒ E IL LORO RIENTRO IN ITALIA
«Erano contentissimi e stavano per chiamare le loro famiglie, quindi ho lasciato il tempo per parlare con le loro famiglie, piuttosto di con me. L’importante per me era dare loro un saluto, un abbraccio via telefono e annunciare loro che presto sarebbero rientrati in Italia. È già partito l’aereo che deve andare a prenderli, quindi tra stasera e domani mattina saranno in Italia».
IL RUOLO DI RODRIGUEZ
«È avvenuto con il cambio di Presidente, certamente la Presidente Rodríguez ha impresso una svolta, che è diversa, e ripeto cambia anche le relazioni tra i nostri paesi, tanto che abbiamo deciso di elevare a rango di Ambasciata la nostra rappresentante diplomatica, che è formalmente il capo della delegazione incaricato di affari. Adesso questo ci permetterà di elevare il rango di rappresentanza al massimo, cioè con il capo della delegazione a livello di ambasciatore. Formalmente questo è importante, poi nella sostanza abbiamo lavorato molto. Anzi voglio ringraziare tantissimo il nostro ambasciatore a Caracas, insieme al nostro consolato, allo sottosegretario Silvi, al Ministero degli Esteri, tutti quelli che si occupano nel mio gabinetto, ma anche Palazzo Chigi ovviamente, a cominciare dal Presidente del Consiglio, il nostro Intelligence e tutto il sistema italiano ha lavorato per riportare a casa il nostro connazionale, perché, ripeto, il mio primo impegno, come Ministro degli Esteri, è quello di tutelare gli italiani nel mondo, prima di ogni altra cosa. Cerchiamo di farlo sempre, di assisterli e accompagnarli, così abbiamo lavorato in maniera indefessa, senza parlare a volte, senza raccontare quello che facevamo, ma come abbiamo detto, abbiamo dato il massimo per cercare di riportare a casa i nostri connazionali».
LA SITUAZIONE DEGLI ALTRI DETENUTI
«Sono altri gli Italo-venezuelani detenuti. Come sapete, la comunità italo-venezuelana è grandissima, sono circa 170-180 mila quelli che vivono nel Paese, soprattutto a Caracas e a Maracaibo. Di detenuti, tra quelli arrestati prima delle elezioni e quelli arrestati dopo, erano quasi una quarantina. Ripeto, sono quasi tutti italo-venezuelani, ma avendo il passaporto italiano per noi sono italiani e cerchiamo di lavorare per la loro liberazione. Man mano sono convinto che se ne libereranno sempre più».
