Camminare tra le stelle, Luca Parmitano ed Emilio Cozzi danno vita a un dialogo su uno dei lavori dei sogni da bambini

Camminare tra le stelle, Luca Parmitano ed Emilio Cozzi danno vita a un dialogo su uno dei lavori dei sogni da bambini

Camminare tra le stelle, Luca Parmitano ed Emilio Cozzi danno vita a un dialogo su uno dei lavori dei sogni da bambini   Photo Credit: "Camminare tra le stelle" di Luca Parmitano ed Emilio Cozzi, Feltrinelli


28 gennaio 2026, ore 09:00

Uno dei lavori più ambiti, fino a qualche tempo fa, tra i più piccoli, e che oggi sta tornando alla riscossa grazie alle imprese dei grandi astronauti italiani che partono nelle missioni spaziali

Quando si domandava a bambini e bambine, nella parte finale del secolo scorso, quali fossero i lavori dei sogni, molto spesso si ricevevano risposte molto simili tra loro. Da chi sognava di fare il pompiere a chi invece sperava, un giorno, di pilotare un aereo, a chi ancora sperava di salvare vite con indosso un camice bianco. I più ambiziosi guardavano però ancora oltre, verso le stelle. “Verso l’infinito, e oltre!”, seguendo il mantra di Buzz Lightyear, il protagonista del film d'animazione "Toy Story", con la speranza, un giorno, di vestire la tuta da astronauta.

Tra coloro che nutrivano quella speranza per il proprio futuro c’è chi c’è l’ha fatta. Un percorso lungo, tortuoso e irto di sacrifici, dove la passione doveva, per forza di cose, viaggiare di pari passo con impegno e dedizione. La “testa tra le stelle”, d’altronde, passa da metafora a realtà solo se l’ambizione è alimentata con questo specifico “propellente”.

Lo sa bene Luca Parmitano, che con Emilio Cozzi dà vita nel libro “Camminare tra le stelle”, edito da Feltrinelli, a un dialogo che porta lettori e lettrici di tutte le età dietro le quinte del mondo degli astronauti. E proprio con Emilio siamo andati a nostra volta alla scoperta di tutti i retroscena del libro.

CAMMINARE TRA LE STELLE, QUANDO I SOGNI DIVENTANO REALTÀ

Ciao Emilio, lascio subito a te la parola per introdurci al libro che è nato dalla collaborazione a quattro mani con Luca Parmitano: cosa troviamo in "Camminare tra le stelle"?

“Anzitutto qualcosa che arriva dal titolo, cioè un'indicazione di un percorso. Ci siamo accorti, scrivendo il libro, che stavamo sostanzialmente con Luca tracciando una mappa, ed è una mappa che mettiamo a disposizione delle nostre giovani lettrici e dei nostri giovani lettori e che, come tutte le mappe, dal nostro punto di vista deve essere la più completa possibile. Ma, attenzione, per poi lasciare libero il lettore e la lettrice di andare dove vogliono. Credo che questo - ed è un discorso che poi recuperiamo nell'ultimo pezzo del libro, quello in cui Luca scrive alle sue due figlie - somigli molto al ruolo, secondo noi ovviamente, che ha un genitore. Quello di dare tutte le informazioni possibili rispetto alla realtà che vede, rispetto al mondo che vede, ai suoi figli, lasciandoli però poi liberi, ognuno, di intraprendere il proprio percorso. Non è un caso che le stelle siano sempre state utilizzate come orientamento dai navigatori, eccetera, eccetera. Insomma, “Camminare tra le stelle” è un invito a trovare ognuno il proprio percorso e le proprie stelle interne.”

Com'è nata l'idea di scrivere questo libro?

“Dal primo incontro che ho avuto con Luca - e ormai sono passati parecchi anni. Eravamo invitati a un grosso festival a Firenze, io dovevo intervistarlo prima del festival e avevamo un'ora a disposizione. Dopo un'ora ci siamo guardati in faccia, siamo andati avanti altre due ore, dopodiché siamo andati a pranzo, siamo tornati e abbiamo parlato altre tre ore. Perché ci siamo resi conto, questo cinque minuti dopo l'inizio della chiacchierata, eravamo sostanzialmente due bambini, forse un po' grossi, un po' cresciuti, però con le stesse passioni da sempre: la passione per la fantascienza, la curiosità, la passione per le astronavi. Con una piccola differenza: che lui le astronavi le ha pilotate davvero e io no. E quando due bambini grossi giocano, la cosa migliore è coinvolgere altri nel proprio gioco e continuare a giocare. Questo libro è l'esatta continuazione - se vuoi la continuazione logica - di quel primo momento di giochi insieme. E speriamo che le lettrici e i lettori si divertano la metà di quanto anche noi ci siamo divertiti scrivendolo. Se così fosse, se si divertissero anche solo la metà, sarebbe per noi un grande successo.”

Un lavoro ad ampio respiro che porta lettori e lettrici "dietro le quinte", per così dire, del lavoro dell'astronauta, con gli aneddoti raccontati da Luca, partendo dalla più essenziale delle domande: "come sei diventato un astronauta?". Com'è stato, da appassionato ed esperto della materia, andare a "scovare" (e a scavare, nei ricordi di Luca) in prima persona quanto poi riportato tra le pagine?

Beh, è stato un piacere, per due motivi. Primo perché io sono, oltre che un narratore delle cose spaziali, un grande appassionato, per cui scoprire delle informazioni da una fonte, come dire, di prima mano, come Luca - che quelle esperienze le ha vissute, peraltro esperienze comuni a pochissimi uomini e pochissime donne nella storia del genere umano - è stato un privilegio. Mi sentivo davvero come un bambino davanti a un parco giochi, a uno scaffale di giocattoli di quelli più ambiti. Ti rendi conto, camminando, che ogni angolo, ogni dettaglio, ogni informazione è una sorpresa. Spero di avere tradotto anche solo in piccola parte quel tipo di sorpresa, perché poi sono informazioni che si riferiscono a un ambiente, quello dello spazio, che non solo sarà una parte integrante del nostro futuro, ma che è una parte integrante del nostro presente. A prescindere dal fatto che uno voglia diventare astronauta o no. E questa è una cosa sulla quale tornerò poi.”

UN PROCESSO CREATIVO STIMOLANTE

 C'è qualche momento, nell'arco di tempo in cui avete lavorato a questo libro, a cui sei maggiormente legato?

“C'è un momento molto particolare a cui sono legato durante la lavorazione di questo libro ed è un momento che per me è stato all'inizio drammatico. Mi spiego, il suo processo di sviluppo è consistito in alcune interviste dal vivo, quando Luca era in Italia (perché Luca vive e lavora a Houston) e poi da tantissime ore in cui lo intervistavo da remoto. Abbiamo fatto tutte le interviste, più di 25-26 ore, e d'accordo con Luca io ho cominciato a scrivere le prime 20-30, forse anche 40 pagine, per poi capire insieme dove andare a ritoccare. Tieni presente che io arrivavo da due anni quasi di scrittura di un loro libro per me pesante, ma che è andato molto bene, ma insomma mi aveva richiesto davvero tantissimo lavoro di notte. Quindi scrivo con una certa fatica e una certa apprensione, queste prime 40 pagine, in qualche modo tentando di calarmi nei panni di Luca Parmitano. Gliele consegno, lui arriva in Italia poco tempo dopo e in una riunione mi dice: "Caro Emilio, le pagine che hai scritto sono molto belle ma, piccolo dettaglio, non somigliano neanche lontanamente al libro che io voglio scrivere con te". Questo perché in quel momento io pensavo di dovere in qualche modo calarmi nei panni di Luca. Lui mi ha detto: "Emilio, questo Luca Parmitano che racconti non esiste, non sono io. Facciamo una cosa diversa: non tentare di calarti nei miei panni, facciamo piuttosto un dialogo: due bambini che discutono delle loro passioni e delle prospettive dello spazio". Mi sono al momento allarmato perché davvero non sapevo più cosa fare e poi ho capito che quella indicazione era preziosissima, e da lì il libro è stato scritto, per quanto mi riguarda, abbastanza rapidamente. Nell'arco di 3-4 mesi avevamo sostanzialmente finito il grosso. Per cui, come spesso capita quando lavori con Luca - che è un comandante, è stato un comandante della Stazione Spaziale Internazionale - lui vive il suo ruolo di comandante non come colui quale dà ordini, ma colui quale che tenta di tirare fuori il meglio dal suo staff, e spero che ci sia riuscito con me. Poi, che il mio meglio equivalga a un buon lavoro non sta a me a dirlo. Però, insomma, è stato veramente una guida preziosa.”

Il libro si rivolge a un pubblico eterogeneo, ma con un occhio privilegiato ai più piccoli. Coloro che, ricordo, fino a qualche tempo fa avevano il "fare l'astronauta" tra i sogni e le ambizioni in chiave futura. È ancora così anche oggi?

“È vero, fare l'astronauta era un sogno molto diffuso, in particolare fra chi aveva avuto il privilegio di vedere, per esempio, lo sbarco sulla luna. Alcuni miei amici, Paolo Nespoli in primis, sono diventati astronauti proprio per quel motivo. Dopodiché si è un po' perso. Oggi credo che stia tornando a essere un'ambizione, e questo mi rassicura molto, perché poi non è necessario diventare astronauti, e questo lo raccontiamo nel libro. Diventare astronauti è una cosa per pochi, è comunque un'ispirazione che ti dà l'indicazione di quanto sempre più, secondo me, importanti siano la competenza, la capacità di dedicarsi al proprio obiettivo e soprattutto, essendo comunque un obiettivo strettamente tecnologico, ti dia la possibilità di capire un mondo che oggi si basa sulla tecnologia. Per cui, forse era un'ambizione più anelata qualche decennio fa, poi si è un po' persa. Oggi se la contende con il diventare content creator, ma credo che stiamo vivendo un'epoca in cui diventare astronaute e astronauti tornerà a essere un sogno per tante bambine e bambini.”

In qualità di giornalista ti occupi principalmente gaming, tecnologia e divulgazione spaziale, tre settori che - potremmo dire - procedono quasi di pari passo in quanto a far viaggiare con la fantasia, considerando le evoluzioni che procedono a ritmi esponenziali dei rispettivi settori. Come vedi la situazione da qui a, diciamo, 15 anni?

“È vero, hai colto un aspetto fondamentale. Io mi occupo di ambiti che sembrano agli antipodi, per esempio il gaming e lo spazio. Lo spazio è, se vuoi, l'apice dell'approccio rigoroso e scientifico. Il gaming, quando va bene, è percepito come una perdita di tempo. Ma c'è un punto in comune: entrambi si basano, letteralmente sono fondati, sulla capacità di donne e uomini di immaginare, di immaginare e di andare oltre confini. In fondo io faccio una cosa sola: racconto chi - fisicamente o mentalmente - oltrepassa i confini, appunto attraverso software di gioco, attraverso astronavi e missioni di esplorazione nello spazio. Che cosa succederà fra 15 anni? Con i tempi che corrono è difficile capire cosa succederà l'anno prossimo. Certamente sono due cose, secondo me, che distingueranno i prossimi anni. Sia il videogioco che lo spazio non sono fenomeni di moda, un po' come internet quando esplose negli anni ’90 non era una moda, ha cambiato letteralmente la nostra vita, anche se non ce ne siamo accorti forse. Ed è rimasto qui per costituire oggi parte integrante delle nostre attività quotidiane. Lo spazio e il videogioco sono uguali, sono due ambiti che, sebbene lo sappiamo poco o non lo sappiamo affatto, rimarranno nella nostra vita, influenzandone le attività, le capacità di fare cose, di immaginare altre cose da qui in poi. Siamo solo all'inizio di quello che chiamo nell'altro libro, “Geopolitica dello spazio”, rinascimento spaziale.”

LO SPAZIO GRANDE PROTAGONISTA NELL’IMMEDIATO FUTURO

E nell'immediato futuro? C'è qualche evento da segnalare relativamente ai viaggi nello spazio?

“Nel futuro non immediato, proprio imminente, c'è il primo ritorno verso la Luna di un equipaggio umano. Non succedeva dal 1972, e la missione che si chiama Artemis 2 è previsto possa partire dal 7 di febbraio per quattro giorni e poi, con altre finestre di lancio a marzo e ad aprile, verso la Luna. Per la prima volta in 53 anni il genere umano tornerà oltre l'orbita bassa per spingersi nello spazio profondo. E, nella fattispecie con Artemis 2, per fare un viaggio che andrà oltre la Luna, le girerà attorno e tornerà indietro, peraltro raggiungendo il punto più lontano mai raggiunto dagli esseri umani. È una missione fondamentale perché è la prima missione del programma Artemis lunare statunitense con un equipaggio. Un programma peraltro che sì, è a guida statunitense, ma vede l'Europa e l'Italia coinvolte perché costruiscono delle parti fondamentali (per esempio dei mezzi dell'astronave che questi astronauti useranno). E, soprattutto, andrà a testare quelle tecnologie che saranno fondamentali poi per tornarci, sulla Luna. In questo momento l'obiettivo è fissato tra il 2027 e il 2028 con la missione Artemis 3, ma tutto si dovrà capire, anche per quanto riguarda le date appunto dall'esito di Artemis 2, per cui certamente entro molto poco vedremo una donna e un uomo camminare sulla Luna. E, soprattutto, entro una decina d'anni ci abitueremo a vedere non più la stazione spaziale internazionale, che andrà in pensione tra il 2030 e il 2031, ma diverse stazioni spaziali orbitanti attorno al nostro pianeta, per la maggior parte private, perché questo stiamo facendo adesso.”

Sguardo al futuro, con i piedi piantati per terra ma le ambizioni e i sogni che viaggiano ("verso l'infinito, e oltre" avrebbe detto un personaggio che con lo spazio ha un'affinità particolare): ci sono nuovi progetti su cui stai lavorando e di cui si può già parlare?

“Oddio, fra i progetti concreti ti posso dire che io ho una trasmissione di approfondimento dedicata allo spazio su SkyTG24, si intitola “Countdown: Dallo spazio alla Terra”. La prima puntata della nuova stagione è andata in onda sabato, e per 6 settimane più altre 6 in replica (quindi per 12 settimane) la si potrà vedere il sabato alle 18.10 e la domenica verso le 21 in replica. E poi ho tante altre cose, e mi auguro di non smettere mai di raccontare l'ambito spaziale, l'ambito tecnologico e i suoi protagonisti, da Luca Parmitano a Samantha Cristoforetti per i prossimi anni. Per cui, insomma, tutto può succedere e speriamo che succeda di tutto: “per aspera ad astra”.”


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