Cannes, DiCaprio e Pitt, una lettera d'amore a Hollywood

Cannes, DiCaprio e Pitt, una lettera d'amore a Hollywood

Cannes, DiCaprio e Pitt, una lettera d'amore a Hollywood


22 maggio 2019, ore 20:00

Alla conferenza stampa, il regista Quentin Tarantino ha dichiarato: "Sono cambiato, adesso ho trovato la ragazza perfetta, mia moglie"

Mentre i critici dibattono su "C'era una volta a Hollywood", uno dei film più attesi al festival di Cannes quest'anno e danno i voti al regista, la fila per vedere e sentire parlare Tarantino e il suo cast di superdivi è di una lunghezza mai vista. Tarantino ha alla destra Leonardo DiCaprio e a seguire Brad Pitt con cappellino in testa, alla sinistra Margot Robbie. "Mentre preparavamo il film ci siamo conosciuti meglio, il nostro è diventato un legame cinematografico, un sodalizio", ha detto Brad Pitt sottolineando come il suo personaggio, Cliff Booth, generoso prestante ex stuntman che diventa il tuttofare di un complessato attore di serie tv e spaghetti western, Rick Dalton interpretato da DiCaprio, "siano complementari e di fatto una sola persona. Io ho accettato il mio destino 'minore' nello showbusiness, il personaggio di Leo ancora no". 

Quando a Tarantino hanno chiesto se in questi anni fosse cambiato qualcosa, dai tempi di Pulp Fiction che giusto 25 anni fa a Cannes elettrizzò il festival, il regista ha risposto "sì, all'epoca stavo aspettando di conoscere la ragazza perfetta per me, ora l'ho trovata ed è mia moglie" indicando la cantante israeliana Daniella Pick. In molti articoli di oggi C'era una volta a Hollywood viene definito un'ode nostalgica ad una Hollywood passata. Forse Tarantino avrebbe preferito fare film in quell'epoca? "Preferisco ogni epoca antecedente all'avvento dei telefoni cellulari". E' alla fine Leonardo DiCaprio a dare il senso del film e di come lo hanno vissuto cast e regista: "C'era una volta a Hollywood è una storia d'amore nei confronti dell'industria del cinema e di tutti quegli attori, anche non di primo piano, che hanno contribuito a crearla. Raccontare il mondo degli studios è stato per noi 'tornare a casa' e dire grazie a tutti quei divi oggi dimenticati di quell'epoca".