Caso Regeni, la requisitoria del pm: 'Gli abbiamo dato il colpo di grazia...' Photo Credit: ANSA
23 giugno 2026, ore 18:38
A 10 anni dalla morte del ricercatore friulano, oggi, nell'aula bunker di Rebibbia il procuratore Colaiocco non ha risparmiato responsabilità allo Stato Italiano e ha accusato apertamente quello Egiziano di complicità
'Gli abbiamo dato il colpo di grazia' è stato il mea culpa del pm Colaiocco nella requisitoria al processo per il rapimento, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni.
LA REQUISITORIA
Nell’aula bunker di Rebibbia, con questa premessa, il magistrato ha voluto sottolineare tutta l’arroganza del potere, non solo con le parole, ma portando le immagini dello scempio fatto del ricercatore friulano, trovato morto al Cairo nel 2016. La prima sconvolgente verità è che Regeni fu collocato in uno spazio senza difesa, controllo, limite. La seconda verità è che a compiere tutto questo non fu la malavita, ma furono uomini dell’apparato egiziano, ha accusato il pm. L’Egitto, secondo il giudice, ha consapevolmente scelto di proteggere gli aguzzini. In un passaggio drammatico del processo a carico di quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani, sono state mostrate le immagini del volto devastato e la tac del corpo martoriato del giovane, che al tempo aveva 28 anni. Giulio ha sopportato tutto lucidamente. Senza sedazione. Senza narcotici. Senza alcun sollievo. In Italia gli esami confermarono 20 diverse fratture, provocate tra il 25 gennaio e il 1 febbraio. Questo significa, ha concluso Colaiocco, che Giulio è stato torturato ripetutamente. Interrogato, picchiato, lasciato sopravvivere… per essere nuovamente torturato.
