Caso Regeni, nessun processo in Italia per i quattro agenti indagati , lo sostiene la Procura egiziana

Caso Regeni, nessun processo in Italia per i quattro agenti indagati , lo sostiene la Procura  egiziana

Caso Regeni, nessun processo in Italia per i quattro agenti indagati , lo sostiene la Procura egiziana


30 dicembre 2020, ore 21:16

La Farnesina ritiene che quanto affermato dalla Procura Generale egiziana sia inaccettabile , la magistratura italiana agirà in tutte le sedi, chiediamo ancora collaborazione

La procura generale egiziana sostiene che un processo in Italia sarebbe "immotivato", prosegue a non collaborare veramente e accredita la tesi secondo la quale imprecisate "parti ostili a Egitto e Italia vogliano sfruttare" il caso di Giulio Regeni "per nuocere alle relazioni" tra i due paesi. Cio', aggiunge la Procura, sarebbe provato dal luogo del ritrovamento del corpo e dalla scelta del giorno del sequestro e di quello del ritrovamento del cadavere, avvenuto durante una missione economica italiana al Cairo. "A giugno di quest'anno il Presidente del Consiglio Conte di fronte alla Commissione d'inchiesta sulla morte di Giulio Regeni aveva riferito di aver chiesto al presidente egiziano al-Sisi "una manifestazione tangibile di volonta'", e di aspettarsi a breve una risposta in tal senso, anche in considerazione della nomina del nuovo procuratore egiziano". Ma da parte egiziana non si cambia registro. Gli egiziani mentono sapendo di mentire, dice il presidente della camera , Roberto Fico, che ha annunciato la sospensione delle relazioni diplomatiche con il parlamento egiziano. "La Farnesina ritiene che quanto affermato dalla Procura Generale egiziana relativamente al tragico omicidio di Giulio Regeni sia inaccettabile". In una nota la Farnesina ribadisce "di avere piena fiducia nell'operato della magistratura italiana" e che "continuera' ad agire in tutte le Sedi, inclusa l'Unione europea, affinche' la verita' sul barbaro omicidio di Giulio Regeni possa finalmente emergere". "La Farnesina auspica che la Procura Generale egiziana condivida questa esigenza di verita' e fornisca la necessaria collaborazione alla Procura della Repubblica di Roma".

Ricostruzione ed indagini difficoltose sin dal primo momento

L’omicidio venne commesso tra gennaio e febbraio 2016. I documenti di Giulio Regeni furono ritrovati, secondo gli atti della polizia egiziana, il 24 marzo 2016. Il giovane italiano era un dottorando dell'Università di Cambridge. Fu rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. I suoi resti, orrendamente mutilati, furono rinvenuti il 3 febbraio nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. Il corpo presentava evidenti segni di tortura, la madre lo riconobbe "dalla punta del naso" e disse di aver scorto nel nel volto mutilato del figlio "tutto il male del mondo”. Nella pelle erano state incise delle lettere dell'alfabeto. Tale pratica di tortura è distintiva della polizia egiziana .Da qui il collegamento per mettere subito sotto accusa il regime di al-Sisi. L'uccisione di Giulio Regeni, ma soprattutto le successive vicende non chiare, hanno destato sensazione e discussioni in tutto il mondo. Naturalmente in maggior parte in Italia, con un acceso dibattito politico sul coinvolgimento nella vicenda e nei depistaggi successivi, attraverso uno dei suoi servizi di sicurezza, dello stesso governo egiziano. Questi sospetti, a più riprese, hanno costituito motivo di forti tensioni diplomatiche con l'Egitto.

Le ultime ore di Giulio, il ritrovamento del cadavere

Il 25 gennaio 2016 alle 19:41 Regeni inviò un SMS alla fidanzata in Ucraina, dicendo che sarebbe uscito di lì a breve. Poco dopo, la studentessa Noura Wahby, amica di Regeni conosciuta nel 2014 in Gran Bretagna denunciò, attraverso il suo profilo Facebook, la scomparsa del ricercatore. Regeni qualche ora prima, doveva incontrare delle persone nella centralissima piazza Tahir, per festeggiare il compleanno di un amico. Il corpo mutilato, nudo, di Giulio Regeni fu trovato il 3 febbraio 2016 in un fosso, lungo la strada che dal Cairo porta ad Alessandria, alla periferia del Cairo, in una zona desertica. Il ministro Federica Guidi, che in quel momento si trovava in Egitto in missione diplomatica con un gruppo di imprenditori, ha subito interrotto la visita ed è rientrata in Italia. Il corpo recuperato mostrava segni evidenti di tortura e di un violento pestaggio. Furono rilevate più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti ; c’erano segni di coltellate multiple sul corpo, comprese le piante dei piedi, probabilmente inferte con un rompighiaccio o uno strumento simile a un punteruolo. Vi erano inoltre numerosi tagli, su tutto il corpo, probabilmente causati da un rasoio. Non mancavano anche bruciature di sigarette . L'esame autoptico ha rivelato un'emorragia cerebrale e una vertebra cervicale spezzata da un violento colpo al collo, verosimile causa della morte.


Le cronache recenti

Il 7 dicembre 2020, al termine di un vertice, il presidente francese Macron ha conferito la Legion d’Onore al presidente egiziano al-Sisi. L’Eliseo non ha voluto rendere pubblico il riconoscimento. In seguito il giornalista e scrittore Corrado Augias ha annunciato la restituzione delle insegne della Legion d'onore a suo tempo conferitegli in quanto "il presidente Macron non avrebbe dovuto concedere la Legion d'onore ad un capo di Stato che si è reso oggettivamente complice di efferati crimini”.Il 16 dicembre 2020 il Parlamento europeo ha approvato a larga una risoluzione in cui invita le autorità egiziane a fornire gli indirizzi di residenza degli agenti dei servizi segreti accusati dell'omicidio, nei confronti dei quali le prove a disposizione dei magistrati italiani sarebbero "inequivocabili". Questo per dare il via alle procedure per poter celebrare un giusto processo, e deplora il tentativo delle autorità egiziane di fuorviare e ostacolare le indagini, e più in generale denuncia la "repressione" del regime egiziano, le sparizioni forzate, le torture, le "confessioni forzate" e le detenzioni che rientrerebbero in una strategia di "intimidazione delle organizzazioni che difendono i diritti umani".


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