Crisi in Medio Oriente, l’Italia valuta difese aeree e radar per proteggere i Paesi del Golfo

Crisi in Medio Oriente, l’Italia valuta difese aeree e radar per proteggere i Paesi del Golfo

Crisi in Medio Oriente, l’Italia valuta difese aeree e radar per proteggere i Paesi del Golfo   Photo Credit: ANSA/WIKIPEDIA


10 marzo 2026, ore 08:00

Roma pronta a rafforzare la difesa del Golfo contro possibili attacchi iraniani con radar, droni e sistemi anti-missile. Convocato per venerdì il Consiglio Supremo di Difesa

Le tensioni crescenti in Medio Oriente stanno spingendo diversi Paesi occidentali a rafforzare la difesa aerea nell’area del Golfo. Anche l’Italia si prepara a offrire un contributo concreto, con l’ipotesi di inviare sistemi di protezione e sorveglianza per aiutare gli Stati della regione a contrastare eventuali attacchi provenienti dall’Iran.

ROMA FAVOREVOLE AL SOSTEGNO MILITARE

L’orientamento politico a Roma sarebbe già favorevole a un sostegno militare, sulla base della risoluzione approvata in Parlamento nei giorni scorsi. A differenza di quanto accaduto con gli aiuti destinati all’Ucraina, non sarebbe quindi necessario un nuovo decreto specifico per autorizzare l’invio di equipaggiamenti. Il supporto italiano potrebbe includere diverse tecnologie difensive: radar per l’individuazione di minacce aeree, droni di sorveglianza e sistemi in grado di neutralizzare velivoli ostili. Queste misure rientrerebbero nella strategia di contrasto alla cosiddetta “saturazione”, una tattica che prevede l’utilizzo massiccio e simultaneo di sciami di droni per mettere sotto pressione le difese avversarie e costringerle a consumare rapidamente le proprie munizioni. In uno scenario simile, rafforzare le capacità di intercettazione diventa cruciale per proteggere infrastrutture e basi militari. Tra le opzioni allo studio figura anche l’eventuale impiego del sistema missilistico terra-aria SAMP/T, uno dei dispositivi più avanzati per la difesa contro missili e velivoli. Questo sistema, sviluppato congiuntamente da Italia e Francia, è già stato utilizzato in passato per sostenere la difesa dell’Ucraina. Tuttavia la disponibilità è limitata: la produzione richiede tempi lunghi e parte dei sistemi italiani è già impiegata in altre missioni di sicurezza. Attualmente l’Italia dispone di alcuni esemplari operativi. Uno è schierato in Estonia per rafforzare la protezione del fianco orientale della NATO, mentre altri sono utilizzati per la difesa del territorio nazionale. Proprio per questo l’eventuale trasferimento nel Golfo rappresenta una decisione delicata: significherebbe ridistribuire risorse strategiche e valutare attentamente i rischi per la sicurezza interna. Secondo indiscrezioni, alcuni Paesi dell’area avrebbero già manifestato interesse per questo tipo di protezione e tra le possibili destinazioni figurano Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. L’ipotesi dovrà comunque essere discussa e coordinata anche con gli alleati dell’Alleanza Atlantica, e l’esito non è affatto scontato.

L'IMPIEGO DEL SISTEMA SAMP/T

L’impiego di un sistema come il SAMP/T richiede inoltre un importante supporto umano e logistico. Per operarlo è necessario un gruppo di specialisti altamente addestrati, composto da decine di militari incaricati di gestire radar, centri di comando e lanciatori. A questo si aggiungono le difficoltà legate al trasporto dell’intero apparato, che include un radar multifunzione, un modulo di controllo e diversi lanciatori montati su veicoli. Una possibile soluzione potrebbe arrivare dalla collaborazione con partner internazionali. Per spostare rapidamente il sistema si potrebbe ricorrere a velivoli cargo militari come il Boeing C-17 Globemaster III, utilizzati dalle forze armate statunitensi e alleate. In questo modo l’intero dispositivo potrebbe essere trasferito nell’area operativa in tempi relativamente brevi.

CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA CONVOCATO PER VENERDÌ

Nel frattempo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato al Palazzo del Quirinale il Consiglio Supremo di Difesa per analizzare l’evoluzione della crisi e le possibili conseguenze sul piano internazionale e sulla sicurezza nazionale. Parallelamente, l’Italia ha già iniziato a rafforzare la propria presenza militare nel Mediterraneo orientale. Dal porto di Taranto è partita la fregata ITS Federico Martinengo, nave della Marina militare diretta verso Cipro con un equipaggio di oltre 160 militari. L’unità ha effettuato una sosta tecnica in Grecia e potrebbe raggiungere l’area operativa entro pochi giorni. Le decisioni finali dipenderanno anche dal coordinamento con altri partner europei e della NATO, tra cui Spagna, Francia e Paesi Bassi.


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