Crisi in Medioriente: fornitura globale di energia a rischio. L'Iran colpisce i Paesi del Golfo e tiene in ostaggio lo stretto di Hormuz
Crisi in medioriente: fornitura globale di energia a rischio. L'Iran colpisce
20 marzo 2026, ore 12:02
Non si sblocca la situazione Mediorientale, nonostante gli appelli internazionali alla de-escalation. Teheran non accenna a cedere terreno, mentre piange i suoi leader uccisi, e i Pasdaran annunciano la morte del loro portavoce
Dare energia alla guerra e toglierla al mondo. Sembrerebbe questo l’input che alimenta la guerra in Medioriente e l’intento dei Pasdaran, indeboliti nell’establishment, ma forti nella capacità di controllare il flusso di oro nero e GNL nel mondo.
IL GAS DEL MONDO
L’ordine è di colpire duro l’energia, dopo l’attacco israeliano al giacimento persiano South Pars/North Dome. La reazione iraniana, altrettanto irresponsabile, è stato il raid all’impianto qatarino di Ras Laffan, il più grande deposito al mondo di gas liquido, che porterà alla cancellazione alle forniture quinquennali a Italia, Belgio Sud Corea e Cina. Inoltre, c’è un piccolo popolo di ventimila marittimi, a bordo di 3.200 navi, che da tre settimane aspetta alla fonda per attraversare lo stretto di Hormuz e trasportare un quinto del petrolio e del gas mondiali. Con questa situazione, la supply chain mondiale annaspa e le borse impazziscono. Il Brent europeo schizzato oltre i 100 dollari al barile, toccando cifre fantasmagoriche come 115/120 dollari. La qualità dell’Oman e degli Emirati ha raggiunto i 150 dollari. Più contenuti i prezzi del Wti, degli Stati Uniti, che si attestano sui 90 biglietti verdi per barile, e sui quali si suppone un intervento governativo per agevolare le tariffe. Il mondo cerca di assorbire l’impatto della crisi energetica globale. Per risparmiare energia, lo Sri Lanka ha decretato la settimana lavorativa di quattro giorni
LE MINACCE DI KHAMENEI
In Iran, intanto, continuano i bombardamenti dell’aviazione nemica: segnalate esplosioni a Teheran e nel resto del Paese, mentre i leader piangono i compagni politici uccisi e minacciano il regime sionista e il diavolo americano. "Bisogna creare insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani" è il messaggio attribuito alla nuova Guida suprema Khamenei in cui il leader ha espresso le sue condoglianze "per il martirio del ministro dell'Intelligence Khatib" ucciso durante un raid israeliano. Nel frattempo, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato ai media locali che gli attacchi statunitensi e israeliani hanno ucciso il loro portavoce Ali Mohammad Naini. Il presidente turco Erdogan si è scagliato contro Israele. 'Ha ucciso centinaia e migliaia di persone - ha detto - non ho dubbi che ne pagherà il prezzo, il Medio Oriente è incandescente in questo momento: Dio possa distruggere Israele', ha detto il presidente.
L'INDUSTRIA CHE SI GIOVA DELLA GUERRA
L’unica industria che sorride in questa fase della guerra è quella bellica. Duri un mese o duri un anno, chiarisce meglio il fabbricante d’armi tedesco Armin Papperger, di Rheinmetall, di sicuro bisogna «migliorare i numeri» dell’unica industria che al momento sorride: «A questo ritmo — prevede —, penso che dopo la metà d’aprile avremo quasi esaurito tutte le scorte di missili disponibili». Quindi, i governi se ne facciano una ragione: svuotare i granai e riempire gli arsenali, Non c’è solo Hormuz, in cima ai pensieri. Il prossimo attacco iraniano, lo s’aspetta a Bab el-Mandeb, lo stretto fra Mar Rosso e Oceano Indiano: ci passa un altro 12% del petrolio di tutto il mondo e, se bloccassero anche quello, sarebbe il disastro totale. Non per niente quel braccio di mare, fin dai tempi della Compagnia delle Indie, lo chiamano la Porta delle Lacrime.
