Draghi al Parlamento Europeo di Strasburgo: “No all’equivalenza tra chi invade e chi resiste"

Draghi al Parlamento Europeo di Strasburgo: “No all’equivalenza tra chi invade e chi resiste"

Draghi al Parlamento Europeo di Strasburgo: “No all’equivalenza tra chi invade e chi resiste"


03 maggio 2022, ore 15:30

Draghi ha parlato alla plenaria per la prima volta da quando è presidente del consiglio. Nel suo discorso, oltre all’Ucraina, la questione energetica, l’immigrazione e la necessità di riformare le Istituzioni Europee

Per la prima volta da quando è premier, Mario Draghi ha parlato al Parlamento Europeo, riunito a Strasburgo per la sessione plenaria. Il presidente del consiglio italiano, che è stato a capo della BCE guadagnandosi il rispetto internazionale, conosce in modo approfondito le Istituzioni Europee e, oggi, non ha avuto paura di definirle inadeguate per le sfide che stiamo vivendo. Draghi ha detto che i Trattati Ue si possono riformare, senza tabù. Il premier è arrivato intorno alle 11 e, dopo un colloquio privato con la presidente del Parlamento Europeo Metsola, è entrato in aula.

UCRAINA, MA NON SOLO

Draghi ha chiarito di volere per l’Ucraina una tregua e il cessate il fuoco, ma è stato altrettanto chiaro nel ribadire che, dopo i massacri di Bucha e Mariupol, non ci può essere equivalenza tra chi invade e chi resiste. Il premier ha chiesto di continuare ad ascoltare le richieste di aiuto del presidente ucraino Zelensky, definendo la guerra una crisi umanitaria, sicuritaria, energetica ed economica. Secondo lui, per l’Unione Europea è arrivato il momento di prendersi responsabilità mai assunte. Una parte del discorso del premier nell’emiciclo è stata riservata ai migranti. Ai 5 milioni di profughi ucraini, 105mila dei quali sono arrivati in Italia, ma anche a tutti coloro che attraversano il Mediterraneo. Per Draghi serve una revisione del Trattato di Dublino.

LA QUESTIONE ENERGETICA

La questione energetica per l’Unione Europea, e per l’Italia, è predominante. Il nostro Paese dipende per il 40% dal gas russo e il percorso verso fonti alternative non è semplice. Draghi ha ribadito la richiesta di un tetto al prezzo del gas russo. La Russia esporta i 2/3 del proprio gas verso l’Unione Europea, e, secondo il premier, indirizzare i gasdotti verso altri acquirenti in molto casi non è possibile. Questo garantisce potere contrattuale all’Ue e il tetto al prezzo del gas consentirebbe di finanziare Putin, e di conseguenza la sua guerra, in misura minore. Nell’ultimo anno, il prezzo del gas è salito di cinque volte. Il premier ha poi sottolineato come l’Ucraina sia fornitrice di grano a decine di Paesi del mondo e che la guerra potrebbe portare una crisi alimentare per 13 milioni di persone, soprattutto in Africa e in Medioriente.
Al termine del suo intervento, durato poco più di 33 minuti contro i 15 previsti, Draghi ha chiesto all’Europa determinazione, visione e unità. Dopo una visita alla cattedrale di Strasburgo, il premier è rientrato a Roma.



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