Il lungo viaggio di Franco Battiato: arriva il film dedicato al cantautore
Il lungo viaggio di Franco Battiato: arriva il film dedicato al cantautore
22 gennaio 2026, ore 19:00
Il racconto ripercorre la storia dell'artista, dalle origini fino agli anni 90
Lo chiamavano "Cicciu", non Franco. E persino sua madre gli diceva che era brutto. Ma non perché si fosse rotto il naso giocando. "Picchì sì siccu!" (Perché sei secco, ndr.), diceva scherzosamente. Era stata lei a regalargli il pianoforte che tanto desiderava da bambino e accanto al quale dormiva. Lo stesso strumento che poi il padre avrebbe rivenduto all'insaputa di tutta la famiglia dopo poco tempo.
"Franco Battiato. Il lungo viaggio" arriva in sala il 2, 3 e 4 febbraio e si candida a essere uno dei biopic meglio realizzati dalla nostra cinematografia. Il film, firmato dal regista Renato De Maria, racconta la storia del cantautore, dagli anni 50 - quando da bambino viveva nel paesino di Ionia (oggi Riposto, frazione di Giarre, in provincia di Catania) - agli anni 90. Una vicenda che potremmo facilmente definire un'odissea, dal momento che il film si interrompe proprio quando il protagonista sceglie, dopo aver vissuto molto tempo a Milano, di ritornare nella sua Sicilia.
A interpretare Battiato è Dario Aita, attore palermitano che, grazie a un intenso lavoro di immedesimazione, è riuscito letteralmente a incarnare il grande cantautore con una naturalezza che lascia di stucco: la voce, i movimenti, le pause riescono a restituire il personaggio senza mai scadere nella pura imitazione o nella macchietta.
Dalla Sicilia a Milano
"Cicciu" coltiva da subito un rapporto strettissimo con la madre, nel film interpretata da una eccellente Simona Malato. Il padre, dal canto suo, è quasi sempre in viaggio per lavoro. Il giovane Battiato decide ben presto di spostarsi a Milano, una città che, già alla fine degli anni 60, si presenta come multiculturale, europea e pronta ad accogliere ogni forma di creatività. Cicciu diventa Franco: indossa vistosi jeans sui quali è disegnata la bandiera americana, gli occhiali da sole ed è un vero capellone. Fa musica di avanguardia che entusiasma piccoli produttori, disposti a concedergli uno studio di registrazione, ma non a pagarlo. "Mettere insieme il pranzo con la cena in questo periodo non è facile" racconta il personaggio di Battiato a un'amica durante una festa. Sono gli anni 70, quelli in cui pubblica "Fetus", uno dei suoi primi album in cui a dominare è il suono dei sintetizzatori portato all'esasperazione. "Magari non venderà una copia, ma se ne parlerà", gli promette quello che dal film si evince essere il suo primo manager.
Fino a qualche anno prima, Battiato si era cimentato nella composizione di brani di musica leggera, canzoni d'amore di cui non andava fiero. "Ora faccio musica elettronica", spiega convinto. "Ma non si guadagnava di più nelle balere?", gli risponde qualcuno.
Un fantasma
Ma chi è Franco Battiato? La domanda torna a più riprese nel film. La risposta più a effetto è quella che il cantautore matura verso la metà degli anni 70, quando viene raggiunto a Milano dalla madre. Io sono "un fantasma postapocalittico venuto dal futuro", spiega alla donna che non si capacita di come il figlio vada vestito in giro. In questo periodo cresce in Battiato il fascino per le discipline orientali, la filosofia e tutte quelle tecniche di controllo del corpo che passano attraverso la meditazione.
Le scelte registiche, normalmente al servizio della narrazione, si fanno meno convenzionali, proprio come la musica che compone il protagonista. L'immagine si distorce al pari del sonoro, le luci diventano psichedeliche e policromatiche, le ottiche rendono sfocate le forme. Queste soluzioni visive le ritroviamo a più riprese nel film, in concomitanza con le performance del protagonista, con le attività di meditazione e, in generale, di fronte ad alcuni stati di alterazione che il personaggio affronta.
